L’azione delle droghe come modello di autorità: Henry Michaux

By | 4 maggio 2016
Movimenti, disegno di Henri Michaux, 1957, Museo d'Arte di Lodz, Polonia.

Movimenti, disegno di Henri Michaux, 1957, Museo d’Arte di Lodz, Polonia.

Sul finire degli anni Cinquanta Henry Michaux, scrittore, poeta e pittore belga naturalizzato francese, sviluppò un’analisi dell’azione delle droghe sull’essere umano a partire dalla sua esperienza con le droghe allucinogene. Secondo Michaux, il rapporto che il drogato instaura con le sostanze psicotrope di cui fa abuso riproduce uno stato paradigmatico dell’esistenza umana: la subordinazione ad una autorità che intende controllare e manipolare la coscienza e il comportamento. Lo psicotropismo il fenomeno più caratterizzante della vita umana: dall’autorità paterna a quella degli educatori scolastici e dello stato, l’individuo, sostiene Micahux, vive costantemente sotto il giogo di vincoli e restrizioni all’indipendenza della soggettività, permanentemente impossibilitato ad esprimere la sua libertà individuale. La violenza della droga, pertanto, si compirebbe sul modello di quella delle altre autorità, e in maniera ancora più fredda e cieca. Ma proprio questa violenza è rivelatrice, facendo scoprire a chi la sperimenta la tragica ineluttabilità dello spossessamento dell’io. E, ancora più pessimisticamente, la droga e la dipendenza alle sostanze psicotrope dimostrerebbero che l’unica quiete esistenziale raggiungibile si dà nella sconfitta, nella totale abdicazione della coscienza in favore di un’autorità, sia essa chimica o sociale.

Al di là di questa fosca filosofia dell’esistenza, le riflessioni di Michaux sono interessanti in quanto pongono al centro il processo di smembramento della coscienza prodotto dagli allucinogeni e criticano duramente l’idea, allora piuttosto diffusa, che tali sostanze potessero essere utili nelle indagini sui meccanismi più profondi della psiche e nel processo creativo.

Usando gli allucinogeni, infatti, Michaux aveva osservato la straordinaria moltiplicazione delle immagini e dei pensieri alla coscienza, ma aveva anche lucidamente notato la loro irrimediabile frammentarietà, unicità, nettezza. Tali qualità, secondo Michaux, rendevano assolutamente inutilizzabili i dati dell’esperienza allucinata da parte della coscienza, in quanto essa è in grado di lavorare soltanto sui legami, sulle tracce più o meno durature, sulle associazioni tra i vari contenuti dell’esperienza. L’assoluta parcellizzazione drogata dei fenomeni psichici corrispondeva alla completa paralisi della coscienza, rappresentava, secondo Michaux, un’esperienza della follia.

Michaux quindi tornò a confrontarsi con uno dei sogni più ambiziosi della psichiatria, quello di indagare la follia dall’interno, imitandone, attraverso le droghe, la patologica fenomenologia.

 

Stefano Canali

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