
Gli sviluppi delle ricerche sul comportamento alimentare e i suoi correlati neurobiologici suggeriscono di guardare al consumo eccessivo di cibo e all’obesità come a forme di dipendenza. Ma quali sono le ragioni di questa nuova potenziale forma di comprensione di queste condizioni di interesse medico?
Il sovrappeso e soprattutto l’obesità sono condizioni complesse che costituiscono fattori di rischio per una miriade di problemi di salute come malattie cardiovascolari (ad esempio ipertensione, infarto), diabete mellito, osteoartrite, alcuni tipi di cancro. Al di là delle malattie somatiche, sovrappeso e obesità sono legate a doppio filo, vale a dire sono causa e conseguenza, a numerosi disturbi del comportamento, come depressione, ansia, abuso di farmaci, consumo di droghe.
L’eziologia, cioè le cause, dell’obesità sono multifattoriali e i possibili fattori includono processi metabolici, certi genotipi (alcuni tratti genetici ereditari), la maggiore disponibilità di alimenti appetibili ad alta energia tipica dell’attuale ambiente alimentare e gli stili di vita sedentari. Tuttavia, c’è un consenso generale sul fatto che una causa chiave dell’epidemia di obesità è l’iperfagia, che si potrebbe definire come l’eccesso cronico di cibo, mangiare costantemente oltre il proprio fabbisogno energetico. I tentativi di affrontare questo complesso problema a livello di scienza di base, pratica clinica e politica sociale hanno avuto un successo limitato. Ma quali sono le cause di questo comportamento? E perché negli ultimi decenni un numero crescente di persone consumano più cibo del necessario? Come mai, inoltre, è così difficile per le persone già sovrappeso aderire alle prescrizioni dietetiche nonostante gli effetti avversi noti dell’obesità?
Cause e meccanismi del consumo eccessivo di cibo
Un’importante area di ricerca che ha guadagnato l’attenzione nell’ultimo decennio è l’indagine del rapporto tra iperfagia, obesità e dipendenza. Le indagini sui processi comportamentali in gioco e le ricerche condotte con le più recenti tecniche di misurazione dell’attività del cervello sembrano suggerire l’esistenza di ampie sovrapposizioni di schemi e meccanismi tra eccesso di cibo e dipendenze[i]. Secondo questa ipotesi, certi cibi potrebbero essere assimilati alle sostanze psicoattive che danno dipendenza, perché come queste ultime sono in grado di stimolare e condizionare patologicamente il funzionamento dei sistemi cerebrali che mediano il desiderio e i processi motivazionali[ii]. Questa analogia si estende anche alla similitudine dei fattori ambientali e culturali che influenzano il consumo di certi cibi e delle sostanze psicoattive. Ad esempio il consumo di droghe e altri agenti psicoattivi legali come alcol e tabacco dipende dalla disponibilità delle sostanze, dal loro prezzo, dal grado di accettazione sociale, dal prevalere di certi stili di vita in cui viene esaltato il consumo del piacere e la ricerca del rischio e così via. Analogamente, l’attuale epidemia di sovrappeso e obesità sembra largamente determinata da fattori ambientali e normativi, tra cui: la maggiore disponibilità di alimenti ad alta densità energetica, esposizione alla pubblicità alimentare, la diminuzione del costo degli alimenti ad alto contenuto di grassi e ad alto tenore di carboidrati, uno stile di vita che incoraggia il consumo di snack altamente palatibili (merendine, patatine, bevande zuccherate), il cibo da consumare rapidamente e spesso.
Dipendenze e obesità: stessi meccanismi cerebrali?
Per valutare l’ipotesi che l’iperfagia, da cui l’obesità, sia un comportamento che crea dipendenza, è utile confrontare i meccanismi neurobiologici che rispondono sia all’assunzione di cibo appetibile che alle droghe, all’alcol e al tabacco. L’apparato funzionale che risponde primariamente sia al cibo che alle droghe d’abuso è il sistema cerebrale della ricompensa, e le vie della dopamina in profondità nel cervello, tra nucleo accumbens e striato ventrale, i centri del cervello che sembrano responsabili rispettivamente dell’esperienza del piacere, del desiderio e dei comportamenti strumentali fortemente appresi e automatizzati (si veda qui per approfondimenti). È noto che questi centri rilasciano dopamina in risposta a tutte le sostanze psicoattive con potenziale di abuso. Anche l’assunzione di cibo attiva il rilascio di dopamina e il sistema della ricompensa. Mangiare e gratificante ed in natura è un comportamento rinforzato in quanto soddisfa un bisogno biologico fondamentale. Rispetto all’effetto che danno le sostanze psicoattive, l’impatto sul sistema della dopamina è però da 3 a 5 volte inferiore[iii]. Da notare tuttavia che i più elevati picchi di rilascio di dopamina legati al consumo alimentare si toccano con gli zuccheri e i grassi, gli ingredienti dei cibi maggiormente associati a eccessi alimentari, iperfagia, obesità. L’astinenza dalle sostanze d’abuso come eroina, alcol, cocaina, amfetamina, porta a specifici sintomi di astinenza che sono associati con uno stato avverso e abbassamento delle funzioni del sistema della dopamina. Ha lo stesso effetto la privazione cronica di cibo, in particolare di un cibo abituale perché preferito[iv]. Gli effetti sul sistema della dopamina del consumo di cibo coinvolgono anche altre vie neurochimiche del cervello tra cui il sistema di oppioidi (tra cui le endorfine)[v], i recettori dei cannabinoidi[vi], i recettori nicotinici nei neuroni che usano il neurotrasmettitore aceticolina, strutture e agenti endogeni del cervello che rispondono anche alle droghe e alle sostane psicoattive legali con potenziale d’abuso: alcol e farmaci.
Dipendenze e obesità: stessi sintomi?
Le analogie nei meccanismi cerebrali coinvolti nell’iperfagia, nell’obesità e nelle dipendenze da sostanze sembrano esprimersi anche a livello dei sintomi con cui vengono diagnosticate le dipendenze da sostanze.
Tra questi troviamo centrali: 1) la tolleranza, vale a dire la necessità di aumentare col tempo le dosi della sostanza per ottenere gli stessi effetti; 2) la sindrome d’astinenza, cioè l’insieme di sintomi penosi -generalmente opposti a quelli che danno le sostanze da cui si dipende – che si manifestano quando un soggetto con dipendenza non assume una sostanza; 3) la persistenza del consumo a dispetto della conoscenza delle sue conseguenze negative; 4) i tentativi infruttuosi di smettere.
Le persone con obesità sembrano presentare tutti questi sintomi rispetto al cibo preferito. E la ricerca con strumenti sperimentali negli animali e nell’uomo sembra indicare che i meccanismi cerebrali da cui dipendono i sintomi della dipendenza sono gli stessi coinvolti nei comportamenti delle persone obese. Ad esempio la tolleranza che si sviluppa con l’avanzare del consumo di una sostanza sembra legata a processi di neuroadattamento anche legati alla riduzione dei recettori per la dopamina e all’aumento dei recettori che inibiscono l’attività della dopamina. Questo fenomeno si osserva anche nei soggetti con obesità[vii].
Lo stretto coinvolgimento del consumo di cibi ad alto tenore di zuccheri e grassi con l’attivazione del sistema delle ricompensa e i potenziali rischi di compromissione e sequestro dei processi del piacere e della motivazione dei comportamenti alimentari indica il potenziale d’abuso di queste pietanza e suggerisce di considerarle anche alla stregua di sostanze in grado di dare dipendenza (ne abbiamo già parlato qui in modo più approfondito). Tutto ciò, inoltre, pone una serie di importanti questioni per la ricerca ma anche per le regolazioni politiche, per i processi educativi e per la prevenzione.
L’elevata disponibilità di questi alimenti, l’aumento delle porzioni medie, la loro convenienza economica rispetto ai cibi più sani, la loro grandissima varietà di presentazione, sapore, la straordinaria pervasività della loro promozione pubblicitaria soprattutto tra i bambini sono fattori che tendono a moltiplicare il loro consumo e a favorire l’epidemia di sovrappeso e obesità cui stiamo assistendo. A causa della sua associazione con una pletora di altre malattie somatiche e psichiatriche, questa epidemia di obesità ha e ancora di più avrà dei costi sanitari, psicologici, economici potenzialmente insostenibili, enormemente più grandi di quelli associati al consumo di sostanze psicoattive.
La necessità di azioni politiche, economiche e culturali per contrastare l’obesità
Forse si potrebbe prendere ad esempio quanto già successo col tabacco quando finalmente tutti hanno riconosciuto il suo legame con la dipendenza e le malattie correlate al fumo. Considerare l’obesità anche come una forma di dipendenza promossa da un certo tipo di cibo, dalle sue peculiarità economiche, sociali, dalla sua disponibilità, potrebbe finalmente promuovere azioni politiche significative (ad esempio, nuovi strumenti normativi, strategie economiche e approcci educativi). Queste azioni potrebbero essere fondamentali per affrontare l’epidemia di obesità, incoraggiando la mutua collaborazione tra industria alimentare, decisori politici, cittadini, comunità scientifica e medica per stabilire nuovi e più efficaci approcci preventivi e terapeutici.
Stefano Canali
Riferimenti bibliografici
[i] Barry D, Clarke M, Petry NM. Obesity and Its Relationship to Addictions: Is Overeating a Form of Addictive Behavior? American Journal on Addictions. 2009;18:439–51.
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