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Vivere a lungo e meglio: il potere delle relazioni, delle emozioni e dell’ambiente sulla longevità

La longevità non è solo questione di geni. Nuove ricerche rivelano che l’ambiente, le relazioni e la regolazione emotiva giocano un ruolo chiave nella durata e nella qualità della vita. Scopri come i fattori psicosociali influenzano l’invecchiamento più della genetica e cosa puoi fare per vivere più a lungo e meglio.
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mrs._paul_smith_palmer_and_her_twinsUn inizio tra destino e scelta

Immaginiamo due gemelli monozigoti, due individui nati lo stesso giorno, con lo stesso patrimonio genetico, cresciuti nella stessa casa. A un certo punto le loro strade si separano e hanno corsi e sviluppi diversi. Li ritroviamo a settant’anni, le loro vite raccontano storie molto diverse: uno gode ancora di buona salute, mentre l’altro convive con diverse malattie croniche ed è afflitto da ricorrenti disturbi psicologici. Cosa ha determinato questa divergenza? La genetica da sola non può spiegare tutto. Una nuova ricerca appena pubblicata su Nature Medicine ha cercato di quantificare l’impatto dell’ambiente (l’esposoma) e della genetica sull’invecchiamento e sulla mortalità umana, rivelando come sia l’ambiente il principale artefice delle traiettorie di salute e malattia (Argentieri et al., 2024).

Il peso dell’ambiente sull’invecchiamento

L’invecchiamento è un processo biologico complesso, caratterizzato dall’accumulo di cambiamenti subclinici e biologici che iniziano dalla mezza età in poi (Belsky et al., 2015; López-Otín et al., 2023). Se il genoma umano è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi 200 anni, la speranza di vita è quasi raddoppiata (Oeppen & Vaupel, 2002). Questo suggerisce che fattori non genetici, come l’ambiente e lo stile di vita, giocano un ruolo cruciale.

Un’analisi condotta su oltre 492.000 partecipanti della UK Biobank ha rivelato dati significativi. Questa banca dati biomedica, la più grande e usata al mondo, raccoglie informazioni genetiche, sanitarie e ambientali su circa 500.000 persone nel Regno Unito. Lo studio ha evidenziato che le esposizioni ambientali spiegano il 17% della variazione della mortalità. Al contrario, il rischio poligenico per 22 malattie principali incide per meno del 2% (Argentieri et al., 2024).

Tuttavia, alcune patologie presentano una maggiore influenza genetica. Ad esempio, la demenza e il cancro al seno mostrano un impatto genetico compreso tra il 10% e il 26%. Al contrario, malattie polmonari, cardiache ed epatiche risultano fortemente modellate dall’esposoma, con una variabilità tra il 5,5% e il 49,4%. L’esposoma è l’insieme totale di esposizioni ambientali che un individuo sperimenta nel corso della vita e che possono influenzare la salute e la longevità.

Un’analisi approfondita dei dati ha mostrato che tra i fattori ambientali con il maggiore impatto sulla longevità rientrano lo stato socioeconomico (spiegando fino al 20% della variazione della mortalità), il fumo (responsabile del 15-30% delle differenze nella durata della vita) e le relazioni sociali (che possono ridurre il rischio di morte prematura fino al 45%) (Holt-Lunstad et al., 2010). Il confronto con la genetica dimostra che, pur essendo un fattore chiave per alcune malattie specifiche, il peso ereditario sulla durata della vita risulta generalmente inferiore rispetto ai fattori ambientali e psicologici.

Il ruolo dei fattori psicologici e della regolazione emotiva

Oltre ai fattori biologici e socioeconomici, la salute mentale e la regolazione emotiva sono elementi centrali nel processo di invecchiamento. Studi hanno dimostrato che emozioni negative croniche, come ansia e depressione, accelerano l’invecchiamento cellulare attraverso l’infiammazione cronica e l’attivazione dello stress ossidativo (Franceschi et al., 2018). Al contrario, la regolazione emotiva efficace, che include strategie come la ristrutturazione cognitiva e la mindfulness, è associata a una maggiore longevità e benessere psicofisico.

L’autocontrollo è un altro fattore psicologico determinante. Individui con una maggiore capacità di autodisciplina tendono ad adottare comportamenti salutari più costanti, come una dieta equilibrata, esercizio fisico regolare e gestione dello stress (Kaplanis et al., 2018). Questa capacità, spesso appresa durante l’infanzia, si traduce in una riduzione del rischio di malattie croniche e mortalità prematura.

Relazioni personali e affettive: un fattore cruciale

Le relazioni sociali e affettive giocano un ruolo chiave nel plasmare la salute a lungo termine. La ricerca dimostra che avere relazioni di supporto, come una famiglia unita o un forte legame di amicizia, riduce il rischio di malattie cardiovascolari, depressione e declino cognitivo (Holt-Lunstad et al., 2010). Vivere con un partner, ad esempio, è stato identificato come un fattore protettivo per la longevità.

L’isolamento sociale, invece, è stato associato a un rischio aumentato di mortalità pari a quello del fumo e dell’obesità (Vermeulen et al., 2020). I meccanismi sottostanti includono un aumento dello stress cronico, una peggiore regolazione del sistema immunitario e una maggiore incidenza di abitudini dannose, come il consumo eccessivo di alcol e il fumo.

Conclusione

Questi risultati suggeriscono che il nostro destino di salute non è scolpito nel nostro DNA, ma è il frutto di scelte consapevoli, relazioni significative e un ambiente favorevole, processi che, a retroazione, modulano la stessa attività del codice genetico e dunque di tutti i conseguenti processi fisiologici che esse dirige e innesca. Le evidenze dimostrano come fattori psicosociali, quali il supporto sociale, la regolazione emotiva e la qualità delle relazioni interpersonali, ciò che si potrebbe indicare in modo approssimato col termine soddisfazione o felicità, abbiano un impatto maggiore della genetica sulla longevità e sulla qualità della vita. Peraltro, come scriveva Albert Schweitzer: “La felicità è l’unica cosa che si moltiplica quando la si divide”. Dunque l’apprendimento di pratiche per la regolazione emotiva, la gestione dello stress, di strategie per la costruzione di legami autentici e il mantenimento di un benessere psicologico non solo favoriscono una vita più lunga e ricca di significato per i singoli individui ma rendono possibile il benessere e la felicità degli altri, che sono le condizioni necessarie perché la vita con gli altri possa essere serena e felice.

Bibliografia

  • Argentieri, M. A., et al. (2025). Integrating the environmental and genetic architectures of aging and mortality. Nature Medicine. https://doi.org/10.1038/s41591-024-03483-9
  • Belsky, D. W., et al. (2015). Quantification of biological aging in young adults. Proceedings of the National Academy of Sciences, 112, E4104-E4110.
  • Franceschi, C., et al. (2018). Inflamm-aging: a new immune-metabolic viewpoint for age-related diseases. Nature Reviews Endocrinology, 14, 576-590.
  • Holt-Lunstad, J., et al. (2010). Social relationships and mortality risk: a meta-analytic review. PLoS Medicine, 7(7), e1000316.
  • Kaplanis, J., et al. (2018). Quantitative analysis of population-scale family trees with millions of relatives. Science, 360, 171-175.
  • López-Otín, C., et al. (2023). Hallmarks of aging: an expanding universe. Cell, 186, 243-278.
  • Oeppen, J., & Vaupel, J. W. (2002). Broken limits to life expectancy. Science, 296, 1029-1031.
  • Vermeulen, R., et al. (2020). The exposome and health: where chemistry meets biology. Science, 367, 392-396.

 

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