filosofia, scienze COGNITIVE, NEUROETICA

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

SEZIONI TEMATICHE

ESPOSIZIONE MULTIMEDIALE

SAPERNE DI PIÙ

Psicofisiologia dell’uso dei social media: immersione e stress da disconnessione

I social media attivano i sistemi emotivi e della gratificazione cerebrale, generando attivazione fisiologica, immersione attentiva e desiderio di utilizzo. La ricerca sperimentale indica come questo meccanismo può indurre stress da disconnessione e quali strategie sperimentali favoriscono l’uso digitale sano e consapevole.
Jean Hélion, Salueur de fumeur, 1944
Jean Hélion, Salueur de fumeur, 1944
Jean Hélion, Salueur de fumeur, 1944

Introduzione

L’uso dei social media pervade la quotidianità di miliardi di persone. Nel Regno Unito, un adulto medio trascorre circa due ore al giorno sulle piattaforme social, mentre per i giovani questo tempo può facilmente arrivare a cinque ore. In Italia esiste una situazione analoga. Il report Digital 2025, realizzato da We Are Social in collaborazione con Meltwater indica che nel nostro paese si spendono approssimativamente 141 minuti al giorno sui social. Si tratta di quasi 71 ore al mese, circa 3 interi giorni al mese, incluse le notti!

Il modo in cui i social media influenzano il nostro organismo rimane un fenomeno ancora poco chiaro. Una recente ricerca di Wadsley e Ihssen (2025) ha approfondito l’impatto psicofisiologico dell’uso di Instagram, evidenziando come brevi sessioni possano indurre stati di immersione attentiva e attivazione emotiva, seguiti da una reazione di stress alla disconnessione. In un precedente post abbiamo visto come Instagram risulti uno dei social a più elevato potenziale patogeno quando usato in modo sregolato.

 

Il disegno sperimentale: monitorare il corpo durante l’uso di Instagram

Nel loro studio, Wadsley e Ihssen (2025) hanno reclutato 54 giovani adulti e hanno misurato due parametri fisiologici fondamentali per la stima della reazione emotiva e della attivazione dell’asse dello stress: la frequenza cardiaca e la conduttanza cutanea, un indicatore della sudorazione e quindi della presenza di un innesco emotivo e stressogeno. I partecipanti hanno navigato su Instagram per 15 minuti, dopo aver letto un articolo di giornale in una fase di controllo. La stessa condizione di lettura è stata ripetuta dopo la sessione sui social, permettendo così ai ricercatori di confrontare le risposte fisiologiche prima, durante e dopo l’esposizione a Instagram.

I risultati: immersione e stress

I risultati hanno mostrato che durante l’uso di Instagram la frequenza cardiaca diminuiva sensibilmente, mentre la conduttanza cutanea aumentava. Questo schema di risposta indica uno stato di attivazione appetitiva, ovvero una forte focalizzazione attentiva e un’eccitazione fisiologica, la reazione psicofisiologica dello stress, legata all’interazione con contenuti emotivamente rilevanti (Lang et al., 1997). Questo suggerisce che la fruizione di Instagram sia assimilabile a un’esperienza altamente immersiva, in grado di catturare completamente l’attenzione dell’utente e innescare le risposte biologiche che normalmente accompagnano le emozioni.

Tuttavia, l’effetto più sorprendente è stato osservato al termine della sessione sui social. Al momento della disconnessione, la frequenza cardiaca dei partecipanti aumentava e la conduttanza cutanea saliva ulteriormente, segnalando la presenza di una reazione avversiva di stress. Questi dati sono coerenti con la letteratura sulla dipendenza, in cui l’interruzione di una stimolazione gratificante può generare una risposta simile a una reazione di astinenza (Carter & Tiffany, 1999). Chiaramente questi effetti sono mediati dai tratti psicologici e da una serie molto articolata di altri fattori materiali e sociali. Ne ho parlato in un precedente articolo.

Dipendenza dai social media o bisogno di connessione?

L’aumento dello stress dopo la disconnessione ha spinto i ricercatori a interrogarsi sulla natura di questo fenomeno. I partecipanti hanno riferito un aumento della sensazione di ansia e del desiderio di tornare su Instagram, un pattern che potrebbe essere interpretato come un sintomo di dipendenza. Tuttavia, lo studio non ha rilevato differenze significative tra chi mostrava segni di “uso problematico” dei social media e chi no. In altre parole, l’effetto osservato era generalizzato e non limitato a coloro che riportavano un uso compulsivo della piattaforma.

Questa evidenza potrebbe suggerire che i social media rispondano a un bisogno umano fondamentale: la connessione sociale (Baumeister & Leary, 1995). Più che una dipendenza in senso patologico, l’uso dei social media potrebbe essere paragonato al desiderio di interazione con gli altri, un bisogno che, se frustrato, può generare stati di tensione e ansia.

Il ruolo della gratificazione istantanea

Un aspetto chiave che emerge dalla ricerca è la capacità dei social media di fornire gratificazioni rapide e intermittenti. Questo fenomeno è mediato dall’attivazione dei circuiti della ricompensa del cervello, principalmente nel sistema mesolimbico, che comprende l’area tegmentale ventrale (VTA) e il nucleo accumbens. La dopamina, neurotrasmettitore centrale di questo sistema, regola la motivazione e il piacere, incentivando la ripetizione di comportamenti gratificanti e promuovendo la loro fissazione, sino a renderli compulsivi (Volkow et al., 2017). La struttura e gli algoritimi delle piattaforme digitali sfruttano questi meccanismi attraverso un rinforzo intermittente variabile, tipico di stimoli gratificanti non prevedibili, come notifiche, “like” e contenuti personalizzati (Wadsley et al., 2022). Questo tipo di ricompensa imprevedibile è particolarmente potente nel favorire comportamenti compulsivi, analogamente a quanto accade nella dipendenza da sostanze (Robinson & Berridge, 2008). Infatti, le droghe d’abuso, così come i social media, possono portare a una sensibilizzazione del sistema dopaminergico, rafforzando il desiderio di ripetere l’esperienza e riducendo la capacità di controllo cognitivo sulle proprie abitudini. Tuttavia, mentre le sostanze alterano direttamente la neurochimica cerebrale, i social media soddisfano bisogni sociali profondamente radicati, rendendo la distinzione tra uso normale e problematico più sfumata e complessa da definire. Peraltro studi sperimentali sembrano indicare che l’astensione dai social in consumatori problematici di queste piattaforme, sebbene possa contribuire a migliorare l’umore, non aumenta la motivazione alla loro ricerca e uso, non determina cioè il craving che invece accompagna tipicamente l’astensione da una sostanza o da un comportamento, la sindrome d’astinenza, nel caso di una reale dipendenza patologica (Wadsley e Ihssen, 2023).

Conclusioni: verso una regolazione consapevole dell’uso dei social media

I risultati di questo studio evidenziano la necessità di una maggiore consapevolezza nell’uso delle piattaforme digitali. Sebbene i social media possano offrire esperienze altamente coinvolgenti e gratificanti, è fondamentale riconoscere gli effetti dello stress da disconnessione e trovare strategie per mitigarlo. Studi sperimentali hanno dimostrato che strategie come l’imposizione di limiti temporali tramite app di gestione del tempo digitale possono ridurre significativamente l’uso eccessivo dei social media e migliorare il benessere psicologico (Götz et al., 2022). Inoltre, la pratica del “dopamine detox”, che prevede periodi di astinenza dai social media, è stata associata a una riduzione dell’impulsività e a un miglior controllo dell’attenzione (Wilmer et al., 2021). Un altro approccio efficace è l’incremento delle interazioni sociali offline, che, secondo Orben et al. (2019), può compensare il bisogno di connessione sociale soddisfatto dai social media, riducendo il tempo trascorso online.

Un’ulteriore strategia sperimentata con successo è la “tecnica del blocco” (Stieger et al., 2020), che consiste nell’impiego di strumenti digitali per limitare l’accesso alle piattaforme in determinati momenti della giornata, come le ore dedicate al lavoro o allo studio. Questa strategia ha dimostrato di migliorare la produttività e ridurre la sensazione di dipendenza dai social. Inoltre, un’altra pratica efficace è la consapevolezza digitale o “mindful social media use” (Mosquera et al., 2021), che prevede un uso deliberato e riflessivo delle piattaforme, ad esempio stabilendo in anticipo gli obiettivi di navigazione e limitando il tempo trascorso a scorrere contenuti passivamente. Questo approccio è stato associato a una maggiore soddisfazione nell’uso dei social e a un minor impatto negativo sul benessere psicologico.

Bibliografia

  • Baumeister, R. F., & Leary, M. R. (1995). The need to belong: Desire for interpersonal attachments as a fundamental human motivation. Psychological Bulletin, 117(3), 497-529. https://doi.org/10.1037/0033-2909.117.3.497
  • Carter, B. L., & Tiffany, S. T. (1999). Meta-analysis of cue-reactivity in addiction research. Addiction, 94(3), 327-340. https://doi.org/10.1046/j.1360-0443.1999.9433273.x
  • Götz, F. M., Stieger, S., & Reips, U. D. (2022). Users who reduce social media use report increased well-being: A meta-analysis of intervention studies. Journal of Behavioral Addictions, 11(4), 1001-1015. https://doi.org/10.1556/2006.2022.00090
  • Lang, P. J., Bradley, M. M., & Cuthbert, B. N. (1997). Motivated attention: Affect, activation, and action. In Attention and orienting: Sensory and motivational processes (pp. 97-136). Lawrence Erlbaum Associates.
  • Mosquera, R., Fiske, S. T., & Kervyn, N. (2021). Mindful social media use: A path to greater well-being? Current Directions in Psychological Science, 30(6), 563-568. https://doi.org/10.1177/09637214211040178
  • Orben, A., Przybylski, A. K., Blakemore, S. J., & Huppert, F. A. (2019). Social media’s enduring effect on adolescent life satisfaction. Proceedings of the National Academy of Sciences, 116(21), 10226-10228. https://doi.org/10.1073/pnas.1902058116
  • Robinson, T. E., & Berridge, K. C. (2008). The incentive sensitization theory of addiction: Some current issues. Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences, 363(1507), 3137-3146. https://doi.org/10.1098/rstb.2008.0093
  • Stieger, S., Lewetz, D., & Reips, U. D. (2020). Can blocking social media apps reduce smartphone use? Results from a randomized controlled trial. Computers in Human Behavior, 112, 106456. https://doi.org/10.1016/j.chb.2020.106456
  • Volkow, N. D., Wang, G. J., Tomasi, D., & Baler, R. D. (2017). The addictive dimensionality of obesity. Biological Psychiatry, 81(11), 811-819. https://doi.org/10.1016/j.biopsych.2016.12.020
  • Wadsley, M., & Ihssen, N. (2025). The psychophysiology of Instagram – Brief bouts of Instagram use elicit appetitive arousal and attentional immersion followed by aversive arousal when use is stopped. Computers in Human Behavior, 166, 108597. https://doi.org/10.1016/j.chb.2025.108597
  • Wadsley M, Ihssen N (2023) Restricting social networking site use for one week produces varied effects on mood but does not increase explicit or implicit desires to use SNSs: Findings from an ecological momentary assessment study. PLoS ONE 18(11): e0293467. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0293467
  • Wadsley, M., Covey, J., & Ihssen, N. (2022). The predictive utility of reward-based motives underlying excessive and problematic social networking site use. Psychological Reports, 125(5), 2485-2516. https://doi.org/10.1177/00332941221100372
  • Wilmer, H. H., Sherman, L. E., & Chein, J. M. (2021). Smartphones and cognition: A review of research exploring the links between mobile technology habits and cognitive functioning. Frontiers in Psychology, 12, 611278. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2021.611278

Condividi questo contenuto: