
Le emozioni dipendono da un insieme di processi che in buona parte hanno luogo a livelli psicologici e somatici relativamente accessibili alla sfera cosciente, al dominio della cognizione esplicita, consapevole e linguistica. Per questo è naturalmente arduo, per tutti, saper distinguere, riconoscere e parlare delle emozioni. Si stima tuttavia che circa un 10% delle persone presenti un deficit dell’identificazione delle emozioni e della capacità di comprenderle e rappresentarle a se stessi con pensieri o immagini e di comunicarle agli altri con le parole. Questa condizione è stata denominata alessitimia nel 1973 da Peter Sifneos[i], coniata dalla combinazione dei termini greci alpha = mancanza, privazione; lexis = parola, frase, discorso; thymos = emozione, impulso interno, vale a dire mancanza delle parole per le emozioni. Abbiamo già trattato dell’alessitimia su Psicoattivo, si veda ad esempio questo articolo sulla sua correlazione con le dipendenza da Internet, oppure questo su alessitimia e trauma.
Cos’è l’alessitimia?
Come compendiato dalla scala clinica standardizzata più usata per misurare l’alessitimia (Toronto Alexithymia Scale – TAS-20), le persone con alessitimia hanno:
1) difficoltà a identificare emozioni e sentimenti, a differenziarli dalle sensazioni corporee e a riconoscere in modo proprio l’associazione tra emozioni e le relative specifiche reazioni somatiche (possono ad esempio affermare: ”ho emozioni e sentimenti che non riesco a riconoscere e capire identificare del tutto”;
2) difficoltà a comunicare o descrivere le emozioni agli altri (possono ad esempio dire: “È difficile per me trovare le parole giuste per le mie emozioni e i miei sentimenti”);
3) uno stile di pensiero orientato verso l’esterno, soprattutto operativo (ad es. “Preferisco parlare con le persone delle loro attività quotidiane piuttosto che dei loro sentimenti).
L’alessitimia come sintomo di altri disturbi del comportamento
L’alessitimia è presente in numerosi disturbi del comportamento, come l’ansia, la depressione, le dipendenze. D’altra parte l’alessitimia vede compromessi alcuni dei processi più potenti per la regolazione delle emozioni, la comprensione del vissuto emotivo e la sua elaborazione simbolica e linguistica: gli strumenti del controllo cognitivo delle emozioni.
Le parole e il controllo delle emozioni
Le parole separano ed etichettano il flusso altrimenti informe, magmatico e inafferrabile degli stati emotivi. Allo stesso tempo le parole con cui raccontiamo sentimenti ed emozioni rappresentano una sorta di colla, di mastice cognitivo attraverso cui uniamo le molte dimensioni che definiscono in modo specifico ogni singolo stato emotivo (le sue rappresentazioni sociali, gli stati fisici che lo caratterizzano, le sensazioni che l’accompagnano, il valore affettivo – piacevole, spiacevole – con cui si presentano alla nostra mente, il tipo di tendenza ad agire che sollecitano e così via)[ii]. Senza questo tipo di elaborazione simbolica le emozioni restano fenomeni intrusivi, indecifrabili e per questo non manipolabili, non regolabili. Le emozioni non regolate rendono difficile l’adattamento individuale, le relazioni, interpersonali, la gestione delle fonti di stress e il rapporto con gli stimoli che innescano i processi affettivi, i desideri, gli appetiti. Per questo l’alessitimia può costituire un fattore che favorisce la psicopatologia.
L’alessitimia e l’uso problematico dello smartphone
Un recente ricerca ha studiato sperimentalmente la natura dell’associazione tra alessitimia e uso problematico dello smartphone, in particolare tentando di accertare se e in che modo questa associazione è modulata da depressione, ansia e stress[iii].
Lo studio ha coinvolto un totale di 1105 studenti universitari. Questi sono stati inizialmente sottoposti a tre diverse misurazioni, una per l’alessitimia, una per la depressione, lo stress e l’ansia e una per l’uso problematico dello smartphone, rispettivamente con i test: Toronto Alexithymia Scale, Depression Anxiety Stress Scale e Mobile Phone Addiction Index.
Mettendo in relazione le misure lo studio ha rilevato che il livello di alessitimia era significativamente correlato a depressione, ansia, stress e dipendenza da telefoni cellulari. L’alessitimia dunque potrebbe essere un tratto psicologico predittivo per la dipendenza da smartphone. Lo studio ha inoltre individuato una correlazione tra uso problematico dello smartphone con depressione, ansia e stress. E la misura di queste ultime condizioni sembra modulare l’effetto che l’alessitimia ha sulla propensione ad abusare dello smartphone. Maggiori sono le misure per depressione, ansia e stress più l’alessitimia sembra essere associata a dipendenza da smartphone. Al contrario, maggiore è l’alessitimia e più si riscontra negli individui l’associazione con abuso dello smartphone anche con misure relativamente basse di depressione, ansia e stress.
Saper riconoscere, nominare e raccontare le emozioni come cardine della salute psicologica

Questo studio sembra suggerire che la riduzione dell’alessitimia debba rappresentare un obiettivo prioritario nel trattamento dell’uso problematico dello smartphone, ma anche negli interventi sulla depressione, l’ansia e lo stress. Il miglioramento della capacità di riconoscere le emozioni, nominarle, raccontarle rappresenta uno dei cardini per guadagnare salute psicologica, curare la malattia mentale. Esistono training e strategie specifiche e funzionali per potenziare il lessico affettivo e la capacità di narrare sentimenti ed emozioni. Credo che considerata la centralità di queste competenze nella regolazione delle emozioni si debba pensare a incorporarli nei curricula didattici a scuola, potrebbero rappresentare straordinari presidi preventivi della malattia mentale e dei disturbi del comportamento.
E tra questi esercizi la pratica poetica potrebbe essere uno degli addestramenti più efficaci. L’espressione poetica è una delle forme più potenti per scandagliare, riprodurre e modulare le emozioni. Nella seconda edizione delle Lyrical Ballads pubblicata nel 1800, William Wordsworth introduce una prefazione sui principi della poetica in cui discute il rapporto tra emozioni e parola nella poesia:
“La poesia è lo straripamento spontaneo di sentimenti potenti: prende origine dall’emozione rammentata nella tranquillità. L’emozione è contemplata fino a quando, da una specie di reazione, la tranquillità scompare gradualmente, e un’emozione, affine a ciò che era prima di essere oggetto della contemplazione, viene gradualmente prodotta, e finisce per esistere nella mente in modo effettivo, reale.” (Traduzione mia)
Nell’originale:
“poetry is the spontaneous overflow of powerful feelings: it takes its origin from emotion recollected in tranquillity. The emotion is contemplated till, by a species of reaction, the tranquillity gradually disappears, and an emotion, kindred to that which was before the subject of contemplation, is gradually produced, and does itself actually exist in the mind”
Stefano Canali
Riferimenti bibliografici
[i] Sifneos PE. The prevalence of alexithymic characteristics in psychosomatic patients. Psychother Psychosom 1973; 22: 255-262.
[ii] Si veda ad esempio: Lindquist, K. A., & Gendron, M. (2013). What’s in a word: Language constructs emotion perception. Emotion Review, 5, 66-‐71.
[iii] Gao T, Li J, Zhang H, Gao J, Kong Y, Hu Y, Mei S. The influence of alexithymia on mobile phone addiction: The role of depression, anxiety and stress. J Affect Disord. 2018 Jan 1;225:761-766. doi: 10.1016/j.jad.2017.08.020.
