L’idea della dipendenza come malattia cronica e recidivante caratterizzata dalla perdita del controllo su un comportamento e correlata ad alterazioni cerebrali presenta molti aspetti spinosi e opachi. Lo abbiamo visto in diversi articoli precedenti sul sito Psicoattivo, ad esempio:
La dipendenza come malattia cronica del cervello?
La dipendenza come malattia e l’idea della malattia come disfunzione
Si potrebbe però accogliere la definizione della dipendenza come malattia ma allo stesso tempo rifiutare l’idea che sia una patologia del cervello. La descrizione nosologica delle dipendenze, infatti, comporta che le ipotetiche disfunzioni cerebrali non siano condizioni necessarie e sufficienti alla manifestazione del numero e dell’intensità dei sintomi indispensabili perché una persona venga considerata affetta da dipendenza. Se vediamo i criteri usati per la diagnosi di dipendenza appare evidente come questa condizione sia legata a tutta una serie di condizioni ambientali. Per questo è possibile che eventuali disfunzioni cerebrali comuni ma in individui che vivono in ambienti e condizioni materiali diverse portino a tipi di rapporto con una sostanza completamente differenti. Si potrebbero fare molti esempi, per ragioni di spazio mi limiterò a uno.
Craving e ricadute dipendono da fattori ambientali di stress

Sintomi importanti della dipendenza come il craving e il fallimento del controllo dell’uso, il criterio 2 del DSM-5 (“Desiderio persistente o tentativi infruttuosi di ridurre o controllare l’uso della sostanza”), si manifestano in larga parte per effetto delle variabili ambientali non solo a causa o piuttosto che a causa di alterazioni nei processi cerebrali. È nota, ad esempio, la fortissima relazione tra craving e stress. L’esposizione a fattori di stress sociale, materiale, psicologico facilita allo stesso tempo il desiderio dell’oggetto della dipendenza e la perdita del controllo, le ricadute nell’uso nonostante la volontà di smettere[i]. Questi fattori ovviamente modulano eventuali alterazioni nei sistemi cerebrali che mediano i processi emotivi, motivazionali, decisionali, ma è chiaro che, se lontano dallo stress, un soggetto eventualmente affetto da queste alterazioni potrà essere libero dal craving e quindi anche in controllo del suo rapporto con l’oggetto della dipendenza e potrà rimanere astinente.
Stefano Canali
Riferimenti bibliografici
[i] Sinha, R. The role of stress in addiction relapse. Curr Psychiatry Rep 9, 388–395 (2007); Goeders NE. The impact of stress on addiction. Eur Neuropsychopharmacol. 2003;13(6):435-441. doi:10.1016/j.euroneuro.2003.08.004; Lijffijt M, Hu K, Swann AC. Stress modulates illness-course of substance use disorders: a translational review. Front Psychiatry. 2014;5:83.
