Secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tabacco uccide in modo diretto o indiretto circa la metà dei fumatori. Più di sette milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo a causa del fumo. Di queste, circa 900.000 riguardano non fumatori esposti a fumo passivo in casa o al lavoro.
Il fumo: la piaga più letale della storia dell’umanità
In prospettiva storica, considerando il numero totale di morti correlate da quando è emersa la pratica del fumo, la pandemia del tabacco è la più grave e letale minaccia per la salute pubblica che l’umanità abbia mai conosciuto, incomparabilmente più rovinosa e fatale della peste nera, della pandemia di influenza tra 1918 e 1920.
I fumatori che muoiono prematuramente o si ammalano al punto di non poter più lavorare deprivano le famiglie del reddito, delle possibilità di un futuro più sereno e gravano sulla spesa sanitaria, drenando risorse per la cura delle altre malattie.
Perché si fuma a dispetto delle conseguenze negative?
Ma perché a dispetto di queste conseguenze, ormai note e peraltro riportate anche sui pacchetti di sigarette, i fumatori continuano a comprare e fumare il tabacco?
Il tabacco ha la capacità di sequestrare i sistemi cerebrali che mediano la gratificazione e la costruzione delle abitudini. Allo stesso tempo, la nicotina induce una serie di adattamenti molecolari nei neuroni che rendono poi necessaria la reiterazione della sua assunzione per prevenire i sintomi sgraditi della sindrome d’astinenza, come ad esempio l’irritabilità, il mal di testa. Per approfondire su come si “costruisce” una dipendenza si veda questo post.
Il fumo e le funzioni cognitive

Più recentemente una serie di ricerche sembra suggerire che l’abuso di tabacco in taluni individui dipenda dalla capacità della nicotina di rinforzare in acuto alcune funzioni cognitive. Questo sembra specialmente evidente nei soggetti con deficit cognitivi preesistenti.
Particolarmente sensibili agli effetti della nicotina sembrano l’attenzione, la memoria di lavoro, le capacità motorie e le funzioni della memoria episodica. Studi recenti hanno dimostrato che le subunità α4, β2 e α7 del recettore nicotinico partecipano agli effetti di miglioramento cognitivo della nicotina. Il recettore nicotinico è la microstruttura neuronale su cui si lega la nicotina per mediare i suoi effetti ed è presente nei neuroni che usano il neurotrasmettitore acetilcolina.
Gli studi di visualizzazione in vivo delle funzioni del cervello sull’uomo, come la risonanza magnetica funzionale hanno contribuito a identificare le regioni del cervello in cui la nicotina è attiva e la ricerca sulle dinamiche delle reti su larga scala dopo l’attivazione o la sospensione dalla nicotina. Queste indagini sembrano promettere una migliore comprensione delle complesse azioni della nicotina sulla cognizione umana, comprese le alterazioni che in parte subentrano quando si smette di fumare.
Potenziare le funzioni cognitive per prevenire e trattare il tabagismo
Poiché le scarse prestazioni cognitive possono predire l’iniziazione e l’abuso della nicotina e anche la ricaduta tra i fumatori che stanno tentando di smettere, allora sarebbe auspicabile sviluppare indirizzi di ricerca volti a valutare l’efficacia di tecniche di potenziamento cognitivo come strategie per la prevenzione e il trattamento del fumo problematico e del tabagismo.
Stefano Canali
Riferimenti bibliografici
Valentine G, Sofuoglu M. Cognitive Effects of Nicotine: Recent Progress. Curr Neuropharmacol. 2018;16(4):403-414. doi: 10.2174/1570159X15666171103152136.
