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Compromissioni cognitive con l’uso eccessivo di internet, giochi online e social media

Albert Gleizes, Donna e bambino, 1920

L’uso eccessivo di Internet e degli altri strumenti digitali online, come i videogiochi, l’azzardo online e i social media (si veda questo approfondimento) è in fase di grande espansione e ormai viene riconosciuto come preoccupazione per la salute pubblica globale, soprattutto per la fascia della popolazione giovanile. L’abuso di questi strumenti è associato a numerosi disturbi di tipo somatico, come obesità, e psichiatrico, come la depressione. Molte ricerche sperimentali però indicano che gli individui che vivono troppo online possono riportare un significativo deterioramento cognitivo.

Una recente e una rigorosa meta-analisi condotta da un team internazionale ha indagato le evidenze provenienti dai principali studi controllati sul tema[i]. La meta-analisi è uno strumento secondario di ricerca di tipo clinico-statistico, col quale si mettono assieme i dati delle ricerche su uno stesso problema per tentare di fare una sintesi ed estrarre il risultato prevalente.

La revisione sistematica della letteratura scientifica sul tema è stata condotta su studi controllati in peer-review che hanno confrontato le funzioni cognitive in persone con abuso dei comportamenti online (uso problematici di internet, social media, giochi) con quella di controlli sani.

 

Risultati

La meta-analisi ha compreso 2922 partecipanti in 40 studi. Rispetto ai controlli, cioè alle persone sane, gli individui con comportamenti online problematici presentano: 1) compromissione significativa del controllo inibitorio, sono quindi più impulsivi; 2) compromissione significativa dei processi decisionali; 3) deterioramento della memoria di lavoro, una funzione da cui dipende il mantenimento temporaneo delle informazioni necessarie a portare a termine un compito cognitivo o un comportamento finalizzato: meccanismi fondamentali nel ragionamento, nelle decisioni e nei comportamenti adattativi ed efficaci.

Questi effetti sembrano peraltro indipendenti al tipo di comportamento online, vale a dire non c’è sostanziale differenza tra chi gioca online o tra chi ha un uso eccessivo dei social media. Allo stesso tempo queste compromissioni delle funzioni cognitive sembrano indipendenti dall’età, dal genere – sono simili nei maschi e nelle femmine -, dall’area geografica e dalla presenza eventuale di altri disturbi del comportamento. In sostanza sembra che l’uso problematico degli strumenti online Internet sia un reale fattore determinante, una causa, delle compromissioni cognitive che lo accompagnano.

Ciò suggerisce peraltro che esista una comune vulnerabilità neurobiologica attraverso la quale l’uso eccessivo degli strumenti e dei giochi su Internet, indipendentemente dal profilo neuropsicologico individuale (ne abbiamo parlato qui) e da altri fattori sociali e culturali, induce poi questi danni alle funzioni cognitive. Ed è peraltro un fatto che testimonia come questi strumenti siano sempre più costruiti a partire dalla conoscenza dei meccanismi neurobiologici e psicologici verso cui è possibile mirare e far leva per ottenere forme di crescente ingaggio e attaccamento da cui realizzare profitti. Molti di questi dispositivi sono effettivamente ingegnerizzati per indurre forme di dipendenza. A mio parere è necessario che i decisori politici valutino più attentamente il funzionamento di questi strumenti per regolare il modo in cui il pubblico può interagire con essi senza rischi eccessivi.

Stefano Canali

 

Riferimento bibliografico

[i] Ioannidis K, Hook R, Goudriaan AE, Vlies S, Fineberg NA, Grant JE, Chamberlain SR. Cognitive deficits in problematic internet use: meta-analysis of 40 studies. Br J Psychiatry. 2019 Feb 20:1-8. doi: 10.1192/bjp.2019.3.

 

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