Un individuo che cerca di smettere l’uso di una sostanza si trova in una specie di paradosso funzionale per cui la capacità di controllare i desideri e gli automatismi legati al consumo viene soprattutto consumata da ciò che dovrebbe essere l’oggetto prioritario dell’autocontrollo[i]. L’autocontrollo necessario a raggiungere e mantenere l’astinenza è infatti costantemente usato e quindi dissipato da stimoli, memorie, emozioni che rimandano all’abitudine al consumo e attivano così il desiderio. Conseguentemente, il desiderio tende ad aumentare nel tempo, mentre il parallelo processo di inibizione di questo appetito crescente scarica l’autocontrollo, rendendo progressivamente più debole e meno capace di regolare il comportamento verso l’obiettivo dell’astinenza[ii].

Controllare l’impulso a consumare la sostanza può diventare quindi impossibile dopo una serie di esposizioni agli stimoli che attivano il desiderio appreso. Anche lo stress, il disagio, la fatica, i cambiamenti, provocando una risposta di adattamento, di autoregolazione, erodono le risorse cognitive e l’autocontrollo e facilitano la ricaduta nel comportamento abituale che si intende sopprimere[iii]. Va a questo proposito considerato quanto la vita di un consumatore problematico sia gravata di stress – familiari, lavorativi, sanitari, economici -, e, troppo spesso, anche di inutili stress imposti da sanzioni e controlli di tipo amministrativo o giudiziario.
Per approfondire l’argomento sui meccanismi dell’autocontrollo e come può essere potenziato si veda questo post.
Attenzione e autocontrollo
Un’altra importante ragione rende molto complesso controllare il consumo di una sostanza per chi abbia appreso l’uso abituale: la difficoltà a mantenere il monitoraggio degli stimoli che innescano questo comportamento. La condizione necessaria per controllare il proprio comportamento, qualunque esso sia e in particolare quello fissato dalla ripetizione del consumo di sostanze, è l’attenzione cosciente, la consapevolezza degli stimoli insorgenti, la coscienza del presente, del contesto presente, delle dinamiche desideranti che crescono nella propria mente. Purtroppo questa consapevolezza è assai carente nella vita quotidiana e una larga parte dei nostri comportamenti sono agiti in modo inconsapevole, automatico, guidati dagli stimoli ambientali[iv].
Implementare le intenzioni: una strategia di controllo precaricata
Una strategia di autocontrollo che sembra essere in grado di superare questi limiti imposte dalla scarsità delle risorse cognitive, volontarie e attenzionali è quella dell’implementazione delle intenzioni sviluppata da Peter Gollwitzer[v]. L’implementazione delle intenzioni è un preciso piano d’azione precaricato tipicamente espresso nella forma “Se incontro lo stimolo X allora attuerò la riposta Y”. Ad esempio posso aver notato che una certa azione (stimolo X – preparare una relazione o un altro compito complesso che richiede concentrazione e dà stress) o un certo stato d’animo (stimolo X – spesso ansia) innesca la voglia di fumare. L’implementazione delle intenzioni potrebbe essere così: “quando inizio a scrivere una relazione (stimolo X) mi prendo due minuti per fare un esercizio di respirazione e rilassamento (risposta Y)”; oppure “quando inizio ad avvertire ansia (stimolo X) mi alzo e cerco un collega per scambiare due parole, oppure telefono a un amico caro (risposta Y)”. Una volta formulato, ripetuto più volte e appreso, questo tipo di piano d’azione evita ad un individuo di affidarsi a un deliberato e cosciente sforzo cognitivo di soppressione di un’abitudine evocata da uno stimolo ambientale, che è un processo – come abbiamo visto – assai difficile da attuare. L’implementazione delle intenzioni crea delle associazioni automatiche tra lo stimolo “Se incontro X” e la risposta “Allora faccio Y”, una cosa molto diversa dai semplici piani di intenzioni “farò X”. In questo modo l’implementazione delle intenzioni aggira la necessità di attivare un controllo cognitivo e volontario, che richiede presenza attenzionale (cioè di non essere distratti, con la mente altrove) e autocontrollo non scaricato. In sostanza l’implementazione delle intenzioni fa leva sulle stesse dinamiche di associazione tra stimoli e risposte comportamentali con cui nel tempo viene intessuto un comportamento abituale.
Una meta-analisi di 94 diversi studi per un totale di 8000 partecipanti ha dimostrato che l’implementazione delle intenzioni aumenta in modo considerevole il raggiungimento di un obiettivo desiderato rispetto a un semplice piano di intenzioni[vi]. In uno dei prossimi post descriveremo in dettaglio questa procedura di condizionamento e ricondizionamento del comportamento che potrebbe essere utilmente inserita nell’armamentario degli strumenti usati per il trattamento delle dipendenze.
Stefano Canali
Riferimenti bibliografici
[i] Muraven M, Collins RL, Neinhaus K. Self-control and alcohol restraint: an initial application of the self-control strength model. Psychol Addict Behav (2002) 16(2):113–20.
[ii] Baumeister RF, Bratslavsky E, Muraven M, Tice D. Ego depletion: is the active self a limited resource? J Pers Soc Psychol (1998) 74(5):1252–65.
[iii] Schwabe L, Wolf OT. Stress prompts habit behavior in humans. J Neurosci. 2009 Jun 3;29(22):7191-8.
[iv] Wood W, Quinn JM, Kashy DA. Habits in everyday life: thought, emotion, and action. J Pers Soc Psychol. 2002 Dec;83(6):1281-97.
[v] Gollwitzer PM. Implementation intentions: Strong effects of simple plans. American Psychologist, 1999, 54, 493-503.
[vi] Gollwitzer PM, Sheeran P. Implementation intentions and goal achievement: a meta-analysis of effects and processes. Adv Exp Soc Psychol (2006) 38:69–119.
