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Tristezza, emozioni negative e gioco d’azzardo

Hendrick Terbrugghen, Melancholia c. 1627-28.

Come l’uso delle sostanze psicoattive e delle droghe, anche il gioco d’azzardo può costituire una strategia per far fronte alle emozioni negative: una forma di distorta automedicazione con cui cercare di mitigare la tristezza, la depressione, l’ansia, la sensazione di stress. Ne abbiamo parlato in diversi articoli sul sito Psicoattivo (si veda ad esempio questo oppure questo). Tuttavia l’influenza diretta dell’umore negativo sui comportamenti di gioco d’azzardo non è mai stata testata tramite disegni sperimentali realistici, vale a dire esperimenti in grado di osservare empiricamente una eventuale linea causale che dall’emozione negativa porti al desiderio di giocare d’azzardo e poi prolunghi la durata e la persistenza dei comportamenti di gioco.

 

Induzione sperimentale della tristezza e persistenza nel gioco d’azzardo

Un recente studio ha verificato se la tristezza indotta sperimentalmente aumenta la persistenza del gioco alle slot machine utilizzando il reale rinforzo monetario con cui si confrontano i giocatori d’azzardo nelle normali condizioni di gioco. Sessanta partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a una condizione sperimentale (induzione della tristezza attraverso vari stimoli) o di controllo (senza induzione emotiva) e quindi hanno eseguito il compito sperimentale di gioco alla slot machine consistente in una fase obbligatoria seguita da una fase di persistenza. Lo studio ha misurato una serie di potenziali variabili confondenti (sintomi di gioco problematico, tratti di impulsività, cognizioni del gioco d’azzardo) al fine di garantire che i gruppi sperimentali e di controllo fossero comparabili.

Lo studio ha mostrato che i partecipanti cui era stata sperimentalmente indotta una condizione di tristezza mostravano una maggiore persistenza nel gioco d’azzardo rispetto ai partecipanti al controllo. Questi dati supportano il ruolo causale degli affetti negativi nelle decisioni di gioco d’azzardo e nella persistenza nel gioco e avvalorano sperimentalmente l’idea dell’uso di sostanze e comportamenti associati alle gratificazioni reali o potenziali. Anche il gioco d’azzardo, infatti, come le sostanze psicoattive e le droghe attivano il sistema cerebrale della ricompensa e per questo può essere un comportamento ricercato per migliorare uno stato dell’umore indesiderato, sebbene poi ciò abbia effetti perversi.

Le evidenze dello stato hanno anche significative implicazioni a livello preventivo e clinico e indicano che in questi ambiti un fattore cruciale da tenere d’occhio e da contrastare con appropriati interventi sono le emozioni negative e gli stati d’umore negativi.

Stefano Canali

 

Riferimento bibliografico

Devos, G., Clark, L., Maurage, P., & Billieux, J. (2018). Induced sadness increases persistence in a simulated slot machine task among recreational gamblers. Psychology of Addictive Behaviors, 32(3), 383-388. http://dx.doi.org/10.1037/adb0000364

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