filosofia, scienze COGNITIVE, NEUROETICA

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Basi neurobiologiche degli effetti dell’esercizio fisico sull’autocontrollo e la regolazione delle emozioni

Alcuni tra i più importanti neuroscienziati della storia, come Charles Scott Sherrington e Roger Sperry, entrambi premi Nobel, amavano ribadire che l’attività principale del cervello non è quella di produrre idee, pensieri e altri fenomeni psichici ma quella di coordinare azioni, coordinare le attività motorie dei muscoli, le attività delle ghiandole, dei visceri, dei vasi sanguigni e così via. Anche quando ci sembra soltanto di pensare, da fermi, il movimento è in gioco. Infatti l’esito di ciò che pensiamo sfocia in un movimento, in un’azione. Un’azione che può essere l’avvio o l’inibizione di un processo fisiologico nel corpo, una produzione linguistica, un comportamento motorio effettivo per entrare in relazione con gli altri, un riorientamento del nostro comportamento rispetto alle loro esigenze, alle nostre, all’ambiente.

 

Evoluzione, movimento e funzioni cognitive

Umberto Boccioni, Dinamismo di un footballer, 1913

Il cervello, quindi, emerge nel corso dell’evoluzione biologica per produrre azione, movimento strumentale alle sopravvivenza. E la corteccia cerebrale frontale, in particolare, appare nella filogenesi come struttura specializzata proprio per il controllo volontario dei movimenti, dei movimenti più fini, complessi, aperta all’influenza dell’esperienza. Un controllo realizzato in virtù delle funzioni associative di questa parte del cervello. La corteccia prefrontale infatti integra, associa e compara informazioni diverse afferenti dai sensi, dagli organi di movimento, dai centri emotivi, dagli apparati e dalle reti neurali che mediano la memoria e l’apprendimento. Soltanto in seguito, con l’evoluzione delle specie di Mammiferi a più elevata socialità e quindi in particolare con Homo sapiens, la corteccia frontale diventa anche la regione cerebrale responsabile delle funzioni esecutive, del controllo delle emozioni, delle funzioni cognitive, del linguaggio, dei pensieri astratti, dei processi computazionali più sofisticati, della sfera delle regolazioni delle azioni morali e così via. Il nesso è tuttavia restato: movimento e pensiero sono facoltà che si compenetrano reciprocamente, si potrebbe dire: due facce della stessa medaglia funzionale.

La vita mentale, quella delle funzioni esecutive, dell’elaborazione delle strategie cognitive per apprendere, per risolvere problemi posti dall’ambiente e dalla relazioni e così via, non sono altro che una specie di internalizzazione evolutiva del movimento strumentale all’adattamento e alla sopravvivenza. Alcune ipotesi più speculative hanno addirittura ipotizzato che quando pensiamo si attivano i neuroni e i circuiti neurali che muovono i muscoli utilizzati per pronunciare effettivamente le parole del nostro discorso interiore. Così, secondo queste teorie della mente senso-motoria, quando ragioniamo in effetti simuliamo un discorso: in un certo modo ci muoviamo anche mentre facciamo un ragionamento astratto.

Sono numerosi i meccanismi con cui il movimento e l’esercizio fisico producono i benefici effetti psicologici che abbiamo descritto nel precedente post, tra questi illustreremo brevemente i seguenti:

  • il movimento e l’esercizio fisico sembrano avere un bersaglio privilegiato nell’organismo: la neuroplasticità. Fare attività fisica aumenta e amplifica i fenomeni neuroplastici, soprattutto nelle regioni della corteccia cerebrale deputate alla mediazione delle funzioni cognitive ed esecutive, all’autocontrollo[1];
  • Il movimento, inoltre, stimola l’attivazione del sistema cerebrale della ricompensa (e della dopamina, suo neurotrasmettitore principale): l’apparato alla base dei processi psicobiologici del piacere e della motivazione;
  • L’esercizio fisico attiva il sistema degli oppioidi (endorfine, encefaline)[2] e dei cannabinoidi endogeni nel cervello[3] e facilita quindi quelle funzioni cerebrali deputate ad attenuare il dolore, l’ansia e indurre forme di rilassamento, euforia e di piacere, che tipicamente si manifestano durante e dopo un’attività fisica non strenua.

Stefano Canali

Riferimento bibliografici

[1] Gourgouvelis J, Yielder P, Murphy B. Exercise Promotes Neuroplasticity in Both Healthy and Depressed Brains: An fMRI Pilot Study. Neural Plast. 2017;2017:8305287. doi:10.1155/2017/8305287

[2] Colt EW, Wardlaw SL, Frantz AG. The effect of running on plasma beta-endorphin. Life Sci 1981; 28: 1637-1640;  Sforzo GA. Opioids and exercise. An update. Sports Med 1989; 7: 109-124; Howlett TA, Tomlin S, Ngahfoong L, et al. Release of beta endorphin and met-enkephalin during exercise in normal women: response to training. Br Med J 1984; 288: 1950-1952.

[3] Heyman E, Gamelin FX, Goekint M, Piscitelli F, Roelands B, Leclair E, Di Marzo V, Meeusen R. Intense exercise increases circulating endocannabinoid and BDNF levels in humans–possible implications for reward and depression. Psychoneuroendocrinology. 2012 Jun;37(6):844-51. doi:10.1016/j.psyneuen.2011.09.017. Dietrich A, McDaniel WF. Endocannabinoids and exercise. Br J Sports Med. 2004 Oct;38(5):536-41.

 

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