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Smartphone e noia: un rapporto controverso

In poco più di un decennio lo smartphone è diventato un elemento imprescindibile della nostra quotidianità. I sentimenti di noia ne aumentano l’utilizzo e, al contempo, averlo sempre a portata di mano ci priva della sana possibilità di poterci annoiare

In poco più di un decennio lo smartphone è diventato un elemento imprescindibile della nostra quotidianità. I sentimenti di noia ne aumentare l’utilizzo e, al contempo, aver sempre a portata di mano ci priva della sana possibilità di poterci annoiare

Nel 1993, molto prima che internet e, soprattutto, i social media ci insegnassero a compilare ogni singolo attimo vuoto della giornata con notifiche, mobile games e informazioni usa e getta, nel suo saggio “Sul bacio, il solletico e la noia”, lo psicologo inglese Adam Phillips descriveva la noia come “quello stato di sospesa anticipazione in cui qualcosa potrebbe succedere ma nulla accade, uno stato d’animo di diffusa irrequietezza che circonda il più assurdo e paradossale dei desideri, il desiderio di un desiderio.”

Secondo alcune teorie [i] , questo stato di anticipazione sospesa sarebbe un requisito fondamentale per la creatività. In parole povere, nei momenti di noia il nostro cervello dovrebbe il giusto spazio per perdersi in divagazioni e sogni a occhi aperti che hanno un ruolo cardine nei processi cognitivi. Mettersi nella condizione di potersi annoiare, quindi, potrebbe non essere una pessima idea. Tuttavia, la noia è un processo mentale di cui si conosce ancora poco, resta ancora molto da studiare e, a sua volta, presenta una serie di lati negativi. Dal punto di vista clinico, noia viene spesso collegata a disturbi nel controllo degli impulsi e del comportamento volontario: episodi di bulimia, abuso di sostanze psicotrope, gioco d’azzardo incluso l’ uso problematico dello smartphone. Per non parlare del fatto che alcuni individui presentano una predisposizione naturale alla noia, che può diventare una condizione endogena e cronica.

Per la noia, come per l’uso dei dispositivi digitali, la regola dovrebbe essere la moderazione.

Smartphone come i carboidrati

In alcuni casi può essere pericoloso ricercare la quantità “giusta” di sostanze che danno dipendenza, e il livello ottimale resta comunque zero. È quello che accade, ad esempio, per le sigarette. Alcune volte, però, un uso moderato può apportare dei benefici: è il caso dei carboidrati. Sono molte le ricerche che dimostrano come si possa sviluppare una dipendenza da questi macronutrienti essenziali , perché gli effetti del consumo possono imitare la neurochimica delle droghe. Tuttavia, a differenza di quanto accade per il tabacco, la corretta non è quella di sbarazzarsene completamente, bensì di consumarli in modo più responsabile e in quantità ridotta.

Senza dubbio la corretta gestione dell’uso dello smartphone e dei servizi digitali in generale è più assimilabile a quella dei carboidrati che a quella delle sigarette. L’approccio migliore, quindi, è quello di individuare il giusto livello di utilizzo.

La dipendenza dai dispositivi digitali

Non sempre, però, si è in grado di utilizzare lo smartphone con moderazione, discorso che vale soprattutto per i più giovani. Per dirla con le parole di Anna Lembke, psichiatra e specialista delle dipendenze di Stanford: “Ognuno di noi ha una droga digitale preferita, e probabilmente questa droga prevede l’uso di un telefono, l’equivalente dell’ago ipodermico per una generazione simile .dalì

I dati suggeriscono che la tesi di Lembke non sia esagerata. L’82% dei giovani italiani è a rischio dipendenza da smartphone. È uno dei dati che emergono dal progetto “La dipendenza da smartphone: vissuto dei giovani e strumenti di contrasto” , realizzato l’anno scorso dall’Eures in collaborazione con la Regione Lazio e il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Dalla ricerca si evince che i giovani trascorrono in media 6 ore al giorno attaccati al cellulare, ma ben il 25,4% supera le 8 ore. Di questi molti sono consumatori precoci, ovvero hanno iniziato a utilizzare lo smartphone prima dei 10 anni.

Analogie tra dipendenze e uso eccessivo e problematico dello smartphone

In seguito all’inclusione del disturbo da gaming e Internet nell’appendice della Quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM-5, la ricerca condotta con strumenti di visualizzazione strutturale e funzionale del cervello ha fornito prove di diverse aree di cervello neurale associata a questa condizione [ii] . Sono state evidenziate somiglianze con altre dipendenze legate a sostanze psicaottive e dipendenze comportamentali, in particolare per quanto riguarda le anomalie dell’insula, della corteccia prefrontale laterale, della corteccia orbitofrontale, della corteccia cingolata, dello striato [iii], zone cerebrali rispettivamente coinvolte nella consapevolezza somatica, nell’autocontrollo, nell’attenzione e nel monitoraggio del comportamento, nel piacere, motivazione, nella fissazione e nella attuazione di automatismi appresi.

La dipendenza da smartphone, nota anche come nomofobia, non è ancora stata inserita nel DSM [iv] , nemmeno nella versione più aggiornata uscita a marzo del 2022 DSM-5-TR; nonostante questo le ricerche in questo ambito si stanno moltiplicando, ottenendo risultati simili a quanto già noto per il disturbo da gaming e Internet. I cambiamenti indotti dall’uso eccessivo dello smartphone apportano modifiche alle vie e ai circuiti cerebrali da cui i processi controllo volontario del comportamento, i processi motivazionali decisionali e quelli al centro dell’esperienza del piacere e della ricompensa [v] .

Automisurare il proprio grado di dipendenza dallo smartphone con un semplice test scientifico

Esiste una versione italiana di un semplice test scientifico per misurare da soli il proprio grado di dipendenza dallo smartphone. Se ne parla in questo articolo su Psicoattivo: https://www.psicoattivo.com/un-test-per-misurare-la-dipendenza-da-smartphone-la-nomofobia/

Noia e smartphone

Uno studio del 2018 [vi] , condotto su alcuni adulti australiani, ha rilevato che l’86 per cento ammetteva di usare il telefono “automaticamente”. Sappiamo tutti cosa si intende con questo termine: se abbiamo 15 secondi da trascorrere in ascensore o in attesa di un semaforo verde prendiamo subito in mano il telefono. Spesso non ci accorgiamo nemmeno di guardarlo. È un modo per ammazzare il tempo, per scacciare la noia.

Forse non ci ricordiamo nemmeno più dell’ultima volta in cui ci siamo annoiati veramente: quegli interi pomeriggi di vuoto assoluto ed esistenziale senza scampo sono lontani nel tempo. Una cosa portata però è certa: non può accedere a un profilo social.

Stefano Canali e Giulia Virtù

[i] A Vadim Axelrod A Geraint Rees A Michal Lavidor A Moshe Bar T Crescente propensione a vagare con la mente con la stimolazione transcranica a corrente continua D 2015 J Atti della National Academy of Sciences P 3314-3319 V 112 N 11 R doi:10.1073/ pnas.1421435112 U https://www.pnas.org/doi/abs/10.1073/pnas.1421435112

[ii] Weinstein, 2017. AM WeinsteinUna panoramica di aggiornamento sugli studi di imaging cerebrale sul disturbo del gioco su Internet. Frontiere in psichiatria, 8 (2017), p. 185; Yao et al., 2017. Y.-W. Yao, L. Liu, SS-S. Ma, X.-H. Shi, N. Zhou, J.-T. Zhang, MN Potenza Alterazioni neurali funzionali e strutturali nel disturbo del gioco su Internet: una revisione sistematica e una meta-analisi. Neuroscienze e recensioni biocomportamentali, 83 (2017), pp. 313-324.

[iii] Kuss et al., 2018. DJ Kuss, HM Pontes, MD Griffiths Correlati neurobiologici nel disturbo del gioco su Internet: una revisione sistematica della letteratura. Frontiere in psichiatria, 9 (2018), p. 166.

[iv] Bragazzi Nicola Luigi, Giovanni Del Puente. Una proposta per inserire la nomofobia nel nuovo DSM-V. Psychol Res Behav Manag. 2014; 7: 155–160

[v] Chun Ji-Won, Choi Jihye, Cho Hyun, Choi Mi-Ran, Ahn Kook-Jin, Choi Jung-Seok, Kim Dai-Jin, Ruolo della connettività frontostriatale negli adolescenti con uso eccessivo di smartphone. Frontiere in psichiatria, 2018, 9, p. 437 – https://www.frontiersin.org/article/10.3389/fpsyt.2018.00437 – DOI=10.3389/fpsyt.2018.00437

[vi] Sharon Horwood, Jeromy Anglim, Personalità e uso problematico dello smartphone: un’analisi a livello di sfaccettatura che utilizza il modello a cinque fattori e i framework HEXACO, Computers in Human Behavior, Volume 85, 2018, Pagine 349-359, ISSN 0747-5632, https ://doi.org/10.1016/j.chb.2018.04.013.(https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0747563218301778)

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