Ogni 30 secondi circa una persona muore per suicidio nel mondo: un milione di persone all’anno! Gli ultimi dati sul tasso di suicidio globale standardizzato per età dicono che ogni 100.000 morti, più di dieci sono dovute a suicidio. Questo rapporto varia enormemente a livello internazionale. Il 79% di tutti i suicidi del mondo si sono verificati in paesi a basso e medio reddito. Ma sono i paesi col tenore di vita più alto ad avere il tasso di suicidio più elevato.
Il suicidio degli uomini è quasi triplo rispetto ai suicidi delle donne nei paesi ad alto reddito, mentre in quelli a basso e medio reddito, dove il tasso è uguale tra i due sessi.
Dopo gli incidenti stradali, il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa tra 15 e 29 anni. Tra gli adolescenti di età compresa tra 15 e 19 anni, il suicidio è la seconda principale causa di morte tra le ragazze e la terza principale causa di morte nei ragazzi (dopo lesioni stradali e violenza interpersonale).
Sono dati sconvolgenti che molte ricerche suggeriscono diverranno ancora più gravi, a causa del previsto aumento nei prossimi anni della diffusione delle condizioni psichiatriche che favoriscono il suicidio, come la depressione.
Questi dati peraltro sono largamente sottostimati. In gran parte del mondo, il suicidio è stigmatizzato e condannato per motivi religiosi o culturali. In alcuni paesi, il comportamento suicida, i tentativi di suicidio sono un reato penale. Per questo il suicidio è spesso un atto segreto circondato da tabù, e può essere non riconosciuto, talora viene erroneamente classificato o deliberatamente nascosto nei registri ufficiali delle cause di morte.
Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio
Ieri, 10 settembre è stata la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità insieme alla Federazione mondiale per la salute mentale. Ma considerato le dimensioni gigantesche del problema occorrerebbe vigilare e provvedere con molta più attenzione, costantemente, capillarmente.
WAIT – ASPETTA
La Mental Health Foundation britannica qualche anno fa ha lanciato l’acronimo WAIT, in italiano ASPETTA, come avviso per la prevenzione del suicidio.
Il consiglio “ASPETTA” è un buon modo per ricordare come tutti noi possiamo sostenere una persona che potrebbe finire per commettere suicidio. WAIT Significa:
W – Watch out, in italiano, Fai attenzione. Si faccia attenzione ai segni di angoscia e al comportamento insolito delle persone, per esempio: ritiro sociale, eccessiva quiete, irritabilità, sfoghi insoliti, discorsi sulla morte o sul suicidio. Tutte le persone che muoiono per suicidio hanno lasciato indizi, lanciato segnali, mostrato il loro dolore, ci hanno in qualche modo avvertito. Ci rendiamo purtroppo conto di non aver colto e capito solo dopo, quando è troppo tardi. Facciamo più attenzione!
A – Ask, in italiano, fai una domanda.
Si chieda con delicatezza e in momenti appropriati: “stai avendo pensieri suicidi?”
Far domande sulle ideazioni di suicidio non lo incoraggia, né induce una persona a iniziare a pensarci; può anzi aiutare a prevenirlo e può dare avvio a una conversazione capace di salvare una vita.
I – It will pass, in italiano, Passerà – assicurate la persona che, con l’aiuto, i suoi sentimenti suicidi potranno passare col tempo.
T – Talk, in italiano, parla. Invita la persona a parlare con gli altri – incoraggia la persona a chiedere aiuto a un medico di famiglia o un professionista della salute.
A proposito del consiglio di aspettare da provare a dare a chi pensa al suicidio, vorrei rilanciare due poesie già pubblicate sulla pagina Psicoattivo.
La prima è scritta dal poeta statunitense Galway Kinnell per uno studente vicino al suicidio per una storia d’amore finita e parla proprio della fiducia nell’attesa, del credito che bisogna dare al tempo nel mitigare il dolore . La seconda poesia, di Langston Hughs, è un canto alla forza che può avere la stessa sofferenza se usata con accortezza tanto da diventare il veicolo per scampare al naufragio.
Galway Kinnell, Aspetta
“Aspetta, per adesso.
Diffida di tutto se devi.
Ma fidati delle ore. Non ti hanno forse
portato ovunque, fino a adesso?
Eventi personali si faranno nuovamente interessanti.
I capelli si faranno interessanti.
Il dolore si farà interessante.
Le gemme che si schiudono fuori stagione si faranno interessanti.
Guanti usati si faranno nuovamente graziosi;
le loro memorie sono ciò che dà loro
il bisogno di altre mani. La desolazione
degli amanti è la stessa: quell’immenso vuoto
ricavato da esseri così piccoli quali noi siamo
chiede di essere riempito; il bisogno
del nuovo amore è fedeltà al vecchio.
Aspetta.
Non andare troppo presto.
Sei stanco. Ma tutti sono stanchi.
Ma nessuno è stanco abbastanza.
Aspetta solo un po’ e ascolta:
musica di capelli,
musica di dolore,
musica di telai che intessono di nuovo i nostri amori.
Sii lì per sentirla, sarà la sola volta,
più di tutto per sentire la tua esistenza intera,
ripetuta dalle pene, recitare se stessa fino al completo esaurimento.”
da Nuovi poeti americani (Einaudi, 2006), trad. it. E. Biagini
Onda di dolore
Ecco invece la poesia di Langston Hughs.
Non avendo trovato una sua traduzione in italiano pubblicata mi sono permesso di tradurla io, in modo un poco liberale per mantenere il ritmo e la rima,
“Onda di dolore,
non annegarmi ora:
Vedo l’isola
in qualche modo avanti, ancora.
Vedo l’isola
E le sue sabbie di solarità:
Onda di dolore,
portami là.”
Per chi voglia leggere gli originali in inglesi:
Wait – Galway Kinnell
Wait, for now.
Distrust everything, if you have to.
But trust the hours. Haven’t they
carried you everywhere, up to now?
Personal events will become interesting again.
Hair will become interesting.
Pain will become interesting.
Buds that open out of season will become lovely again.
Second-hand gloves will become lovely again,
their memories are what give them
the need for other hands. And the desolation
of lovers is the same: that enormous emptiness
carved out of such tiny beings as we are
asks to be filled; the need
for the new love is faithfulness to the old.
Wait.
Don’t go too early.
You’re tired. But everyone’s tired.
But no one is tired enough.
Only wait a while and listen.
Music of hair,
Music of pain,
music of looms weaving all our loves again.
Be there to hear it, it will be the only time,
most of all to hear,
the flute of your whole existence,
rehearsed by the sorrows, play itself into total exhaustion.
Wave of sorrow, Langston Hughs
Wave of sorrow,
do not drown me now:
I see the island
still ahead somehow.
I see the island
And its sands are fair:
Wave of sorrow,
take me there”.
Stefano Canali
