
La parola e la comunicazione sono lo strumento principale con cui si realizzano le relazioni, il sostegno sociale e l’intervento nella cura di eventuali malattie, sia psicologiche che somatiche. Più precisamente, questa comunicazione riguarda la condivisione di stati d’animo, sofferenze, intenzioni, dubbi, paure, memorie e ambivalenze attraverso il racconto di sé e la narrazione della propria storia.
Questo processo ha a che fare anche con l’ascolto delle storie degli altri, capace di promuovere una più profonda ristrutturazione degli schemi del sé. Attraverso il fenomeno del rispecchiamento, infatti, la propria storia personale riesce a diventare più accessibile e chiara anche a sé stessi e, di conseguenza, meglio riconducibile al controllo volontario. Una più efficace regolazione porta benefici sia in termini di salute mentale che fisica.
Gruppi di auto mutuo aiuto
Narrazione e ascolto sono le modalità con cui si realizzano molti percorsi di auto mutuo aiuto, come, ad esempio, quello degli Alcolisti Anonimi – AA. Al centro delle riunioni dei gruppi di Alcolisti Anonimi, infatti, vengono messe la condivisione e l’autorivelazione di aspetti della guarigione consonanti con la narrativa e col racconto propri dell’associazione e capaci di consolidare la costruzione di una identità condivisa improntata alla ricerca e al mantenimento dell’astinenza. A sua volta questa identità condivisa contribuisce alla ristrutturazione degli schemi del sé che, a livello cognitivo, distillano percezioni, emozioni, memorie, appetiti, desideri e valori per produrre risposte comportamentali coerenti agli stimoli dell’ambiente esterno e interno.
Esistono una serie di correlati neurobiologici capaci di spiegare il potenziale curativo dei passi e delle tradizioni di Alcolisti Anonimi.
L’adesione
Uno di questi è il meccanismo grazie al quale questo percorso tende a generare adesione. L’adesione è un elemento cruciale nei percorsi di guarigione, perché un percorso di cura efficace si realizza soltanto se c’è un coinvolgimento attivo e collaborativo, se ci si impegna a stare nella cura e ad adottare le prescrizioni e i comportamenti necessari a completarla con successo. Purtroppo, l’aderenza alla cura (in inglese ‘compliance’), soprattutto per i disturbi psicologici, tende a essere piuttosto scarsa. Riuscire a rimanere inseriti in un percorso terapeutico risulta più difficile per chi ha un problema psicologico. Questo male ‘invisibile’, infatti, spesso rende le persone incapaci di gestire anche la propria vita quotidiana e di sbrigare le normali faccende di tutti i giorni.
Visti i presupposti, restare aderenti al percorso di cura potrebbe sembrare un’impresa quasi impossibile. Tuttavia, nei gruppi di auto mutuo aiuto, l’adesione è un fenomeno più frequente di quanto non siamo portati a credere. Questo perché risulta associato a una forma di rinforzo positivo, cioè di piacere, prodotto dal desiderio della condivisione, dal piacere provato nel narrare la propria storia e nell’ascoltare quelle altrui e dalla motivazione al cambiamento. È noto che, nei comportamenti d’abuso di sostanze psicoattive, sono proprio i processi cerebrali alla base del rinforzo positivo e delle ricompense a essere maggiormente compromessi. Generare adesione sfruttando quegli stessi circuiti neurali è una sfida che molti gruppi come gli AA raccolgono. Il racconto di sé e l’ascolto dei racconti degli altri attivano il sistema della ricompensa cerebrale, l’apparato bersaglio delle sostanze d’abuso, su cui queste ultime agiscono forzando il rilascio della dopamina e portando alla costruzione dei circuiti cerebrali dell’uso compulsivo.
Il potere del racconto in prima persona
Nel 2012 un interessante studio condotto al dipartimento di psicologia della Harvard University[i] ha dimostrato che la narrazione di sé attiva fortemente i centri del sistema della ricompensa cerebrale, in particolare quelli del sistema dopaminergico mesolimbico, come il nucleus accumbens e l’area ventrale tegmentale. Questi centri sono deputati al rilascio di dopamina, neurotrasmettitore chiave nello sviluppo delle dipendenze patologiche. Parlare di sé, dunque, non solo è intrinsecamente piacevole, ma lo è in modo del tutto analogo alle droghe. La ricompensa associata al racconto di sé, il concomitante rilascio di dopamina, potrebbero costituire l’elemento cruciale nella motivazione a stare nel gruppo, a perseguire l’astinenza e a sostenerne il peso.
Questi dati suggeriscono di sfruttare maggiormente il potere incentivante e ricompensante del racconto di sé, dell’ascolto delle storie personali in tutti i percorsi di ristrutturazione dei comportamenti dannosi o indesiderati, nei contesti di cura o più semplicemente nei personali tentativi di realizzare un cambiamento desiderato e ritenuto tanto importante quanto difficoltoso.
[i] A Tamir, Diana I. Mitchell, Jason P. Disclosing information about the self is intrinsically rewarding D 2012 Proceedings of the National Academy of Sciences P 8038-8043 V 109 21 doi:10.1073/pnas.1202129109 https://www.pnas.org/doi/abs/10.1073/pnas.1202129109
