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Il lavoro previene e cura la malattia mentale e le dipendenze

Alden Krider, Kansas National Youth Administration mural, 1936

La ricerca ha dimostrato che la disoccupazione e il lavoro precario favoriscono la patologia mentale[i], in particolare la depressione e l’uso di sostanze psicoattive, alcol, tabacco, droghe illegali[ii], psicofarmaci. Nelle forme più gravi questa correlazione si manifesta anche nell’ideazione suicidaria e nel suicidio[iii]. Tra le molte impressionanti prove empiriche dell’associazione tra disoccupazione e uso di sostanze psicoattive trova posto una recente ricerca pubblicata negli Stati Uniti dal National Bureau of Economic Research. Questa indagine ha dimostrato che negli ultimi 15 anni per ogni punto percentuale in più di disoccupazione il tasso di morti per overdose di oppiodi (eroina, altri oppioidi legali o illegali) sale quasi del 4%, quello per tutte le altre droghe del 3,5%, mentre gli interventi in pronto soccorso per overdose salgono del 7%[iv].

La depressione circolarmente rende più difficile trovare una nuova occupazione. Essere depressi significa sentirsi svuotati di energia, motivazione, di una tensione verso il futuro: qualità e spinte fondamentali nella ricerca del lavoro o nella creazione di una professione, di un’occupazione più sicura e stabile. D’altra parte la depressione è associate all’abuso di droghe e alle dipendenze[v], compreso il gioco d’azzardo patologico[vi], l’uso eccessivo dello smarthone[vii]. Molto verosimilmente l’uso di sostanze psicoattive rappresenta una forma di automedicazione degli stati emotivi penosi, dello stress associati alla condizione di disoccupazione di precariato cronico. Abbiamo parlato della tesi dell’uso di sostanze come automedicazione in diversi articoli su Psicoattivo. Si veda ad esempio questo.

Lo stesso circolo vizioso che esiste tra depressione e disoccupazione riguarda anche l’uso di sostanze ovviamente. Abusare di alcol, tabacco, droghe illecite e psicofarmaci può deteriorare l’efficienza psicofisica o portare a fissarsi sul rapporto con le sostanze svalutando ogni altro obiettivo, come il reimpiego e l’effettivo reinserimento nella vita produttiva e sociale.

 

Lavoro, autostima, autoefficacia e il controllo volontario del comportamento

La disoccupazione, il precariato cronico inoltre possono contribuire ad abbassare l’autostima e il senso l’autoefficacia, che – come ha dimostrato la ricerca – sono elementi fondamentali nelle capacità di controllo volontario del comportamento, nell’abilità di gestire il rapporto complesso con gli altri e l’ambiente esterno. Questo porta a comportamenti sempre più disfunzionali e disadattativi che compromettono non solo le possibilità di reimpiego ma anche la gestione del controllo sugli stimoli gratificanti potenzialmente patogeni, come il cibo ricco di zuccheri e grassi, le sostanze psicoattive, le droghe, il gioco d’azzardo. Questi stimoli infatti vengono ricercati perché attivano il sistema cerebrale della ricompensa e sembrano dare un segnale di conforto, di attenuazione del disagio. Si veda questo articolo di Psicoattivo sul funzionamento del sistema della ricompensa. Purtroppo per effetto di processi di apprendimento strumentale abusare di questi stimoli può portare a forma di dipendenza e a tarare verso l’alto la soglia dell’attivazione del sistema del piacere e della ricompensa. L’innalzamento della soglia del piacere causa una svalutazione delle ricompensa naturali, come il cibo sano, le relazioni sociali, il movimento, la cura di sé, il piacere stesso del lavoro fatto con cura e così via, vale a dire tutta l’enorme gamma dei piaceri e delle ricompense “normali”, ma comunque sempre straordinarie, che ci motivano ad agire, da cui possiamo trarre benessere fisico e psicologico.

 

Il lavoro, la costruzione del Sé, la sua proiezione nel futuro e l’autocontrollo

Oleksandr Bogomazov, Carpentieri, 1925

Perdere il lavoro, restare invischiati in un miserabile precariato, non riuscire a reinserirsi nel sistema del lavoro hanno inoltre un formidabile impatto sulla costruzione del Sé, nel valore più radicale che assegniamo alla nostra persona come individuo e come attore sociale, che poi sono la stessa cosa. Come scriveva Hegel, il “lavoro è la mediazione tra l’uomo e il suo mondo” Perché “attraverso il lavoro l’egoismo soggettivo si converte nell’appagamento dei bisogni di tutti gli altri” dato che mentre “ognuno acquista, produce e gode per sé, appunto perciò produce e acquista per il godimento degli altri”

Nella nostra cultura, una parte cospicua dell’identità personale ha a che fare col lavoro. Lavoro inteso non soltanto in quanto strumento economico o di realizzazione personale, ma anche nel significato più profondo di mediatore di legami sociali, del senso di appartenenza, della percezione più o meno consapevole di contribuire alla storia umana, al suo protrarsi verso il futuro. E proprio la tensione verso il futuro è un altro elemento cruciale nella determinazione dell’Io e il rapporto col lavoro media questa tensione.

Che idea del futuro può avere un individuo disoccupato o cronicamente precario? La possibilità di proiettarsi nel futuro, di poter immaginare progetti, di perseguire obiettivi a lungo termine sono le condizione essenziali per la realizzazione dell’unità del nostro Io nel tempo. Le scienze cognitive hanno dimostrato che l’autocontrollo ha una relazione strettissima con la capacità di inibire la tendenza a scegliere le ricompense immediate, anche se piccole, rispetto a quelle a lungo termine che pure riconosciamo come più importanti. Questa capacità inibitoria ha a che fare col rapporto che abbiamo col tempo, col futuro. Solo chi ha fiducia e riconosce di avere i mezzi per realizzare un progetto di vita futuro a cui tiene saprà sacrificare il piacere immediato che può trarre dal non far niente o dallo spendere i suoi averi nel divertimento e impegnarsi invece, ad esempio, nello studio, nel risparmio, nelle attività preparatorie e formative che servono alla realizzazione del suo progetto. Solo chi ha fiducia e riconosce di avere i mezzi per realizzare un progetto di vita futuro a cui tiene saprà sacrificare il piacere immediato che può trarre dal cibo, dall’uso delle sostanze psicoattive e da altri strumenti che attivano i sistemi cerebrali del piacere e della ricompensa per cercare di mantenersi sano, efficiente, capace di applicarsi in modo efficace alla realizzazione dei suoi obiettivi a lungo termine.

Si può comprendere che per taluni individui già economicamente o socialmente svantaggiati o psicologicamente vulnerabili non abbia senso rinunciare alle ricompense artificiali, come le sostanze psicoattive, anche se patogene se il futuro è reso incerto o addirittura indisponibile dal mercato del lavoro? Anzi, questi strumenti talora possono essere l’unica forma di sollievo, pur distorto, in una vita nata male e condannata all’affanno e alla rovina.

Il controllo dell’impulsività dipende dunque dalla possibilità di proiettarsi nel futuro. Per queste ragioni, l’autocontrollo dipende pure dalla condizione lavorativa di un individuo. E allora anche la possibilità del controllo dell’uso delle sostanze psicoattive e degli altri stimoli potenzialmente gratificanti ma rischiosi è funzione del rapporto che una persona ha col mondo del lavoro.

La prevenzione dei disturbi psichiatrici e delle dipendenze è cosi non solo un fatto sanitario ma riguarda allo stesso modo, forse maggiormente, la dimensione economica. La salute mentale è legata a come sapremo prenderci cura del mondo del lavoro, della possibilità di pensare il futuro che il lavoro potrà garantirci. Il futuro, un tempo che d’altra parte dipende dalle condizioni dello spirito, dalle emozioni e dalle motivazioni che ci accompagneranno mentre arriverà. Anche a questo di dovrebbe pensare festeggiando il Primo Maggio, la festa del lavoro.

Stefano Canali

 

Mi sembra utile e bello lasciare qui alcuni brani dalla Poesia “Il Lavoro” dal libro “Il Profeta” del poeta libanese Khalil Gibran

Voi lavorate per assecondare il ritmo della terra e l’anima della terra.
Poiché oziare è estraniarsi dalle stagioni e uscire dal corso della vita,
che avanza in solenne e fiera sottomissione verso l’infinito.

Quando lavorate siete un flauto
attraverso il quale il sussurro del tempo si trasforma in musica.
Chi di voi vorrebbe essere una canna silenziosa e muta
quando tutte le altre cantano all’unisono?

Sempre vi è stato detto che il lavoro è una maledizione e la fatica una sventura.
Ma io vi dico che quando lavorate esaudite una parte del sogno più remoto della terra,
che vi fu dato in sorte quando il sogno stesso ebbe origine.
Vivendo delle vostre fatiche,
voi amate in verità la vita.
E amare la vita attraverso la fatica è comprenderne il segreto più profondo.

Ma se nella vostra pena voi dite
che nascere è dolore e il peso della carne una maledizione scritta sulla fronte,
allora vi rispondo:
tranne il sudore della fronte niente laverà ciò che vi è stato scritto.

Vi è stato detto che la vita è tenebre
e nella vostra stanchezza voi fate eco a ciò che è stato detto dagli esausti.
E io vi dico che in verità la vita è tenebre fuorché quando è slancio,
E ogni slancio è cieco fuorché quando è sapere,
E ogni sapere è vano fuorché quando è lavoro,
E ogni lavoro è vuoto fuorché quando è amore;
E quando lavorate con amore voi stabilite un vincolo con voi stessi,
con gli altri e con Dio.

Riferimenti Bibliografici

[i] Uutela A. Economic crisis and mental health. Curr Opin Psychiatry. 2010 Mar;23(2):127-30. doi: 10.1097/YCO.0b013e328336657d. Frasquilho D, Matos MG, Salonna F, Guerreiro D, Storti CC, Gaspar T,

Caldas-de-Almeida JM. Mental health outcomes in times of economic recession: a systematic literature review. BMC Public Health. 2016 Feb 3;16:115. doi:10.1186/s12889-016-2720-y.

[ii] Nagelhout GE, Hummel K, de Goeij MCM, de Vries H, Kaner E, Lemmens P. How economic recessions and unemployment affect illegal drug use: A systematic realist literature review. Int J Drug Policy. 2017 Jun;44:69-83. doi:

10.1016/j.drugpo.2017.03.013. Ayllón S, Ferreira-Batista NN. Unemployment, drugs and attitudes among European youth. J Health Econ. 2018 Jan;57:236-248. doi: 10.1016/j.jhealeco.2017.08.005.

[iii] Haw C, Hawton K, Gunnell D, Platt S. Economic recession and suicidal behaviour: Possible mechanisms and ameliorating factors. Int J Soc Psychiatry. 2015 Feb;61(1):73-81. doi: 10.1177/0020764014536545.

[iv] Hollingsworth A., Ruhm C., Simon K. Macroeconomic Conditions and Opioid Abuse, J Health Econ. 2017 Dec;56:222-233. doi: 10.1016/j.jhealeco.2017.07.009.

[v] Fluharty M, Taylor AE, Grabski M, Munafò MR. The Association of Cigarette Smoking With Depression and Anxiety: A Systematic Review. Nicotine Tob Res. 2017 Jan;19(1):3-13; Groenman AP, Janssen TWP, Oosterlaan J. Childhood Psychiatric Disorders as Risk Factor for Subsequent Substance Abuse: A Meta-Analysis. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2017 Jul;56(7):556-569. doi: 10.1016/j.jaac.2017.05.004.

[vi] Krause K, Bischof A, Lewin S, Guertler D, Rumpf HJ, John U, Meyer C. Explaining the relation between pathological gambling and depression: Rumination  as an underlying common cause. J Behav Addict. 2018 Jun 1;7(2):384-391. doi:10.1556/2006.7.2018.38.

[vii] Alhassan AA, Alqadhib EM, Taha NW, Alahmari RA, Salam M, Almutairi AF. The relationship between addiction to smartphone usage and depression among adults: a cross sectional study. BMC Psychiatry. 2018 May 25;18(1):148. doi: 10.1186/s12888-018-1745-4.

 

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