Rispetto al discorso scientifico e alla tradizionale comunicazione della scienza, il racconto cinematografico talora è in grado di suscitare forme di comprensione più profonde e persuasive della natura e delle implicazioni delle spiegazioni scientifiche che riguardano i fenomeni umani. Ciò accade ovviamente perché il cinema è in grado più facilmente di amplificare il riverbero emotivo e quindi le informazioni, il significato e il valore che accompagnano la trasformazione di un’esperienza in una compiuta cognizione.
Caso in tal senso esemplare è una sequenza di scene di Fuoco fatuo, film del 1963 diretto da Luois Malle e tratto dall’omonimo libro di Pierre Drieu la Rochelle uscito nel 1931. In un paio di minuti circa essa drammatizza in modo perspicuo uno degli aspetti più contraddittori dell’attuale concetto di dipendenza come malattia. Il concetto biomedico di malattia definisce la dipendenza come un disturbo cronico e recidivante caratterizzato dalla perdita del controllo volontario sul consumo di una sostanza psicoattiva o di una droga. Nella dipendenza cioè sarebbe compromessa la funzione della volontà, per questo un soggetto dipendente continuerebbe a usare la sostanza nonostante possa vedere quanto siano drammatiche le conseguenze negative di questo comportamento. La funzione del percorso di riabilitazione e cura sarebbe così proprio quella di ristabilire il funzionamento di questa facoltà, delle capacità di autoderminazione e controllo.
Cosa significa guarire per un alcolista?
La sequenza di scene è ambientata all’interno di una clinica di recupero, nella camera di Alain, il protagonista. Questi parla col medico della clinica di disintossicazione a proposito della sua imminente dimissione. Alain è un alcolista e secondo il medico ha terminato il suo percorso di recupero, è “completamente guarito” e deve tornare alla sua vita.
Invece che gioire, Alain è profondamente scosso da questa notizia e con la voce tremante risponde che è certo di tornare a bere appena uscirà dalla clinica. Nella sua risposta la consapevolezza del carattere cronico e recidivante che caratterizza la dipendenza grave, soprattutto quando accompagnata ad altre condizioni psichiatriche concomitanti, come la depressione. E Alain è un animo disperato, disancorato dal mondo, sull’orlo del suicido. È perso in quel vuoto desolante che sembra annullare l’esistenza di sé stessi e delle cose. Vive in un tempo raggelato, senza futuro, perché a niente si riconosce più un valore o un senso. Il film comunica questa dimensione claustrofica del tempo. Il passato non viene rappresentato, sono assenti riferimenti al futuro e il film mette in scena solo l’ultimo giorno di vita del protagonista.
Il medico chiede ad Alain se ci sono notizie dall’America, dove ormai vive Dorothy, la moglie di Alain, dopo averlo lasciato. Alain risponde che Dorothy non si è fatta viva. “Bisogna avere pazienza”, ribatte il medico. “Pazienza?” continua Alain, “ma io non ho fatto che aspettare, tutta la mia vita; aspettare che qualcosa succedesse, non so neanche io che cosa.”
“E quelle sue angosce?” riprende il medico, “le ha più avute?” Con la voce spossata della rassegnazione Alain risponde che “non sono momenti” e dopo una pausa, “è un’angoscia perpetua”. “Se saprà resistere ancora un po’, a poco a poco scompariranno; è questione di volontà”, replica il medico. Con lo sguardo accesso adesso Alain esclama: “contraddizione dottore!” e subito dopo, “come può fare appello alla mia volontà se il male è proprio al centro della mia volontà; ed è proprio quella che lei sta curando.”
Ecco, in poche, nette, parole Alain ha denunciato l’incoerenza profonda che attraversa l’idea di dipendenza come malattia che fa perdere il controllo volontario sull’uso delle sostanze. Come è possibile riabilitare, recuperare il controllo volontario se è quello che si nega al malato di dipendenza? Come è possibile ottenere la necessaria collaborazione del soggetto in un percorso di cura, verso la guarigione, se quel soggetto è visto per definizione come un individuo destituito del libero arbitrio, un soggetto senza autonomia e incapace di autocontrollo?
Le ricerche sulla relazione tra credenza sul libero arbitrio e controllo volontario del comportamento
Le indicazioni scientifiche sono assai chiare al proposito. Studi sperimentali indicano che le idee sul libero arbitrio modulano la forza e il funzionamento delle capacità di autocontrollo[i], e che minare la fiducia delle persone nel libero arbitrio diminuisce il controllo volontario del loro comportamento[ii]. Coerentemente è stato dimostrato in modo empirico che ridotti livelli di credenza nel libero arbitrio, nella libera volontà, sono associati a un più elevato uso di droghe, a un minor numero di tentativi di smettere e anche a un numero più elevato di tentativi infruttuosi[iii]. Ne abbiamo parlato estesamente in un precedente articolo di Psicoattivo, si veda qui.
Ma anche ciò che medici, psicologi e tutto il personale curante crede a proposito della volontà, dell’autocontrollo dei soggetti con dipendenza ha un profondo impatto sull’esito dei percorsi terapeutici. Studi empirici dimostrano che Il modo in cui gli operatori pensano alle capacità di cambiare e alla volontà delle persone in trattamento è cruciale nell’esito della riabilitazione[iv]. I pazienti cui il personale curante attribuisce maggiore volontà e motivazione guariscono di più e ciò accade anche quando questo giudizio è errato, perché basato sull’esito di test per l’autocontrollo appositamente manipolati, quando cioè effettivamente i pazienti più volonterosi e motivati sono in realtà come gli altri. Anche una semplice credenza inconsistente evidentemente determina nel personale curante atteggiamenti terapeutici più efficaci. Sul sito Psicoattivo c’è un approfondimento su questo tema, si veda qui.
La ricaduta e il suicidio di Alain

Alain quel giorno poi vagherà cercando aiuto da diversi amici. Non riuscirà a parlare della sua disperazione, né gli altri dimostreranno di comprenderla. Ricadrà nell’alcol bevendo in un bar il resto di un bicchiere lasciato al tavolo vicino, si ubriacherà. Tornerà in clinica e si ucciderà sparandosi al cuore, lasciando un biglietto.
“Io mi uccido perché voi non mi avete amato, perché io non vi ho amato. Mi uccido perché i rapporti tra noi erano allentati, per rinsaldarli. Lascerò su di voi una macchia indelebile. So bene che si vive meglio da morti che da vivi nella memoria degli amici. Voi non pensate a me, bene ora non vi dimenticherete più di me!”
(Je me tue parce que vous ne m’avez pas aimé, parce que je ne vous aipas aimés. Je me tue parce que nos rapports furent lâches, pourresserrer nos rapports. Je laisserai sur vous une tache indélébile. Je sais bienqu’on vit mieux mort que vivant dans la mémoire de ses amis. Vous ne pensiezpas à moi, eh bien, vous ne m’oublierez jamais!)
A questo link è possibile vedere la sequenza delle scene in cui si discute della guarigione e della volontà nell’alcolismo: https://youtu.be/7mQeG48q-3o
A questo link è possibile vedere la sequenza delle scene della ricaduta nel bere di Alain: https://youtu.be/0CpTt9ikA0M
Stefano Canali
Riferimenti Bibliografici
[i] G. Feldman, R.F. Baumeister, K.F.E. Wong, Free will is about choosing: The link between choice and the belief in free will. Journal of Experimental Social Psychology, 55 (2014), pp. 239-245; A.E. Monroe, B.F. Malle, From uncaused will to conscious choice: The need to study, not speculate about people’s folk concept of free will. Review of Philosophy and Psychology, 1 (2) (2010), pp. 211-224.
[ii] D. Rigoni, S. Kühn, G. Gaudino, G. Sartori, M. Brass, Reducing self-control by weakening belief in free will. Consciousness and Cognition, 21 (3) (2012), pp. 1482-1490.
[iii] A. J. Vonasch, C.J. Clark, S. Lau, K.D. Vohs, R.F. Baumeister, Ordinary people associate addiction with loss of free will. Addictive Behaviors Reports, 2017, 5, Pp. 56-66; T. Decorte, Drug Users’ Perceptions of ‘Controlled’ and ‘Uncontrolled’ Use. International Journal of Drug Policy 12 (4) (2001): 297–320.
[iv] Leake GJ, King AS. Effect of counselor’s expectations on alcoholic recovery. Alcohol Health Res World. 1977;11(3):16–22
