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Il fantasma della droga in Jean Cocteau e la memoria delle dipendenze

Amedeo Modigliani, Ritratto di Jean Cocteau, 1916

Artista eclettico e straordinario, poeta, romanziere, drammaturgo, regista, disegnatore, Jean Cocteau conobbe la dipendenza dall’oppio e per molti anni cerco di superarla, anche con due ricoveri per disintossicazione. Conobbe per questo pure le fatali, numerose, ricadute che flagellano e piegano la volontà e le forze di chi tenta di smettere.
La disintossicazione farmacologica non è cosa complessa, lunga e penosa come spesso si ritiene. Il cervello riesce a invertire i processi di neuroadattamento e di adattamento fisiologico alla sostanza in tempi relativamente brevi. Con l’astinenza, i sistemi dei neurotrasmettitori e gli apparati funzionali, come ad esempio il sistema endocrino, l’apparato digestivo, tornano a ripristinare gli equilibri precedenti alla dipendenza in poche settimane. Esistono sistemi di sostegno farmacologico alla disintossicazione che possono anche ulteriormente ridurre questo tempo.
Purtroppo questo percorso non conduce con certezza al superamento della dipendenza, anzi. Pur se del tutto liberi dalla morsa delle alterazioni chimiche, molecolari, fisiologiche indotte dalla sostanza psicoattiva, questi soggetti molto spesso ricadono. Gli stimoli ambientali (luoghi, odori, rumori), le esperienze, i pensieri, le sensazioni corporee, il piacere, le emozioni, certe persone, certi orari, certi gesti, azioni o situazioni e tutto ciò che in passato è stato associato, concomitante, unito al consumo delle sostanza, possono riattivare il desiderio, scatenare i sintomi dell’astinenza e avviare i comportamenti, talora in automatico, di ricerca e consumo. La dipendenza è infatti un apprendimento, lo stabilirsi di connessioni, di associazioni tra stimoli diversi, idee, emozioni, comportamenti. La dipendenza è allora memoria, una forma di memoria molto profonda, inscritta in regioni del cervello scarsamente accessibili alla coscienza e al controllo della volontà. Abbiamo descritto i meccanismi neurocognitivi della dipendenza come memoria e apprendimento patologico in diversi articoli sul sito Psicoattivo tra cui:

E la memoria delle sostanze e delle altre cose da cui possiamo dipendere è anche, in larga parte, una memoria inconscia, automatica, inafferrabile, fantasmatica. Un fantasma appunto. Un fantasma che abita la casa della nostra mente in recessi sconosciuti e che si manifesta secondo disegni e modi a noi inaccessibili. E come ogni altro fantasma della memoria, è un’ombra che ci accompagna fedele e feroce. È la forma sinistra che i cattivi ricordi allungano davanti a noi, perennemente riaccesi dai richiami delle minute e infinite cose che la memoria ha fissato testarda e imperscrutabile, attimo per attimo, vivendo.

Di questo fantasma implacabile parla Jean Cocteau in “Oppio. Diario di una cura” il libro cui lavorerà tra la fine del 1928 e la primavera del 1929, durante uno dei suoi ricoveri per disintossicarsi. Ecco il brano tradotto da me dal francese:

 

Jean Cocteau, Disegno da Opium

Quando un fumatore d’oppio completamente disintossicato fuma nuovamente, non sente più il disagio della prima intossicazione. Esiste, oltre agli alcaloidi e all’abitudine, uno spirito dell’oppio, un’abitudine impalpabile che sussiste nonostante la riabilitazione dell’organismo. Non dobbiamo prendere questo spirito per il rimpianto di un oppiomane tornato normale, sebbene questo rimpianto abbia una sua parte nella persistente seduzione dell’oppio. La droga morta lascia un fantasma. In certi momenti tormenta la casa.

 

 

Fantasma uguale agli altri spettri delle cose, delle persone amate e perdute cui nel passato abbiamo incautamente messo in mano e dedicato la nostra vita.

 

Questo il passaggio originale dal francese:

Jean Cocteau, Disegno da Opium

Un fumeur complètement désintoxiqué et qui refume, n’éprouve plus les malaises de la première intoxication. Il existe donc, en dehors des alcaloïdes et de l’habitude, un esprit de l’opium, une habitude impalpable qui subsiste malgré la refonte de l’organisme. Il ne faut pas prendre cet esprit pour le regret d’un opiomane redevenu normal, bien que ce regret comporte une part d’appel. La drogue morte laisse un fantôme. A certaines heures il hante la maison.

 

Stefano Canali

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