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Facilitare l’accesso e il mantenimento alla cura migliora la cura. Il caso HIV e dipendenze

Le persone che fanno uso di determinate sostanze stupefacenti, caratterizzate da metodi di assunzione più invasivi, sono esposte a un alto rischio di infezione dal virus dell’HIV. Come è noto, questo vale ad esempio per chi assume eroina per iniezione, una pratica in cui il rischio di contaminazione è molto alto, se non si rispettano rigide regole di igiene e prevenzione. Inoltre, chi fa uso reiterato di queste sostanze ha solitamente un più scarso contatto con i presidi sanitari e i sistemi di cura, sia quelli che trattano l’HIV, sia quelli che intervengono sul consumo problematico e sulla dipendenza. La distanza dai sistemi di cura e trattamento si traduce, inevitabilmente, in un alto tasso di mortalità all’interno di questa popolazione.

Sono stati diversi, nel corso degli anni, i tentativi di ridurre questo rischio, e forse ora si stanno cominciando ad ottenere i primi promettenti risultati: in un recente studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet, è stato infatti dimostrato come un protocollo di intervento, specificatamente strutturato per facilitare il trattamento dell’HIV e della dipendenza da sostanze illegali, può portare a una riduzione della mortalità di oltre il 50%. La ricerca è stata effettuata in tre Paesi in cui la diffusione dell’HIV tramite l’iniezione di droghe è ancora molto comune: Indonesia, Ucraina e Vietnam; l’equipe di ricerca ha reclutato 502 persone affette da HIV, di un’età compresa tra i 18 e 60 anni, dividendole in due gruppi: uno che riceveva il trattamento e un gruppo controllo, cioè persone che mantenevano stesso comportamento di prima.

Edgar Degas, Malinconia, 1847

Il protocollo di intervento della ricerca prevedeva l’aggiunta di una consulenza psicologica e sociale e un aiuto materiale (compilazione di pratiche, documenti, risposta a quesiti burocratici e tecnici) per l’accesso alle cure offerte dal sistema sanitario. Le persone reclutate per questa sperimentazione, inoltre, presentavano – a un anno dall’inizio del trattamento – una soppressione virale che rendeva il virus HIV praticamente non riscontrabile con gli esami del sangue.

Lo studio ha inoltre reclutato 800 persone senza HIV, che tuttavia facevano solitamente uso di sostanze stupefacenti insieme ai soggetti infetti. Su questo gruppo è stata riscontrata l’assenza di nuovi contagi, a differenza del gruppo controllo, in cui ci sono stati 7 nuovi casi nel corso dell’indagine. Ciò indica eloquentemente quanto l’approccio sperimentato, col sostegno psicosociale e l’aiuto materiale nell’approccio alle cure, vada ad influire non solo sulla salute dell’individuo, ma agisca in maniera efficace anche nella prevenzione della diffusione del virus.

“Le persone che sono affette da HIV e che si iniettano droghe incontrano spesso molti ostacoli nel cominciare e aderire in modo proficuo ai trattamenti- spiega il Prof. Fauci, Direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), ente che ha cofinanziato, insieme al National Institute on Drug Abuse (NIDA), la ricerca- Questo studio dimostra come, attraverso una guida e un processo di aiuto continuo, le stesse persone sono tuttavia in grado di raggiungere alti livelli di soppressione di HIV, e di ridurre drasticamente il tasso di mortalità”.

Il sostegno psicosociale e gli aiuti materiali per stare nella cura sono parte della cura

È evidente che questo approccio di sostegno e aiuto materiale può produrre significativi risultati nel trattamento di altri tipi di disturbi fisici e soprattutto comportamentali, come le dipendenze. Bisognerebbe avere più cura dei molti aspetti diversi che entrano in gioco nella cura, come abbiamo scritto in altri post, pure perché curare meglio e in modo più compassionevole fa bene anche a chi cura. Molto spesso le problematiche psicologiche, economiche, le abilità materiali che rappresentano allo stesso tempo le cause, i sintomi e le conseguenze negative di queste condizioni patologiche costituiscono pure il principale ostacolo che i malati incontrano verso il contatto coi sistemi di cura e per restare in trattamento, per non abbandonare la terapia. Il sostegno psicosociale è o dovrebbe essere ormai un elemento universale nel trattamento delle dipendenze. Meno attenzione purtroppo viene invece riservata a tutte le mille difficoltà materiali e organizzative, alle fatiche, cui va incontro chi deve curarsi. Nella concreta vita degli individui che per loro sfortuna devono rivolgersi ai concreti sistemi di cura, si incontrano mille ostacoli piccoli e grandi che rendono complesso e talora estenuante l’individuazione, l’inizio e la prosecuzione di un trattamento terapeutico, già difficile in sé, considerato che chi cerca una cura è perché si trova in uno stato di disagio e relativa disabilità. Si pensi ad esempio a: le difficoltà a reperire, comprendere e produrre informazioni, indicazioni e regole delle amministrazioni sanitarie (nel caso delle dipendenze spesso anche quella della giustizia); le difficoltà nel trovare tempo ed energie o aiuto per raggiungere il presidio di cura e avere il trattamento in mezzo a tutti gli altri impegni quotidiani e lavorativi; le difficoltà nel trovare e usare i mezzi di trasporto per arrivare al presidio di cura; l’oggettiva difficoltà di comprendere bene, dai documenti, obblighi e diritti durante il trattamento e molto altro ancora.. Una serie di cose molto ardue da gestire per chi non ha problemi psicologici e di comportamento e che spesso diventano ingestibili da chi è costretto a vivere i mille problemi con l’organizzazione delle cose, del tempo, con gli obbiettivi a lungo termine, con i soldi, con le persone e tutte le altre difficoltà che caratterizzano una condizione di dipendenza.

Bisognerebbe per questo considerare che l’aiuto materiale nell’accesso alla cura e nella gestione di tutte le complessità conseguenti a stare in una cura è parte della cura, e parte importante, non un complemento di cui si può fare a meno.

Stefano Canali e Marcello Turconi

Riferimenti Bibliografici

WC Miller, et al. A scalable, integrated intervention to engage people who inject drugs in HIV care and medication-assisted treatment: A randomized, controlled vanguard trial (HPTN 074). The Lancet DOI: 10.1016/S0140-6736(18)31487-9 (2018).

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