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Comportamenti prosociali, altruismo, salute e benessere psicologico

Aiutare gli altri fa bene alla salute, migliora le performance cognitive e ci permette di imparare più in fretta e di affinare le nostre decisioni

Aiutare gli altri fa bene alla salute, migliora le performance cognitive e ci permette di imparare più in fretta e di affinare le nostre decisioni

I comportamenti prosociali, di cura e aiuto rivolto agli altri, sono correlati all’attivazione di quadri neuroendocrini che interferiscono con l’innesco della risposta allo stress e con gli effetti neurotossici da cortisolo (Brown et al. 2015[i]). Inoltre, l’attivazione neuroendocrina correlata ai comportamenti prosociali include il rilascio di ossitocina: un neurormone implicato nell’organizzazione delle cure parentali, nei processi di attaccamento e nell’altruismo. Ne parla la dottoressa Marsh, psichiatra tedesca dell’Università Carl von Ossietzky Oldenburg, in un recente studio pubblicato a dicembre dei 2021 su Neuroscience & Biobehavioral Reviews[ii]. L’ossitocina, chiamato anche “ormone dell’amore”, tende ad abbassare i livelli di cortisolo, e inibisce il rilascio di Interleuchina 6 (Szeto et al., 2013[iii]), una citochina che svolge funzione di messaggero del sistema immunitario implicato nell’infiammazione. Allo stesso tempo, l’ossitocina sembra ridurre la paura e l’ansia e modulare in positivo l’umore (Matsuzaki et al. 2012[iv]).

In altre parole: aiutare gli altri fa bene al nostro cervello. Ma non è tutto. La ricerca sperimentale sta dimostrando che i comportamenti cooperativi, di aiuto ed empatici modulano positivamente anche i meccanismi del controllo volontario del comportamento, incidendo così sui livelli di efficienza ed efficacia delle funzioni esecutive e di conseguenza sulle capacità di adattamento e di apprendimento, sulle performance cognitive e sulla competenza in termini di autocontrollo e facoltà di perseguire con successo obiettivi a lungo termine.

È quanto emerge da un recente studio condotto da Lukas Lengersdorff [v]e altri ricercatori dell’Università di Vienna link che suggerisce come la nostra propensione alla socialità possa aiutarci ad apprendere più velocemente e a migliorare le capacità decisionali.

Lo studio di Lengersdorff

Esperimenti precedenti hanno dimostrato che l’interesse personale (come la possibilità di vincere un premio in denaro) può essere un buon incentivo per imparare in fretta le regole di un gioco, o per mettere da parte un comportamento negativo. A quanto pare, però, basta l’idea che qualcuno si faccia male a cambiare le carte in tavola. I partecipanti allo studio di Lengersdorff sono stati monitorati con uno scanner fMRI mentre erano impegnati in un gioco che consiste nell’imparare quali scelte portano a innocue scossette elettriche e quali a stimoli ben più dolorosi. Le performance ottimali – ovvero quelle che hanno comportato il minor carico di dolore – non sono state quelle di chi ha dovuto imparare la differenza sulla propria pelle, bensì quelle di chi ha dovuto compiere questa scelta per conto di un altro.

Il cervello sociale

Quando ci si assume questa responsabilità, spiegano i ricercatori, viene attivato anche il cosiddetto “cervello sociale”, ovvero la regione implicata nella valutazione delle emozioni altrui. La collaborazione tra questa regione e la corteccia prefrontale ventromediale, legata invece ai processi decisionali, potrebbe essere stata la chiave per migliorare la performance dei partecipanti che si sentivano in dovere di proteggere un altro giocatore dalle conseguenze dei loro errori.

Prove dell’efficacia dei comportamenti prosociali

I meccanismi neuroendocrini alla base dei comportamenti prosociali spiegano perché aiutare, prendersi cura degli altri serva a contrastare l’azione dello stress sulla salute fisica e psicologica. Ad esempio, uno studio sperimentale ha accertato che garantire supporto emotivo al partner riduce lo stress percepito e i livelli di cortisolo (Floyd, 2006[vi]). Aiutare un amico o un parente sembra accelerare il recupero dalla depressione in seguito alla perdita del coniuge (Brown et al. 2015[vii]). Un importante studio longitudinale sui fattori associati alla mortalità ha dimostrato che l’esposizione a eventi di vita stressanti non è correlata al rischio di mortalità per le persone che hanno prestato aiuto nell’ultimo anno, mentre gli eventi di vita stressanti sono fortemente correlati al rischio di mortalità per coloro che non hanno aiutato gli altri (Poulin et al., 2012[viii]).

Numerose ricerche inoltre dimostrano che il comportamento prosociale migliora l’umore in chi aiuta; in particolare, sembra dare sollievo a stati negativi come la tristezza, l’angoscia e il senso di colpa. Altri studi suggeriscono che il comportamento prosociale riduca il carico di malattia, rende cioè più resistenti alle infezioni e agli altri fattori patogeni. I comportamenti altruistici e socialmente orientati correlano con più elevati livelli di salute psicologica e sono predittori di salute psicologica (Schwartz et al., 2003[ix]) e maggiore longevità.

Il volontariato

Questi risultati sono coerenti con le numerose ricerche sugli effetti somatici e psicologici della partecipazione ad azioni di volontariato, le quali dimostrano che l’atto stesso di aiutare migliora la salute di chi lo compie (Jenkinson et al., 2013)[x] e produce una intrinseca gratificazione (Ynon e Landau, 1987[xi]), che i volontari sono maggiormente soddisfatti della loro vita, più felici, soffrono meno condizioni patologiche, hanno relazioni più stabili e soddisfacenti, livelli occupazionali migliori (Okun MA et al., 2010)[xii]

Dunque, i comportamenti prosociali hanno impatto importante sulla vita emotiva, sulla salute fisica e sul benessere psicologico e sono inestricabilmente connessi ai processi che organizzano, regolano e mediano l’espressione dei comportamenti morali: la cognizione morale, le emozioni morali e l’identità morale. I meccanismi e le funzioni al centro dei comportamenti prosociali sono per questo non soltanto fattori cruciali lungo tutto l’arco della vita di un individuo, ma anche ingredienti fondamentali per il sano funzionamento dei gruppi sociali nei diversi contesti e nel loro insieme. Per questa ragione sono in grado di innescare un circolo virtuoso in cui prosocialità e senso di appartenenza si rafforzano reciprocamente e circolarmente.

Egoisti o altruisti?

Quindi, con buona pace di Richard Dawkins, biologo inglese autore del saggio ‘Il gene egoista’ (Mondadori), non c’è ragione perché la nostra natura di “macchine da sopravvivenza” non contempli anche il benessere degli altri.

[i] Stephanie L. Brown, R. Michael Brown, Connecting prosocial behavior to improved physical health: Contributions from the neurobiology of parenting, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, Volume 55, 2015, Pages 1-17, ISSN 0149-7634, https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2015.04.004. (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0149763415001001 )

[ii] Marsh N, Marsh AA, Lee MR, Hurlemann R. Oxytocin and the Neurobiology of Prosocial Behavior. Neuroscientist. 2021 Dec;27(6):604-619. doi: 10.1177/1073858420960111. Epub 2020 Sep 26. PMID: 32981445; PMCID: PMC8640275.

[iii] Angela Szeto, Maria A. Rossetti, Armando J. Mendez, Crystal M. Noller, Edward E. Herderick, Julie A. Gonzales, Neil Schneiderman, Philip M. McCabe, Oxytocin administration attenuates atherosclerosis and inflammation in Watanabe Heritable Hyperlipidemic rabbits, Psychoneuroendocrinology, Volume 38, Issue 5, 2013, Pages 685-693, ISSN 0306-4530, https://doi.org/10.1016/j.psyneuen.2012.08.009 (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0306453012003009 )

[iv] Matsuzaki, M., Matsushita, H., Tomizawa, K. et al. L’ossitocina: un bersaglio terapeutico per i disturbi mentali. J Physiol Sci 62, 441–444 (2012). https://doi.org/10.1007/s12576-012-0232-9

[v] Lukas L. Lengersdorff , Isabella C. Wagner , Patricia L. Lockwood e Claus Lamm, When implicit prosociality trumps selfishness: the neural valuation system underpins more optimal choices when learning to avoid harm to others than to oneself, Journal of Neuroscience 16 settembre 2020, 40 (38) 7286-7299; DOI: https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.0842-20.2020

[vi] Kory Floyd (2006) Human Affection Exchange: XII. Affectionate Communication is Associated with Diurnal Variation in Salivary Free Cortisol, Western Journal of Communication, 70:1, 47-63, DOI: 10.1080/10570310500506649

[vii] Stephanie L. Brown, R. Michael Brown, Connecting prosocial behavior to improved physical health: Contributions from the neurobiology of parenting, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, Volume 55, 2015, Pages 1-17, ISSN 0149-7634, https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2015.04.004 . (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0149763415001001 )

[viii] Michael J. Poulin, E. Alison Holman, Helping hands, healthy body? Oxytocin receptor gene and prosocial behavior interact to buffer the association between stress and physical health, Hormones and Behavior, Volume 63, Issue 3, 2013, Pages 510-517, ISSN 0018-506X, https://doi.org/10.1016/j.yhbeh.2013.01.004. (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0018506X13000202 )

[ix] Schwartz C, Meisenhelder JB, Ma Y, Reed G. Altruistic social interest behaviors are associated with better mental health. Psychosom Med. 2003 Sep-Oct;65(5):778-85. doi: 10.1097/01.psy.0000079378.39062.d4. PMID: 14508020.

[x] Jenkinson et al.: Is volunteering a public health intervention? A systematic review and meta-analysis of the health and survival of volunteers. BMC Public Health 2013 13:773

[xi] Yinon, Y., & Landau, M. O. (1987). On the reinforcing value of helping behavior in a positivemood. Motivation and Emotion, 11 (1), 83-93

[xii] Okun MA, August KJ, Rook KS, Newsom JT. Does volunteering moderate the relation between functional limitations and mortality?. Soc Sci Med. 2010;71(9):1662-1668. doi:10.1016/j.socscimed.2010.07.034

 

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