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Amore, contatto fisico e sincronizzazione cerebrale

Egli mi toccò, così io vivo per sapere
Che un tale giorno, così Accettata –
Indugiai – sul suo petto –

Era uno spazio illimitato per me
E reso silenzioso, come l’imponente Mare
Rende tranquille le insignificanti correnti.

E ora, sono diversa da prima,

Come se respirassi un’aria superiore –
O mi muovessi leggera in Vesti Regali –
I miei piedi, anche, che tanto vagarono –
Il mio volto da Zingara – trasfigurati ora –
A più tenera Fama 

Così scriveva Emily Dickinson nel 1826 per raccontare la metamorfosi amorosa provocata da un tocco, un contatto fisico, forse anche solo fuggevole.

Ciò che mirabilmente riporta la Dickinson è esperienza comune, e oggi la ricerca scientifica sta dimostrando sperimentalmente che il contatto fisico interpersonale, tenersi la mano, accarezzarsi, abbracciarsi, gioca un ruolo chiave nella creazione e nel mantenimento dei rapporti affettivi, nell’amicizia e soprattutto nei legami di coppia del rapporto amoroso.

 

Il contatto fisico Interpersonale e la salute psicofisica

Mary Cassatt, Mother and Child, 1880

Il contatto fisico interpersonale è d’altra parte una delle prime forme di comunicazione umana sia dal punto di vista evoluzionistico che sul piano dello sviluppo individuale. I benefici del contatto fisico sono ampiamente dimostrati a partire dalle interazioni madre-bambino (Gallace e Spence 2010[i]) ma anche per la salute fisica e mentale degli adulti in relazione tra di loro: familiari, amici, coniugi, partner in legami sentimentali (Debrot et al. 2013[ii]; McGlone et al. 2014[iii]). Studi sperimentali hanno dimostrato ad esempio che il contatto interpersonale, dandosi semplicemente la mano, può ridurre significativamente la reattività cardiovascolare allo stress e il rilascio di cortisolo che si verifica durante esperienze stressanti rispetto al supporto vocale o all’assenza di sostegno (Ditzen et al. 2007; Jakubiak e Feeney 2016). Altre recenti indagini stanno dimostrando che il contatto fisico, in particolare tenersi per mano, è in grado di promuovere l’analgesia (Lopez-Sola et al. 2019[iv]), ridurre cioè il dolore nelle persone sofferente, ma allo stesso tempo attenuare i correlati fisiologici dello stress in chi si sta prestando questa semplice attenzione (Reddan et al. 2020[v]).

 

Il contatto fisico, i rapporti amorosi e la sincronizzazione interpersonale

È evidentemente noto che i partner dei rapporti amorosi si toccano più frequentemente rispetto agli individui in altre relazioni strette (Guerrero 1997[vi]). E ciò chiaramente suggerisce che il contatto interpersonale gioca un ruolo più centrale nelle relazioni sentimentali rispetto ad altri rapporti stretti.

Ricerche recenti suggeriscono che il legame nelle relazioni d’amore è associato a un meccanismo biologico che riorganizza i processi fisiologici e neurali della coppia ed è contrassegnato dalla sincronizzazione interpersonale su più domini psicologici e biologici (Feldman 2017[vii]). Ad esempio è stato dimostrato che nelle coppie l’attività elettrodermica e le frequenze cardiache e respiratorie si sincronizzano mentre i partner si tengono la mano (Chatel-Goldman et al. 2014[viii]). Più in generale numerosi studi hanno indicato una più elevata sincronizzazione delle attività cerebrali nelle coppie legate da un rapporto d’amore rispetto a coppie di soggetti legati da altri tipi di rapporto o tra loro sconosciuti (Anders et al. 2011[ix]; Muller and Lindenberger 2014[x]; Kinreich et al. 2017; Pan et al. 2017[xi]; Goldstein et al. 2018[xii]).

Il meccanismo neurocognitivo con cui il contatto interpersonale contribuisce a creare, saldare e tener vivi i legami di coppia non è ancora chiaro. Una recente indagine sperimentale ha provato a verificare l’ipotesi che sia la sincronizzazione neurale interpersonale (SNI) presente durante il contatto fisico a rappresentare uno dei principali ingredienti attivi dei legami di coppia nei rapporti d’amore (Long et al. 2020[xiii]).

 

Che cos’è la sincronizzazione neurale interpersonale

Nella sincronizzazione neurale interpersonale avviene una sorta di messa in fase, di accoppiamento, di coincidenza delle attività cerebrali di individui diversi. L’osservazione di questo fenomeno è stata resa possibile dal 2002 quando Read Montague e il suo gruppo di ricerca hanno introdotto il cosiddetto hyperscanning per la misurazione simultanea delle attivazione cerebrali in due soggetti interagenti (Montague et al., 2002[xiv]).

In questi ultimi anni sono stati impiegati una varietà di paradigmi sperimentali per valutare la sincronia cerebrale tra due persone utilizzando fMRI (risonanza magnetica funzionale), EEG (elettroencefalografia) e fNIRS (spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso). Per mezzo di questi protocolli sperimentali si è osservato, tra gli altri, che la sincronizzazione neurale interpersonale tende a stabilirsi: 1) durante l’ascolto di storie (Stephens et al., 2010[xv]; Liu et al., 2017[xvi]) e la visione di film in coppia (Hasson et al., 2004[xvii]); 2) con l’imitazione diretta dei gesti della mano (Dumas et al., 2010[xviii]); 3) con lo sguardo diretto in un compito di attenzione congiunta (Saito et al., 2010[xix]); 4) con il coordinamento dei tempi di risposta (Cui et al., 2012[xx]; Hu et al., 2017[xxi]); 5) cantando in coppia (Osaka et al., 2015[xxii]); 6) giocando a Jenga (Liu et al., 2016[xxiii]) e in giochi cooperativi; 7) prendendo decisioni condivise. I risultati di questi studi hanno generalmente evidenziato che la sincronizzazione neurale interpersonale durante l’interazione sociale si stabilisce soprattutto in alcune regioni della corteccia cerebrale prefrontale, l’area del cervello che presiede ai processi cognitivi più complessi, alla regolazione volontaria del comportamento, ai comportamenti sociali. Altri studi hanno prodotto risultati simili osservando due persone conversare liberamente (Jiang et al., 2012, 2015[xxiv]) e anche analizzando la sincronizzazione cerebrale nelle interazioni sociali al di fuori del tipico contesto di laboratorio (Lindenberger et al., 2009[xxv]; Dikker et al., 2017[xxvi];).

 

La sincronizzazione neurale interpersonale come base biologica dei rapporti affettivi: il primato del contatto fisico

Torniamo ora all’ipotesi che la sincronizzazione neurale interpersonale (SNI) durante il contatto fisico interpersonale sia un fattore fondamentale dei legami di coppia nei rapporti amorosi. Per testare questa ipotesi, e utilizzando hyperscanning basato su spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso, i ricercatori hanno misurato la sincronizzazione neurale interpersonale in due diversi gruppi di coppie: a) coppie eterosessuali legate da un rapporto d’amore e b) coppie di amici di sesso opposto. Entrambi i gruppi di coppie sono stati sottoposti a diverse sessioni di misurazione tra cui le due principali situazioni sperimentali: a) mentre parlavano tra di loro guardandosi negli occhi; b) mentre si tenevano la mano. I risultati hanno mostrato che in entrambi i gruppi la sincronizzazione neurale cresceva con le due diverse interazioni. Ma nelle coppie legate dal rapporto amoroso si registrava una più elevata sincronizzazione nei cervelli durante la sessione “mano nella mano” rispetto a quella di comunicazione vocale. Lo studio ha indicato che la sincronizzazione sembra avvenire soprattutto tra i sistemi neurali che mediano i processi sensomotori e la mentalizzazione, intesa come capacità di rappresentare l’attività mentale degli altri e la propria. Inoltre, i dati suggeriscono che la misura della sincronizzazione neurale interpersonale correla coi livelli di intensità del rapporto affettivo: maggiore è il livello di amore riferito dai partner, più elevata la sincronizzazione tra i due cervelli. Infine, i risultati hanno anche mostrato che i livelli di empatia maschile modulano positivamente sia l’associazione tra l’aumento della sincronizzazione neurale indotta dal contatto fisico e sia l’intensità dell’amore dichiarata dalla coppia. Ciò potrebbe significare che più di quella manifestata dalle donne nelle coppie partecipanti, sia l’empatia maschile a giocare un ruolo fondamentale nella sincronizzazione neurale e nell’intensità riferita del legame affettivo.

Nel loro complesso, questi risultati supportano l’idea che la sincronizzazione neurale durante il contatto interpersonale sia una delle basi biologiche dei rapporti affettivi e suggeriscono che l’empatia gioca un ruolo modulatorio nel meccanismo neurocognitivo che media gli effetti psicologici e fisiologici del contatto fisico interpersonale soprattutto nei legami di coppia.

 

Una riflessione sul distanziamento interpersonale per il contenimento del Covid-19

I risultati di questo studio e delle numerose indagini sperimentali pubblicate sul rapporto tra contatto fisico interpersonale e benessere psicofisico sollecitano inevitabilmente una riflessione relativa al momento storico che stiamo vivendo. In questo prolungato periodo di distanziamento interpersonale causato dalla pandemia da covid-19, con la limitazione dei contatti fisici, stiamo perdendo una parte cospicua degli ingredienti che contribuiscono a determinare la nostra salute fisica e mentale. Questa privazione si aggiunge a quelle imposte dalle riduzioni della possibilità di fare esercizio fisico, di spostarsi per vivere momenti immersi nella natura; si somma allo smantellamento delle normali routine sociali fuori casa, all’aumento della compresenza di più persone in spazi domestici ristretti, alla diminuzione di stimoli ambientali e sociali nuovi. Ho parlato del ruolo di questi elementi per la salute fisica e mentale in diversi precedenti articoli. Si veda ad esempio: http://www.psicoattivo.com/lesercizio-fisico-potenzia-lautocontrollo-e-le-funzioni-esecutive/

http://www.psicoattivo.com/sport-autocontrollo-regolazione-delle-emozioni-meccanismi-neurobiologici/

http://www.psicoattivo.com/terapie-da-esposizione-alla-natura-per-il-trattamento-delle-dipendenze/

http://www.psicoattivo.com/a-casa-per-il-coronavirus-esercizi-per-alleviare-il-senso-di-isolamento-sociale/

Gli effetti patogeni di queste limitazioni sono stati già rilevati da numerosi studi empirici in diversi stati e si manifesteranno più chiaramente nel tempo soprattutto nei bambini e nei giovani. La necessità di certi provvedimenti per il contenimento della diffusione dell’infezione non è da discutere. Ma certamente le restrizioni imposte ai comportamenti e alle interazioni sociali vanno modulate contemplando tutte le variabili che concorrono a determinare la salute e la malattia individuale, le funzioni e le disfunzioni sociali. Come ogni decisione complessa, anche le politiche per il covid devono risultare dalla composizione di tutti i tipi di vantaggi e svantaggi, nell’immediato e nel futuro. Giustamente, per inderogabili necessità economiche e produttive, certe limitazioni sono state parzialmente rimosse anche attraverso l’adozione di protocolli in grado di garantire una sicurezza adeguata. Sarebbe necessario che questo sforzo venisse fatto anche per il recupero, pure solo parziale, di forme di comportamenti, attività e socializzazione essenziali per la vita individuale e collettiva, soprattutto dei giovani, almeno quanto i processi produttivi.

Stefano Canali

 

Riferimenti bibliografici

[i] Gallace A, Spence C. 2010. The science of interpersonal touch: an overview. Neurosci Biobehav Rev. 34:246–259.

[ii] Debrot A, Schoebi D, Perrez M, Horn AB. 2013. Touch as an interpersonal emotion regulation process in couples’ daily lives: the mediating role of psychological intimacy. Personal Soc Psychol Bull. 39:1373–1385

[iii] McGlone F, Wessberg J, Olausson H. 2014. Discriminative and affective touch: sensing and feeling. Neuron. 82:
737–755.

[iv] Lopez-Sola M, Geuter S, Koban L, Coan JA, Wager TD. 2019. Brain mechanisms of social touch-induced analgesia in females. Pain. 160:2072–2085

[v] Reddan MC, Young H, Falkner J, López-Solà M, Wager TD. Touch and social support influence interpersonal synchrony and pain. Soc Cogn Affect Neurosci. 2020 Nov 10;15(10):1064-1075.

[vi] Guerrero LK. 1997. Nonverbal involvement across interactions with same-sex friends, opposite-sex friends and romantic partners: consistency or change. J Soc Pers Relat. 14:31–58.

[vii] Feldman R. 2016. The neurobiology of mammalian parenting and the biosocial context of human caregiving. Horm Behav. 77:3–17

[viii] Chatel-Goldman J, Congedo M, Jutten C, Schwartz J-L. 2014. Touch increases autonomic coupling between romantic partners. Front Behav Neurosci. 8:95–95.

[ix] Anders S, Heinzle J, Weiskopf N, Ethofer T, Haynes JD. 2011. Flow of affective information between communicating brains. NeuroImage. 54:439–446.

[x] Muller V, Lindenberger U. 2014. Hyper-brain networks support romantic kissing in humans. PLoS One. 9:e112080.

[xi] Pan Y, Cheng X, Zhang Z, Li X, Hu Y. 2017. Cooperation in lovers: an fNIRS-based hyperscanning study. Hum Brain Mapp. 38:831–841.

[xii] Goldstein P, Weissman-Fogel I, Dumas G, Shamay-Tsoory SG. 2018. Brain-to-brain coupling during handholding is associated with pain reduction. Proc Natl Acad Sci U S A. 115:E2528–E2537

[xiii] Yuhang Long, Lifen Zheng, Hui Zhao, Siyuan Zhou, Yu Zhai, Chunming Lu, Interpersonal Neural Synchronization during Interpersonal Touch Underlies Affiliative Pair Bonding between Romantic Couples, Cerebral Cortex, , bhaa316

[xiv] Montague P.R., Berns G.S., Cohen J.D., et al. (2002). Hyperscanning: simultaneous fMRI during linked social interactions. NeuroImage, 4(16), 1159–64.

[xv] Stephens G.J., Silbert L.J., Hasson U. (2010). Speaker–listener neural coupling underlies successful communication. Proceedings of the National Academy of Sciences, 107(32), 14425–3010.1073/pnas.1008662107.

[xvi] Liu N., Mok C., Witt E.E., Pradhan A.H., Chen J.E., Reiss A.L. (2016). NIRS-based hyperscanning reveals inter-brain neural synchronization during cooperative jenga game with face-to-face communication. Frontiers in Human Neuroscience, 10, 10.3389/fnhum.2016.00082.

[xvii] Hasson U., Nir Y., Levy I., Fuhrmann G., Malach R. (2004). Intersubject synchronization of cortical activity during natural vision. Science, 303(5664), 1634–4010.1126/science.1089506.

[xviii] Dumas G., Nadel J., Soussignan R., Martinerie J., Garnero L. (2010). Inter-brain synchronization during social interaction. PloS One, 5(8), e12166. 10.1371/journal.pone.0012166.

[xix] Saito D.N., Tanabe H.C., Izuma K., et al. (2010). “Stay tuned”: inter-individual neural synchronization during mutual gaze and joint attention. Frontiers in Integrative Neuroscience, 4, 127.10.3389/fnint.2010.00127.

[xx] Cui X., Bryant D.M., Reiss A.L. (2012). NIRS-based hyperscanning reveals increased interpersonal coherence in superior frontal cortex during cooperation. NeuroImage, 59(3), 2430–710.1016/j.neuroimage.2011.09.003.

[xxi] Hu Y., Hu Y., Li X., Pan Y., Cheng X. (2017). Brain-to-brain synchronization across two persons predicts mutual prosociality. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 12(12), 1835–4410.1093/scan/nsx118.

[xxii] Osaka N., Minamoto T., Yaoi K., Azuma M., Shimada Y.M., Osaka M. (2015). How two brains make one synchronized mind in the inferior frontal cortex: fNIRS-based hyperscanning during cooperative singing. Frontiers in Psychology, 6, 10.3389/fpsyg.2015.01811.

[xxiii] Liu N., Mok C., Witt E.E., Pradhan A.H., Chen J.E., Reiss A.L. (2016). NIRS-based hyperscanning reveals inter-brain neural synchronization during cooperative jenga game with face-to-face communication. Frontiers in Human Neuroscience, 10, 10.3389/fnhum.2016.00082.

[xxiv] Jiang J., Chen C., Dai B., et al. (2015). Leader emergence through interpersonal neural synchronization. Proceedings of the National Academy of Sciences, 112(14), 4274–910.1073/pnas.1422930112. Jiang J., Dai B., Peng D., Zhu C., Liu L., Lu C. (2012). Neural synchronization during face-to-face communication. The Journal of Neuroscience: The Official Journal of the Society for Neuroscience, 32(45), 16064–910.1523/JNEUROSCI.2926-12.2012.

[xxv] Lindenberger U., Li S.-C., Gruber W., Müller V. (2009). Brains swinging in concert: cortical phase synchronization while playing guitar. BMC Neuroscience, 10(1), 22.10.1186/1471-2202-10-22.

[xxvi] Dikker S., Wan L., Davidesco I., et al. (2017). Brain-to-brain synchrony tracks real-world dynamic group interactions in the classroom. Current Biology, 0(0). 10.1016/j.cub.2017.04.002.

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