Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni, scriveva Oscar Wilde, sottolineando la prepotenza seduttiva delle cose che sembrano promettere piacere.
Quante volte ci siamo trovati a promettere a noi stessi di evitare il dolce dopo cena o che di iniziare una dieta “lunedì prossimo”, solo per cedere alla tentazione al primo stimolo appetitoso? Questo comportamento riflette una dinamica psicologica radicata nel cervello umano: siamo naturalmente portati a preferire ricompense immediate rispetto a benefici futuri, anche quando siamo consapevoli che sarebbe meglio aspettare.
La scienza definisce questo meccanismo “svalutazione temporale” o temporal discounting. Più un piacere, una ricompensa sono lontani nel tempo, meno valore gli attribuiamo. Il cervello umano sembra progettato per dare priorità al presente, un retaggio evolutivo che ci ha aiutato a sopravvivere quando le risorse erano scarse. Oggi, però, questo retaggio può diventare un ostacolo, specialmente quando si tratta di prendere decisioni a lungo termine sulla nostra salute o il benessere economico.

Le dipendenze come miopia per il futuro e ipersensibilità verso il presente
Un esempio classico di questo conflitto riguarda il consumo di sostanze psicoattive. Pensiamo a un fumatore. Sa perfettamente che smettere di fumare gli porterà vantaggi, piaceri, futuri, come una migliore salute e un gran risparmio economico. Tuttavia, spesso quando esposto all’odore del fumo o a una sigaretta che gli viene offerta dopo un pasto, finisce per cedere alla tentazione, al piacere immediato. Perché accade?
Le neuroscienze indicano che le scelte legate a gratificazioni immediate dipendono principalmente dalle potenti e primitive aree emotive, impulsive, motivazionali del cervello, nonché dai centri che mediano le abitudini e i comportamenti automatizzati. Diversamente, le scelte orientate verso benefici futuri sembrano originarsi dalle aree prefrontali del cervello coinvolte nei processi riflessivi, nell’autocontrollo e nella pianificazione. La capacità di orientare e dare forza a una direzione di comportamento di queste aree sembra purtroppo significativamente più debole rispetto a quella delle aree emotive e impulsive. Anche per questo la ragione spesso soccombe alle componenti affettive, alle emozioni e alle pulsioni.
Inoltre, quando un individuo immagina la sua vita nel futuro, come sarà, cosa desidererà, in che modo vivrà, le aree cerebrali attivate sono quelle della giunzione temporo-parietale, vale a dire le zone che tipicamente si attivano nel momento in cui un individuo mentalizza, cioè, tra gli altri, cerca di rappresentare nella sua mente le intenzioni desideri gli stati d’animo gli stati psicologici di un’altra persona. Ciò evidentemente indica che immaginare il nostro futuro significa immaginare in qualche modo un tempo che appartiene a un altro, qualcosa che non ci appartiene, che ci interessa relativamente. Da qui la relativa debolezza delle forze motivazionali suscitate dalle buone ragioni future.
L’Io narrativo: un ponte tra presente e futuro
Un modo per superare questa “miopia temporale” è quello di costruire una narrazione personale che dia coerenza tra le decisioni prese oggi e i benefici che ne deriveranno domani. Il filosofo della mente Daniel Dennett descrive l’Io come un “centro di gravità narrativa”, un fulcro e una trama che tengono insieme le diverse versioni di noi stessi – il Sé passato, il Sé presente, il Sé futuro, e i Sé che abitano i diversi contesti della nostra vita. Si potrebbe dire, come ho scritto in un post precedente, che ognuno di noi è una specie di coalizione di coscienze e agenti multipli.
Una articolata, coerente e consapevole struttura narrativa è essenziale per il controllo di sé. Se riusciamo a raccontare una storia coerente del nostro io futuro, possiamo percepire quel “noi”, soprattutto il sé futuro, come qualcosa che ci appartiene maggiormente, come qualcuno a cui teniamo, al pari di un amico o un familiare. Non è un caso peraltro che le persone che svalutano meno il futuro abbiano capacità empatiche più elevate, soprattutto per quanto riguarda l’empatia affettiva, quella che ci permette di riprodurre e vivere in noi le emozioni che vediamo negli altri. In ogni caso si tratta di dare forma a nuove narrative della propria vita che preludano a pagine future più felici, meno rischiose. Le terapie narrative lavorano proprio su questo principio, aiutando le persone a riscrivere la propria storia personale per rafforzare la motivazione e il controllo sugli impulsi.
Ho approfondito questi argomenti nei post:
La molteplicità dell’Io, l’identità narrativa e le terapie narrative
Consigli pratici per allenare il pensiero futuro
- Immagina e scrivi nel modo più vivido e preciso possibile il tuo io futuro – Visualizza te stesso tra cinque o dieci anni. Quali obiettivi avrai raggiunto? Come vivrai? Con chi? Dove abiterai? Che lavoro farai? Quali possibilità materiali avrai? Come sarà la tua salute? Cosa potrai fare e non fare? Quali benefici desideri ottenere dalle tue scelte di oggi?
- Crea promemoria visivi – Usa foto, note motivazionali o promemoria esposti in punti diversi della casa, sul luogo di lavoro, come notifiche sullo smartphone o sul pc per ricordarti ogni giorno i tuoi obiettivi a lungo termine.
- Usa la tecnica del “pre-commitment” – Impegnati pubblicamente con amici o familiari per rispettare le tue promesse. Gli impegni sociali aumentano la probabilità di successo.
- Praticare esercizi che addestrino e sviluppino l’empatia, ad esempio la meditazione di gentilezza amorevole o la meditazione di compassione. Potenziare l’empatia significa diventare più empatici verso il notro sé futuro e quindi più capaci di impegnarci nel presente per il nostro bene futuro.
Non vi è altro modo di liberarsi da una tentazione che di soccombere ad essa. Se resistete, l’anima vostra si ammalerà di desiderio per quelle cose che le sono state rifiutate, ha scritto Oscar Wilde insistendo sulla forza spesso soverchiante delle tentazioni, sull’inefficacia delle strategie di soppressione degli impulsi. Ma la forza di una tentazione dipende anche dal suo significato, dal senso e dall’impatto che può avere nella vita che vogliano impersonare, del futuro che ci immaginiamo. Dentro un’altra storia una stessa potente tentazione può suonare vuota. Alla fine, il vero controllo di sé non è la repressione, ma la capacità di tessere la storia personale che vogliamo raccontare e vivere.
Per approfondire questi concetti ed avere riferimenti alla bibliografia scientifica, leggi questi post precedenti:
