Una ricerca italiana condotta sugli studenti delle scuole superiori uscita da pochi giorni su Scientific Report del gruppo Nature (Cerbara et al. 2025) mostra che tra il 2019 e il 2022 c’è stato un aumento dei giovani che trascorrono il tempo libero da soli (+5,7%) e una diminuzione delle interazioni settimanali con amici in presenza (-7,7%). Questo cambiamento ha portato a una esponenziale espansione del numero di adolescenti che trascorrono il tempo libero in completa solitudine. La percentuale di questi giovani è passata dal 15,8% del 2019 al 39,4% del 2022. Le misure restrittive adottate durante la pandemia, inclusi lockdown e la chiusura delle scuole, hanno chiaramente contribuito a questo preoccupante trasformazione alterando le dinamiche sociali degli adolescenti e favorendo l’apprendimento e lo sviluppo di abitudini di isolamento e ritiro sociale. Tuttavia il dato sembra inserirsi in un quadro più generale di mutamento dei rapporti sociali tra i giovani nei paesi con economie avanzate. È una trasformazione che appare acutamente rappresentata nel suo lato estremo dalla crescente numero di casi di Hikikomori.
L’Hikikomori: cos’è e come si manifesta

Il termine Hikikomori (引きこもり), deriva dal giapponese “hiku” (ritirarsi) e “komoru” (isolarsi) ed è stato coniato dallo psicologo giapponese Tamaki Saitō nel libro Hikikomori: Adolescence without End del 1998, si riferisce a una forma estrema di isolamento sociale volontario e prolungato, generalmente osservata tra adolescenti e giovani adulti. Secondo la definizione scientifica, una persona affetta da questa condizione:
- Evita qualsiasi interazione sociale diretta, restando confinata per la maggior parte del tempo nella propria abitazione, spesso nella propria stanza.
- Non partecipa ad attività educative, lavorative o sociali per almeno sei mesi consecutivi.
- L’isolamento non è primariamente attribuibile ad altre patologie psichiatriche, come depressione maggiore, schizofrenia o disturbi dello sviluppo, pur potendo coesistere con condizioni come ansia sociale, fobia sociale e disturbi dell’umore.
La condizione è stata inizialmente descritta come un fenomeno socio-culturale tipico del Giappone. Tuttavia, studi successivi hanno riscontrato manifestazioni analoghe in diversi Paesi, suggerendo una componente universale del fenomeno legata a dinamiche psicologiche e socio-ambientali comuni nelle società avanzate. E’ stata anche indagata la relazione tra hikikomori e dipendenza da gioco e da internet, sulla base dell’idea che il disturbo da gaming online potesse favorire il ritiro sociale, tuttavia queste indagini non hanno mostrato la presenza di significative relazioni tra le due condizioni.
Tra i fattori di rischio identificati vi sono:
- Elevata pressione accademica e lavorativa.
- Relazioni familiari disfunzionali o iperprotettive.
- Esperienze di bullismo o traumi sociali.
- Tratti di personalità predisponenti, come introversione o tendenze ansiose.
Il modello patologico dell’Hikikomori
Le spiegazioni più diffuse e discusse del fenomeno Hikikomori sono caratterizzate da modelli psicopatologici. La condizione viene pertanto vista come una malattia e riguarda soprattutto la vita e le dinamiche psicologiche di un individuo. Le descrizioni cliniche di hikikomori si focalizzano sull’idea dell’isolamento come sintomo legato a problematiche psicologiche di adattamento. Come per tutti i comportamenti non statisticamente comuni che vengono descritti come malattie, questo approccio ha portato a trattamenti clinici, in questo caso basati su psicoterapia e, talora, su farmaci. Tuttavia, tali modelli di spiegazione e di intervento finiscono per trascurare i fattori sociali e culturali che contribuiscono al fenomeno.
Ad esempio, l’enfasi sui “fallimenti” scolastici o lavorativi come cause scatenanti riflette un’interpretazione normativa del successo sociale, che penalizza chi non si adatta alle aspettative dominanti. La retorica di colpevolizzazione, che vede le famiglie come principali responsabili, è un altro esempio di come il discorso medico possa perpetuare stereotipi negativi.
I possibili contributi della sociologia: ritiro sociale e marginalizzazione
Furlong (2008) suggerisce che l’hikikomori sia una manifestazione di protesta passiva contro un sistema che offre poche opportunità ai giovani. Secondo la teoria sociologica, il ritiro sociale può essere interpretato come una forma di risposta anomica a condizioni di instabilità economica e sociale.
L’anomia come chiave interpretativa del fenomeno hikikomori?
Il concetto di anomia è stato inizialmente elaborato dal sociologo Émile Durkheim per descrivere situazioni di insufficiente regolazione sociale e normativa. In questo contesto, l’anomia si manifesta perché gli individui, privi di riferimenti, non possono orientarsi rispetto a norme e valori socialmente condivisi, trovandosi disorientati di fronte a un orizzonte di possibilità che appare indefinito o caotico.
Nel caso del fenomeno hikikomori, l’anomia può fornire una prospettiva utile per comprendere come l’isolamento sociale non sia soltanto una questione psicologica individuale, ma anche una risposta a disfunzioni sociali, culturali ed economiche.
L’anomia nelle società moderne e l’inflazione delle aspirazioni
L’anomia si sviluppa soprattutto nelle società moderne, caratterizzate da mobilità sociale e cambiamenti culturali rapidi. In queste condizioni, le norme tradizionali perdono di efficacia e gli individui possono sperimentare una sensazione di insicurezza esistenziale. Inoltre nelle società dove è dominante la cultura di mercato e del consumo, le aspirazioni degli individui possono andare oltre le possibilità reali di realizzazione. Questo squilibrio tra desideri e opportunità, accentuato da pressioni sociali e culturali, può spiegare alcune delle dinamiche alla base del ritiro sociale osservato negli hikikomori.
Nei giovani, in particolare, si possono verificare due reazioni complementari:
- Aspirazioni elevate: Obiettivi scolastici, accademici e lavorativi imposti dalle famiglie o dalla società che si rivelano irraggiungibili o eccessivamente competitivi.
- Perdita di punti di riferimento: In assenza di modelli di successo realistici e norme stabili, l’individuo può scegliere di isolarsi per evitare il confronto con un sistema che percepisce come incomprensibile, ostile o contraddistinto da modelli irrealizzabili.
La frammentazione normativa e il ruolo della famiglia
L’anomia può derivare anche dalla frammentazione e dal reciproco isolamento dei ruoli sociali, in cui le diverse istituzioni – famiglia, scuola, lavoro – non possono e non riescono a cooperare efficacemente per offrire un contesto di sostegno. Questo sembra particolarmente pertinente nel caso degli hikikomori, in cui spesso si osservano famiglie iperprotettive ma incapaci di fornire un senso di autonomia e sicurezza normativa, conflitto o assenza di fattiva collaborazione tra scuole e famiglia.
Le famiglie di giovani hikikomori possono trovarsi esse stesse in uno stato di anomia, in quanto prive di modelli consapevoli e strategie adeguate per affrontare i fallimenti scolastici o l’incapacità dei figli di adattarsi a un ambiente competitivo, di entrare nel mondo del lavoro. In mancanza di supporti sociali esterni, si crea un circuito chiuso in cui il giovane si ritira sempre di più, consolidando il proprio isolamento.
Anomia economica e crisi del mercato del lavoro
Un’altra prospettiva rilevante è l’anomia economica, descritta come la conseguenza di mutamenti improvvisi nelle condizioni di vita, che possono generare insoddisfazione e sfiducia nei confronti delle istituzioni. Il fenomeno hikikomori è spesso associato alla rigidità del mercato del lavoro, il quale offre poche possibilità di reinserimento ai giovani che hanno abbandonato il percorso educativo o lavorativo.
La globalizzazione e le crisi economiche hanno accentuato queste dinamiche, creando situazioni in cui i giovani si sentono privati di prospettive di successo e preferiscono ritirarsi piuttosto che affrontare il fallimento.
Un parallelo con il suicidio anomico
Durkheim, ne Il suicidio (1897), distingue tra suicidio egoistico e suicidio anomico. Quest’ultimo è provocato dalla mancanza di regolamentazione sociale, che lascia gli individui senza limiti normativi capaci di dare senso alle loro aspirazioni. Sebbene gli hikikomori non arrivino necessariamente al suicidio, il loro ritiro può essere visto come una forma suicidio sociale che può esprimere una strategia estrema di sopravvivenza psicologica di fronte a un contesto sociale percepito come privo di significato o irraggiungibile.
Questa analogia evidenzia come l’isolamento non sia solo una fuga dal mondo esterno, ma anche una risposta a un senso di vuoto normativo, in cui l’individuo non riesce a trovare un equilibrio tra desideri personali e realtà sociale.
La dimensione culturale: anomia e illimitatezza delle aspettative
Un aspetto distintivo delle società moderne, secondo Durkheim, è l’illimitatezza delle aspirazioni, alimentata da ideologie di progresso e competizione. Nei contesti in cui il successo è definito principalmente in termini materiali o di status sociale, gli individui possono essere spinti a perseguire obiettivi irrealistici, rischiando di cadere in uno stato di frustrazione cronica.
Questo elemento si ritrova nel fenomeno hikikomori, dove molti giovani interiorizzano aspettative elevate fin dall’infanzia, per poi ritirarsi quando queste si rivelano irrealizzabili. Le dinamiche di fallimento scolastico o lavorativo, spesso presenti nei casi di hikikomori, riflettono proprio questa tensione tra aspirazioni sociali e risorse disponibili.
Sviluppio del concetto di anomia
Il concetto di anomia ha subito diverse reinterpretazioni nel corso del tempo, in particolare nella sociologia americana con Robert K. Merton. Merton ha definito l’anomia anche come un conflitto tra obiettivi culturali e mezzi legittimi per raggiungerli. Secondo questa teoria, la devianza (o, in questo caso, il ritiro sociale) può emergere quando gli individui non hanno accesso ai mezzi necessari per realizzare le loro ambizioni.
Applicando questa prospettiva all’hikikomori, si può ipotizzare che l’isolamento sia una forma di adattamento deviante, in cui il giovane rifiuta le norme sociali dominanti per evitare il confronto con aspettative irrealistiche.
Rappresentazioni culturali dell’Hikikomori
Le rappresentazioni culturali del fenomeno sono altrettanto influenti nel plasmare l’immaginario collettivo. Nei media, gli hikikomori sono spesso descritti come individui “bloccati” tra mondi virtuali e reali, un tema ricorrente in anime, manga e film. Questi racconti creano una mitologia dell’hikikomori che oscilla tra ribellione e rassegnazione, riflettendo le tensioni tra conformismo e autonomia individuale.
Il ruolo delle istituzioni e delle politiche sociali
La narrazione dominante sull’hikikomori spesso ignora le responsabilità istituzionali e le politiche sociali che influenzano le scelte individuali. Ad esempio, la rigidità del mercato del lavoro giapponese, come quello italiano e di molti paesi europei, caratterizzato da scarsa mobilità e gerarchie basate sull’anzianità, esclude molti giovani dalla possibilità di entrare e integrarsi in modo soddisfacente nel mondo lavorativo.
Questo può spiegare la significativa associazione tra giovani NEET (Not in Employment, Education or Training) e ritiro sociale.
La necessità di un approccio interdisciplinare
Un approccio interdisciplinare è essenziale per superare le limitazioni delle spiegazioni unidimensionali. Integrando prospettive sociologiche, psicologiche e culturali, è possibile riconoscere l’hikikomori non solo come un problema individuale, una patologia mentale, ma anche come una questione sistemica legata a trasformazioni sociali ed economiche.
Questo approccio consente di sviluppare strategie di intervento più efficaci, che includano sia il supporto psicologico sia azioni politiche in ambito scolastico, sociale, lavorativo. Ad esempio, programmi educativi personalizzati, politiche di inclusione sociale, programmi più efficaci e personalizzati di accesso al lavoro e interventi di comunità possono contribuire a ridurre l’isolamento e a promuovere il benessere degli individui coinvolti.
Bibliografia
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Cerbara, L. et al. Self-isolation of adolescents after COVID-19 pandemic between social withdrawal and Hikikomori risk in Italy. Scientific Reports, 15, 1995 (2025). DOI: 10.1038/s41598-024-84187-5.
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