Dipendenze e narrazione

By | 5 giugno 2016

Tamir DI, Mitchell JP. Disclosing information about the self is intrinsically rewarding, Proc Natl Acad Sci U S A. 2012 May 22;109(21):8038-43

Il supporto sociale, le relazioni affettivamente dense anche nel contesto terapeutico, sono elementi cruciali nella motivazione al cambiamento, nella modificazione di abitudini indesiderate e nella riabilitazione in molti disturbi del comportamento, come le condizioni di dipendenza. Lo strumento principale con cui si realizzano le relazioni, il sostegno sociale e l’intervento nella cura è la parola, la comunicazione. Più precisamente questa comunicazione riguarda la condivisione di stati d’animo, di intenzioni, dubbi, paure, memorie e ambivalenze attraverso il racconto di sé, la narrazione della propria storia. Ma ha a che fare anche l’ascolto delle storie degli altri, processo che può promuovere sia una più profonda ristrutturazione degli schemi del sé, sia il processo di rispecchiamento, attraverso il quale la propria storia riesce a diventare più accessibile e chiara.

Narrazione e ascolto sono le modalità con cui si realizzano i percorsi dell’auto mututo aiuto, come, ad esempio, quello degli Alcolisti Anonimi – AA. In questa associazione è centrale l’idea che il miglior modo per sostenere un alcolista nel percorso verso l’astinenza sia il racconto della storia di quello che ce l’hanno fatta. Il “Grande Libro” di Bill W.  Alcolisti Anonimi: la storia di come molte migliaia di uomini e donne sono usciti fuori dal problema dell’alcolismo, da cui l’associazione ha preso il suo nome è una raccolta di storie di persone che hanno trovato l’astinenza grazie al metodo dei 12 passi e alla partecipazione alle attività di AA.

Una prima e fondamentale funzione di mediazione e di promozione della condivisione delle storie in AA è svolta dallo sponsor. Questi è un alcolista che ha già lavorato sui passi del programma e sceglie di condividere la sua esperienza e la sua storia con gli alcolisti che iniziano il percorso, per incoraggiarli e sostenerli. Al centro delle riunioni dei gruppi vengono inoltre messe la condivisione, l’autorivelazione di aspetti della guarigione consonanti con la narrativa e col racconto propri dell’associazione e capaci di consolidare la costruzione di una identità condivisa improntata alla ricerca e al mantenimento dell’astinenza. A sua volta questa identità condivisa contribuisce alla ristrutturazione degli schemi del sé che a livello cognitivo distillano percezioni, emozioni, memorie, appetiti, desideri e valori per produrre risposte comportamentali a stimoli dell’ambiente esterno o interno. Esistono una serie di correlati neurobiologici che potrebbero spiegare il potenziale curativo dei passi e delle tradizioni di Alcolisti Anomimi. Marc Galanter ha provato a illustrarli in un originale e articolato lavoro: Alcoholics Anonymous and twelve-step recovery: a model based on social and cognitive neuroscience.

Ci soffermiamo a discutere uno di questi aspetti, il meccanismo con cui questo percorso tende a generare adesione. E’ un fenomeno assai interessante perché evidentemente sembra associato a una forma di rinforzo che produce la ricerca della condivisione e la motivazione al cambiamento. Ed è noto che nei comportamenti d’abuso sono in gioco proprio i processi cerebrali alla base del rinforzo. Una possibile forma di rinforzo dell’auto mutuo aiuto, della condivisione dei racconti di sé sembra derivare da processi mediati dal sistema della ricompensa cerebrale, l’apparato bersaglio delle sostanze d’abuso e la cui disregolazione sembra essere la lesione al centro delle dipendenze.

Nel 2012 un interessante studio condotto al dipartimento di psicologia della Harvard University ha dimostrato che la narrazione di sé attiva fortemente i centri del sistema della ricompensa cerebrale, in particolare quelli del sistema dopaminergico mesolimbico, come il nucleus accumbens e l’area ventrale tegmentale, da cui origina il rilascio forzato di dopamina che tutte le sostanze psicoattive d’abuso sono in grado di determinare. Parlare di sé dunque è intrinsecamente ricompensante e in modo analogo a quello delle sostanze. La ricompensa associata al racconto di sé, il concomitante rilascio di dopamina, potrebbero costituire l’elemento cruciale nella motivazione a stare nel gruppo, a perseguire l’astinenza e a sostenerne il peso.

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