Il conflitto tra desiderio e ragione

By | 6 maggio 2016

L’uso di sostanze psicoattive sembra riprodurre in modo amplificato un tipico conflitto tra desiderio e ragione. Il consumo di sostanze è infatti legato al desiderio di riprodurre la ricompensa artificiale che esse sono in grado di innescare nel cervello. E’ in sostanza l’anticipazione del ricompensa artificialeche determina la spinta motivazionale a consumare, un piacere che talora risulta assente, perduto dopo il primo tratto del percorso della dipendenza. Questo desiderio, che viene tecnicamente indicato col termine craving, confligge con la ragione, con la consapevolezza che sarebbe opportuno scegliere di astenersi, con la conoscenza degli effetti negativi a lungo termine di questi comportamenti. A questo punto si situa il processo decisionale, che può essere largamente inconscio, tra l’uso della sostanza e l’astinenza. E’ un processo mediato da due sistemi funzionali cerebrali contrapposti, uno inibitorio situato (razionale) sulla corteccia prefrontale e uno appetitivo/impulsivo, situato nei centri profondi del cervello emotivo, nucleus accumbens e amigdala, in particolare.

Questa immagine composta, tratta da un interessante studio pubblicato su The Journal of Neuroscience nel 2010, riassume i risultati di uno studio sulle basi cerebrali del conflitto tra desideri e controllo cognitivo. Le immagini A e B sono ottenute con la risonanza magnetica funzionale e dimostrano che durante questo tipo di conflitti decisionali aumentano i collegamenti inibitori che vanno dalla corteccia prefrontale anteroventrale al nucleus accumbens.

Esther K. Diekhof, Oliver Gruber, When desire collides with reason: functional interactions between anteroventral prefrontal cortex and nucleus accumbens underlie the human ability to resist impulsive desires. The Journal of Neuroscience, 27 January 2010, 30(4): 1488-1493

Esther K. Diekhof, Oliver Gruber, When desire collides with reason: functional interactions between anteroventral prefrontal cortex and nucleus accumbens underlie the human ability to resist impulsive desires. The Journal of Neuroscience, 27 January 2010, 30(4): 1488-1493

Il grafico C dimostra che la capacità di inibire l’impulsività (behavioral success) è tanto maggiore quanto più grande è la capacità della corteccia prefrontale anteroventrale di frenare l’attività del nucleus accumbens.

Il grafico D illustra invece in individui diversi il rapporto tra livelli di impulsività e grado di accoppiamento funzionale tra nucleo accumbens e corteccia prefrontale anteroventrale. Comparando persone differenti si è osservato cioè che maggiore è la relazione funzionale tra corteccia prefrontale e nucleo accumbens più sono elevate le capacità di controllo volontario del comportamento. Questa relazione funzionale, come ogni altra funzione del cervello, può essere potenziata con il suo esercizio.

Lo studio da cui è tratta l’immagine è consultabile in versione integrale a questo indirizzo:

http://www.jneurosci.org/content/30/4/1488.long

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *