Allucinogeni e intuizione mistica. William James e il caso del gas esilarante

By | 14 agosto 2017

William James uno dei padri della psicologia e della teoria filosofica del pragmatismo e sosteneva che le sostanze psicoattive permettessero agli uomini di accedere agli stati mistici di coscienza, la condizione mentale che a suo parere costituiva la radice profonde dell’esperienza religiosa. Questa idea era scaturita dalle sue esperienze con l’ossido di diazoto o protossido di azoto.

 

 Il protossido di azoto. Dalla scoperta all’abuso

Hans von Aachen, Coppia in una taverna – olio su tela, circa 1596. Kunsthistorisches Museum – Vienna

Allora più comunemente noto come gas esilarante, il protossido di azoto era stato sintetizzato da Joseph Priestly nel 1772 e successivamente studiato per i suoi possibili utilizzi nel trattamento della tubercolosi e altre malattie dell’apparato respiratorio. Uno degli studiosi più attivi e prolifici in questo campo fu Humpry Davy, chimico e inventore tra i più brillanti del XIX secolo. Nel 1799, allora ventenne, Davy si autosomministrava il gas per saggiarne gli effetti. Una dose mai più così alta, portava Davy a sperimentare gli effetti euforizzanti, psichedelici, la sua capacità di indurre una percezione del mondo totalmente nuova, assoluta nella perspicuità delle percezioni e nella tendenza dei sistemi sensoriali a mescolarsi. Negli studi condotti quell’anno e riportati in un volume di 580 pagine, Davy rilevava anche gli effetti anestetici della sostanza[1], ma questa osservazione restava inapplicata per circa quarant’anni. Solo nel 1844 si iniziò a usare il protossido di azoto come anestetico per le cure odontoiatriche. Al contrario, attraverso l’appassionata opera di divulgazione di Davy, che invitò medici, intellettuali e letterati come Samuel Coleridge a sperimentarne gli effetti, iniziò a diffondersi l’uso del gas esilarante a scopo ricreativo, come sostanza d’abuso.

 

William James e il protossido di azoto come veicolo per l’indagine filosofica e l’illuminazione mistica

James iniziava a interessarsi del gas esilarante nel 1874, quando scriveva una recensione sulla rivista The Atlantic Monthly[2] per un curioso pamphlet dal titolo The anaesthetic revelation and the gist of philosophy[3]. Nel libretto l’autore affermava che dopo circa 14 anni di esperimenti col gas esilarante era certo di aver trovato “un sostituto mistico” alle risposte che la filosofia cerca. Questo sostituto era “quella sorta di intuizione ontologica, al di là del potere di dire delle parole, che ognuno prova quando prende il protossido di azoto.”[4]

James raccomandava di leggere il pamphlet perché lo riteneva assai originale e suggestivo, ma soprattutto ne prendeva spunto per provare egli stesso il senso e la validità delle indicazioni che dava, iniziando a sperimentare la sostanza. Descriverà queste esperienze alcuni anni dopo in un lungo lavoro sulla filosofia di Hegel uscito su Mind, allora la più importante rivista di filosofia e psicologia a livello internazionale[5]. James in quegli anni aveva usato il gas esilarante e le supposte capacità di indurre la “sensazione di una intensa illuminazione metafisica”[6] come un sussidio sperimentale per indagini ontologiche, per tentare cioè di esplorare strade nuove verso la comprensione della natura della realtà. In particolare James trovava il protossido di azoto uno strumento efficace per esaminare i punti di forza e di debolezza del pensiero di Hegel, dell’idea della realtà come un tutto e un tutto in cui non esiste la contrapposizione tra soggetto e oggetto, spirito e materia.

In effetti, sotto l’effetto del gas, James aveva l’impressione che la filosofia hegeliana rispecchiasse la vera natura delle cose. Il protossido di azoto evocava un “immenso senso emotivo di riconciliazione […] dove il centro e la periferia delle cose sembrano avanzare insieme. L’Io e i suoi oggetti, il mio e il tuo sono uno.”[7] Con l’azione del protossido di azoto, “la mente era catturata dal medesimo forcipe logico e forzata a illustrare la stessa verità; e la verità era che ogni opposizione, tra qualunque cosa, svanisce nella più alta unità in cui essa è basata; che tutte le cosiddette contraddizioni, che tutte le differenze sono solo di grado, che tutti i diversi gradi hanno una stessa natura, che una ininterrotta continuità è l’essenza dell’essere, e che noi siamo letteralmente nel mezzo di un infinito la cui percezione dell’esistenza è il massimo cui possiamo arrivare” [8].

Di fatto, la descrizione di un’intuizione mistica che però, concludeva James nell’articolo, svaniti gli effetti del gas, lasciava spazio a uno spaventoso senso dell’indifferenza e dell’insignificanza di questa sconfinata unità rivelata.

 James tornava sul tema tra il 1901 e il 1902, ponendolo come uno degli argomenti centrali nelle Gifford Lectures on Natural Theology tenute all’Università di Edimburgo, che saranno editate e pubblicate nel testo The Varieties of Religious Experience: A Study in Human Nature, una delle più importanti e influenti opere della storia della psicologia.

“Il protossido di azoto e l’etere, ma specialmente il protossido di azoto, quando sufficientemente diluiti con aria stimolano la coscienza mistica in modo straordinario. Profondità dopo profondità sembrano essere rivelate a chi l’assume. Questa verità sembra svanire o sfuggire quando finisce l’effetto. […]nondimeno, il senso di un profondo singificato che ci è apparso persiste; e io conosco più di una persona convinta che nella trance indotta dal protossido di azoto noi abbiamo una genuine rivelazione metafisica[9]”.

Le argomentazioni di James implicavano l’idea che le esperienze di alterazione della coscienza prodotte dale piante psicoattive fossero la scaturigine delle religioni.

Così scriveva:

Guardando indietro alla mie esperienze [col protossido di azoto], esse convergono tutte in una sorta di rivelazione cui non posso fare a meno di ascrivere un certo significato metafisico. La nota più caratteristica è invariabilmente un senso di riconciliazione. È come se tutti gli opposti del mondo, la cui contraddittorietà  e i conflitti sono all’origine di tutti i nostri guai e difficoltà, fossero fusi nell’unità. […] Secondo me, il senso vivente di questa realtà viene soltanto nello stato artificialmente mistico della mente[10].

Questo tipo di ragionamento rimanda alla controversa teoria enteogenica delle religioni formulata dall’etnobotanico Gordon Wasson[11], secondo la quale le varie tradizioni religiose sono legate originariamente agli stati alterati di coscienza indotti dalle sostanze psicotrope, in particolare gli allucinogeni, che proponeva di chiamare agenti enteogeni[12] per la loro capacità di generare il divino dall’interno della persona.

L’abuso del protossido di azoto a cavallo tra Ottocento e Novecento è testimoniato da numerosi documenti, e viene riportato in non poche tra le produzioni cinematografiche e audiovisive dell’epoca, come i famosi episodi col gas esilarante delle comiche di Oliver e Hardy o di Charlie Chaplin. Qui rimandiamo per curiosità a un episodio dei cartoni di Betty Boop del 1934. La sequenza con gas esilarante inizia verso il quarto minuto.

Stefano Canali

 

Riferimenti bibliografici

[1] Davy H. Researches, Chemical and Philosophical: Chiefly Concerning Nitrous Oxide, Or Dephlogisticated Nitrous Air, and Its Respiration. Printed for J. Johnson, St. Paul’s Church-Yard, by Biggs and Cottle, Bristol, 1800.

[2] The Atlantic Monthly; November 1874; Review of “The Anaesthetic Revelation and the Gist of Philosophy”; Volume 33, No. 205; pages 627-628.

[3] Benjamin Paul Blood, The anaesthetic revelation and the gist of philosophy, Amsterdam, New York, America, 1874.

[4] Benjamin Paul Blood, The anaesthetic revelation and the gist of philosophy, Amsterdam, New York, America, 1874, p. 33.

[5] James, William. “Subjective Effects of Nitrous Oxide.” Appendice a On some Hegelisms. Mind

Vol. 7, No. 26 (Apr., 1882), pp. 186-208.

[6] James, William. “Subjective Effects of Nitrous Oxide.” Appendice a On some Hegelisms. Mind

Vol. 7, No. 26 (Apr., 1882), pp. 186-208.

[7] James, William. “Subjective Effects of Nitrous Oxide.” Appendice a On some Hegelisms. Mind

Vol. 7, No. 26 (Apr., 1882), pp. 186-208

[8] “the mind was seized by the same logical forceps, and served to illustrate the same truth; and that truth was that every opposition, among whatsoever things, vanishes in a higher unity in which it is based; that all contradictions, so-called, are but differences; that all differences are of degree; that all degrees are of a common kind; that unbroken continuity is of the essence of being; and that we are literally in the midst of an infinite, to perceive the existence of which is the utmost we can attain.” James, William. “Subjective Effects of Nitrous Oxide.” Appendice a On some Hegelisms. Mind

Vol. 7, No. 26 (Apr., 1882), pp. 186-208

[9] Nitrous oxide and ether, especially nitrous oxide, when sufficiently diluted with air, stimulate the  mystical consciousness in an extraordinary degree. Depth beyond depth of truth seems revealed to the inhaler. This truth fades out, however, or escapes, at the moment of coming to; and if any words remain over in which it seemed to clothe itself, they prove to be the veriest nonsense. Nevertheless, the sense of a profound meaning having been there persists; and I know more than one person who is persuaded that in the nitrous oxide trance we have a genuine metaphysical revelation

Some years ago I myself made some observations on this aspect of nitrous oxide intoxication, and reported them in print. One conclusion was forced upon my mind at that time, and my impression of its truth has ever since remained unshaken. It is that our normal waking consciousness, rational consciousness as we call it, is but one special type of consciousness, whilst all about it, parted from it by the filmiest of screens, there lie potential forms of consciousness entirely different. We may go through life without suspecting their existence; but apply the requisite stimulus, and at a touch they are there in all their completeness, definite types of mentality which probably somewhere have their field of application and adaptation. No account of the universe in its totality can be final which leaves these other forms of consciousness quite disregarded. How to regard them is the question—for they are so discontinuous with ordinary consciousness. Yet they may determine attitudes though they cannot furnish formulas, and open a region though they fail to give a map. At any rate, they forbid a premature closing of our accounts with reality.”William James, The varieties of religious experiences, , Harvard University Press, Cambridge, 1985, pp. 307-8

[10] “Looking back on my own experiences [with nitrous oxide], they all converge towards a kind of insight to which I cannot help ascribing some metaphysical significance. The keynote of it is invariably a reconciliation. It is as if the opposites of the world, whose contradictoriness and conflict make all our difficulties and troubles, were melted into unity. . . . This is a dark saying, I know, when thus expressed in terms of common logic, but I cannot wholly escape from its authority. I feel as if it must mean something, something like what the hegelian philosophy means, if one could only lay hold of it more clearly. Those who have ears to hear, let them hear; to me the living sense of its reality only comes in the artificial mystic state of mind” William James, The varieties of religious experiences, Harvard University Press, Cambridge, 1985, pp. 308

[11] Wasson, R. G., Kramrisch, S., & Ott, J. (1986). Persephone’s quest: Entheogens and the origins of religion (No. 10). Yale University Press.-

[12] Si veda anche: La Barre W. Shamanic origins of religion and medicine. J Psychedelic Drugs. 1979 Jan-Jun;11(1-2):7-11. James McClenon Shamanic Healing, Human Evolution, and the Origin of Religion. Journal for the Scientific Study of Religion, Vol. 36, No. 3 (Sep., 1997), pp. 345-354. James McClenon. Wondrous Healing: Shamanism, Human Evolution, and the Origin of Religion. DeKalb: Northern Illinois University Press, 2002. Huston Smith, Do Drugs Have Religious Import? The Journal of Philosophy, 61,18, 1964

 

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