Stress e traumi nell’infanzia e vulnerabilità all’abuso di sostanze e dipendenza

By | 10 settembre 2017

Stress e uso di sostanze psicoattive hanno una relazione causale profonda e circolare.

Tre sistemi funzionali nel cervello sembrano al centro del consumo problematico delle sostanze e delle dipendenze: il sistema del piacere e dell’attaccamento, integrato dagli oppiodi endogeni; il sistema della salienza incentivante e della motivazione, con la dopamina come perno; il sistema del controllo volontario del comportamento, organizzato a livello delle aree prefrontali della corteccia cerebrale. Tutti e tre i sistemi, come peraltro in generale tutti i sistemi funzionali cerebrali, sono finemente modulati e plasmati dall’azione dell’ambiente e delle esperienze, soprattutto quelle precoci.

 

Fernand Pelez, Il piccolo venditore di violette. c. 1885

Per tale ragione, questi sistemi sono particolarmente vulnerabili a stimoli e variabili ambientali dannosi o anche solo potenzialmente nocivi, sono, in una parola, suscettibili allo stress. Allo stesso tempo, l’esposizione prolungata allo stress, soprattutto in età evolutiva, compromette la funzionale maturazione dei sistemi per la risposta allo stress e le disfunzioni in questi sistemi a loro volta sono in grado compromettere cronicamente le regolazioni negli apparati cerebrali della ricompensa, dell’attaccamento, delle emozioni, della motivazione e del controllo volontario del comportamento.

La ricerca ha dimostrato che in varia misura tutti questi sistemi sono compromessi negli animali e nei soggetti umani che sviluppano condizioni di uso problematico di sostanze e dipendenze.

Traumi precoci e prolungata esposizione dello stress nell’infanzia si riflettono profondamente sulle capacità con cui gli individui sapranno poi affrontare difficoltà e ulteriori stress in tutta la loro vita. E la risposta allo stress è un fattore cruciale nel determinare la vulnerabilità a sviluppare forme di dipendenza da una sostanza o da comportamenti.

 

Cos’è lo stress

Lo stress è una complessa risposta fisiologica che si innesca quando un organismo si confronta con uno stimolo che tende a compromettere i suoi equilibri vitali o psicologici. E uno stressor è una minaccia reale o anche solo percepita in grado di disturbare gli equilibri psicofisici funzionali, l’omeostasi. In generale si potrebbe dire che gli stressor rappresentano una sottrazione, una perdita o la minaccia di una privazione: l’assenza di qualcosa che l’organismo o un soggetto percepiscono come essenziali per la sopravvivenza o il benessere. La privazione, reale o percepita del cibo o dell’acqua; di un luogo sicuro; della temperatura fisiologica per il freddo o il caldo eccessivo, della piena funzionalità fisiologica, motoria o comportamentale per un trauma, un attacco, una ferita; la perdita di un legame, di relazioni familiari o sociali, e così via.

Nell’uomo la risposta dello stress è mediata dalle emozioni. Per questo, la capacità di regolare le emozioni è un importante fattore di protezione dallo stress.

La risposta dello stress coinvolge tutti i sistemi funzionali dell’organismo, dal sistema nervoso a quello endocrino, dal sistema immunitario a quello digestivo, dal sistema cardiocircolatorio a quello motorio. Per questo, praticamente ogni organo del corpo è allo stesso tempo attivo e bersaglio nella risposta allo stress. Veicoli principali del coordinamento di questa complessa risposta sono una serie di messaggeri neuroendocrini, tra cui principalmente l’adrenalina e il cortisolo.

 

Stress, lesioni cerebrali funzionali e strutturali e vulnerabilità alle dipendenze

È noto ad esempio che la deprivazione di cure parentali nell’infanzia conduce a livelli cronicamente elevati di cortisolo. Ed è parimenti acclarato che, quando eccessivamente protratta, l’azione eccitatoria del cortisolo porta a lesioni funzionali e strutturali sulla corteccia cerebrale, in particolare sulle aree che mediano i processi decisionali, la regolazione delle emozioni, il controllo volontario del comportamento e anche sul sistema della ricompensa, sulle vie della dopamina centrate sul nucleo accumbens[1]. In età evolutiva l’azione tossica causata dall’eccesso del cortisolo nel cervello può produrre profonde alterazioni allo sviluppo del sistema nervoso centrale e sensibilizzare l’individuo verso gli stimoli stressanti, amplificando la risposta emotiva e fisiologica. Il sistema nervoso degli individui esposti a stress cronico in età evolutiva, cioè, finisce per essere tarato su un livello più basso di intensità dello stress. Di conseguenza gli individui esposti a stress cronico nell’infanzia tenderanno poi nella loro vita ad essere più reattivi, a reagire più facilmente, a esprimere la risposta fisiologica e comportamentale dello stress in maniera più frequente e più forte. Sono per questo tendenzialmente più ansiosi, stressati, disforici. In questi individui le sostanze psicoattive, come l’alcol, il tabacco, l’eroina, la cannabis, che stimolano il sistema della ricompensa e inibiscono i meccanismi e i sistemi cerebrali che mediano la reazione dello stress produrranno degli effetti soggettivi più piacevoli e gratificanti rispetto alla media. Effetti gratificanti che sono già semplicemente indotti dalla sensazione di essere sollevati dalla sensazione di stress, dalla percezione degli effetti della parziale e chimicamente forzata riattivazione del sistema della ricompensa, cronicamente disfunzionale e sottotono. Si può immaginare questa particolare sensazione relativa paragonandola alla più acuta, profonda e intensa percezione di piacere che si prova nel piacere di mangiare dopo un lungo digiuno rispetto a quando non siamo francamente affamati.

Così, un individuo con esperienze stressanti e traumatiche in età evolutiva finirà per assegnare un valore incentivante e motivazionale alle sostanze psicoattive molto maggiore rispetto agli altri e svilupperà una significativa vulnerabilità all’uso problematico di droga e sostanze psicoattive legali.

 

Stefano Canali

 

Riferimenti bibliografici

[1] A. de Mello A et al., “Update on Stress and Depression: The Role of the Hypothalamic-Pituitary-Adrenal (HPA) Axis,” Revista Brasileiva de Psiquiatria 25(4) (October 2003); G.W. Kraemer et al., “A Longitudinal Study of the Effect of Different Social Rearing Conditions on Cerebrospinal Fluid Norepinephrine and Biogenic Amine Metabolites in Rhesus Monkeys,” Neuropsychopharmacology 2(3) (September 1989): 175–89.

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