Gli stati alterati di coscienza

By | 10 maggio 2016

Le sostanze psicoattive, in particolare gli allucinogeni, producono stati alterati di coscienza. Ma alterati rispetto a cosa? Una risposta potrebbe essere: dalla coscienza ordinaria che caratterizza gli stati di veglia. In questo caso tuttavia la coscienza ordinaria è normale soltanto in quanto statisticamente più frequente. Esistono infatti stati di coscienza diversi ma non chimicamente indotti nella vita quotidiana dell’uomo. I sogni sono un tipico esempio di stato di coscienza diverso da quello della veglia. Non per questo consideriamo il sogno uno stato alterato di coscienza. Anche i processi allucinatori che talora ricorrono nel dormiveglia sono piuttosto diversi dalle condizioni ordinarie della coscienza. L’attivazione e la focalizzazione della coscienza poi variano di molto durante la veglia, corrispondentemente agli stati emotivi e motivazionali, alla concentrazione e all’attenzione. Nel tempo dunque, la coscienza attraversa stati piuttosto diversi ma posti comunque in un continuum qualitativo sfumato, che rende quantomeno controversa la stessa definizione di stato alterato di coscienza.

Senza-titolo-1Esistono inoltre stati alterati di coscienza cui è possibile arrivare senza far uso di sostanze psicoattive. La meditazione, l’ipnosi, taluni esercizi spirituali e una serie di pratiche rituali, ad esempio, permettono di arrivare a stati molto diversi da quelli propri della coscienza che caratterizza la normale condizione di veglia. Stati di coscienza non ordinaria dunque si possono ottenere anche con tecniche comportamentali senza il ricorso ad agenti farmacologici che modificano i processi nervosi.

Gli stati non ordinari di coscienza hanno spesso accompagnato l’elaborazione di contenuti e strutture concettuali fortemente innovativi. La trance mistica ha portato alla creazione di nuovi sistemi religiosi, il sogno e le associazioni mentali del dormiveglia sono state varie volte all’origine di importanti manifestazioni della creatività artistica ma anche scientifica, come il famoso sogno, sognato due volte, con cui Otto Loewi, immaginava la procedura sperimentale con cui nel 1921 dimostrerà per la prima volta che la neurotrasmissione è mediata chimicamente da sostanze rilasciate dai terminali delle fibre nervose.

Gli stati alterati di coscienza come la meditazione, i fenomeni ipnotici, la concentrazione possono costituire inoltre formidabili strumenti per affrontare il dolore, oppure stimoli e situazioni problematiche proprie dell’ambiente esterno o delle dinamiche personali e intrapsichiche. In questo senso, gli stati alterati di coscienza possono avere un grande potenziale ai fini della sopravvivenza, dello sviluppo psichico nell’individuo e del progresso culturale. Essi potrebbero rappresentare la maniera attraverso cui realizzare un uso più pieno ed efficace del sistema nervoso centrale. Considerato in questa prospettiva, l’impulso a sperimentare stati psicologici alterati in particolare periodi transitori di distacco dalla coscienza razionale e centrata sull’io, oppure forme diverse di percezione della realtà e della stessa mente, acquista una sua logica e, curioso a dirsi, una sua razionalità. Una logica che potrebbe dar conto dell’apparentemente paradossale mantenimento nelle specie animali e nell’uomo di un tratto evolutivo, come quello dell’uso di sostanze psicoattive, carico di rischi per il funzionamento normale di un organismo, per il suo adattamento all’ambiente e per la sopravvivenza della specie. Sembra evidente che nella storia evolutiva i rischi e i danni effettivi agli individui sono stati controbilanciati da qualche forma di vantaggio adattativo che può eventualmente prodursi in certe modalità e contesti di consumo.

Se accettiamo questo ragionamento evoluzionistico, l’idea che gli stati alterati  di coscienza possano conferire una qualche forma di beneficio adattativo, e che la loro ricerca costituisce un impulso connaturato della biologia umana, allora le analisi e i ragionamenti sull’uso delle droghe dovrebbero concentrarsi in particolare sullo studio della possibilità di un uso meno dannoso, sulla messa a punto di strategie culturali in grado di promuovere un utilizzo più consapevole e controllato. Stiamo immaginando un impiego socialmente modulato, legato a particolari significati, valori e momenti, qualcosa che purtroppo è difficile realizzare nella nostra società dove anche le sostanze psicoattive sono assoggettate al principio del consumo e alla logica dell’evasione. In questo caso paradossali norme che incentivano il consumo sregolato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *