Psicotropismo, teletropismo, autotropismo: le sostanze psicoattive come agente che plasma la cultura umana

By | 18 dicembre 2017

Come abbiamo scritto in un post precedente, la ricerca della manipolazione della coscienza, dell’induzione di stati di coscienza alterati, del controllo artificiale del comportamento, in una parola, dello psicotropismo, è una costante dell’evoluzione umana e si presenta, con forme e tecniche diverse, in tutte le epoche storiche, in tutte le civiltà e in ogni strato sociale.

Max Ernst, Ubu imperator, 1923

Lo psicotropismo è un fenomeno tipico del comportamento di un animale intelligente e dotato di coscienza. L’essere umano vive l’esperienza della sua coscienza. La consapevolezza dei propri processi mentali, dei propri stati dell’umore, la metacognizione, costituiscono il presupposto e l’origine delle motivazioni al controllo della coscienza, alla ricerca dello psicotropismo. Osservando e valutando i propri processi mentali, l’uomo tende al controllo della sua coscienza. E cerca questo controllo con strumenti artificiali, le droghe, ma anche tecniche comportamentali (training cognitivi, meditazione, preghiera, ipnosi, danze rituali, isolamento, digiuno, ecc) allo stesso modo con cui tenta di controllare con utensili da lui messi a punto i fenomeni naturali che maggiormente lo coinvolgono.

L’uso delle droghe, così, rappresenta un aspetto fenomenologico tipico di una specie, quella umana, in cui la modificazione comportamentale e la tendenza a produrre variazioni comportamentali con valore adattativo, hanno assunto una preponderanza assoluta rispetto alla trasformazione somatica, all’evoluzione delle strutture biologiche.

Da questo punto di vista non è azzardato sostenere che, al di là dei cospicui problemi di carattere sanitario e sociale da esse cagionati, le droghe, le sostanze psicoattive, hanno dato un forte impulso all’evoluzione della nostra specie. Un impulso soprattutto allo sviluppo dei sistemi simbolici e comunicativi propri delle culture umane, alla trasformazione delle strutture e dei processi di regolazione del comportamento, dei rapporti di potere, su cui si basa la vita sociale.

 

Dalla Teletropia all’Autotropia

In On Deep History and the Brain and An Essay on Neurohistory, Daniel Smail sostiene che negli ultimi mille anni di storia occidentale la crescente gamma e disponibilità di sostanze psicotrope, droghe e psicofarmaci, e quindi l’evoluzione dello psicotropismo, ha reso possibile il progressivo slittamento dalla Teletropia all’Autotropia. Secondo Smail, nella teletropia (dal greco tele, lontano, a distanza + tropos dal greco tropo- e –tropos, dalla radice di trépō, volgere, quindi anche cambiare) il controllo sociale è realizzato da un’autorità esterna con la forza o con la manipolazione degli stati psicologici indotta attraverso i precetti della fede, le credenze, e poi nel XX secolo, dalla propaganda, dall’educazione di massa, dall’indottrinamento, dal controllo totalitario del comportamento e della coscienza degli individui. L’Autotropia invece sarebbe emersa nella storia moderna e contemporanea, in particolare nel XX secolo. L’apparizione di romanzi, musica, spettacoli di massa, mass media, pubblicità, shopping, consumo di massa, l’uso epidemico di sostanze psicoattive per fini voluttuari o strumentali, la mercificazione delle droghe e della sessualità avrebbero permesso una forma di governo in cui i cittadini manipolano volontariamente le proprie emozioni e la loro espressione comportamentale per adeguarle alle regole, alle prassi e ai valori del gruppo sociale di appartenenza.

L’approccio evoluzionistico, vede, tra gli altri, l’uso di sostanze da una prospettiva strumentale (Muller and Schumann, 2011, Canali, 2014), come uno dei mezzi utilizzabili per ottenere forme di adattamento individuale e della specie a situazioni ambientali e sociali contingenti. Mezzi che, come quelli delle variazioni genetiche, somatiche o comportamentali, possono produrre effetti collaterali anche gravi per le funzioni dell’individuo e della specie, sul piano somatico e sul piano dei comportamenti e delle relazioni nei gruppi sociali. In questa prospettiva, l’Autotropia dovrebbe intendersi come una risposta razionale alle pressioni sociali a conformarsi sui piani del vissuto emotivo, dei desideri, delle regole e quindi in ultima analisi del comportamento. Gli uomini cioè userebbero le droghe e le altre sostanze psicoattive legali anche per ottenere gli stati affettivi, motivazionali e i comportamenti riconosciuti e riprodotti dal gruppo sociale di appartenenza.

 

Autotropia come autoaddomesticazione

Da questo punto di vista, la tesi dell’Autotropia sembra rimandare all’idea dell’autoaddomesticazione, una ipotesi che molti autori hanno avanzato a proposito dell’evoluzione dell’uomo (Leach 2003). L’addomesticazione generalmente si riferisce a cambiamenti morfologici, funzionali e comportamentali prodotti dalla selezione e dalla manipolazione umane negli animali. Randoplh Nesse (2007) ha proposto che gli uomini si sono autoaddomesticati dalle preferenze e dalle scelte degli altri essere umani, le quali hanno agito come pressioni selettive, orientando così l’evoluzione delle strutture anatomofunzionali e del comportamento della nostra specie. In questo caso la socialità della nostra specie avrebbe favorito il conformismo e l’autoregolazione sociale al fine di ottenere risorse, sicurezza, protezione, aiuto e accrescere così la fitness, l’adattamento individuale. Gli individui aggressivi, egoisti o non cooperativi hanno teoricamente minori possibilità di ottenere questi benefici, che sono molto legati alla reciprocità. Queste persone sono a rischio di esclusione dal gruppo sociale, cosa che ha un drammatico impatto sulle possibilità riproduttive e di sopravvivenza.

 

Sostanze psicoattive e autocontrollo sociale

Paul Klee, Klee, La rivoluzione dei viadotti, 1937

A differenza delle lentissime trasformazioni genetiche, le sostanze psicoattive, droghe, psicofarmaci, sostanze legali, permetterebbero di modulare in tempo reale gli stati mentali più funzionali all’adattamento al gruppo, alle regole e alle pressioni sociali proprie di una determinata cultura o epoca storica. E così gli stimolanti come il caffè, il the, le amfetamine, la cocaina perché è necessario lavorare e produrre di più riposando di meno; le sostanze empatogene come l’ecstasy per favorire la consonanza emotiva e l’euforia nei luoghi di divertimento, perché il contatto affettivo diventa sempre più complesso negli attuali ritmi di vita e schemi delle relazioni sociali; l’alcol in basse dosi per lubrificare i rapporti tra persone, per indurre rilassamento e mitigare le ansia, o gli stupefacenti, come l’eroina, per mitigare i disagi e il dolore legati alla condizione umana della modernità, tra isolamento, cronica insoddisfazione, stress che non si riesce a smaltire e che alimenta se stesso in un circolo senza fine.

Le sostanze psicotrope in tal senso hanno costituito un formidabile strumento per negoziare e regolare la vita nelle comunità umane permettendo in tal modo il mantenimento e il governo di comunità sempre più grandi e internamente coordinate e per questo anche più avvantaggiate nella competizione con le altre popolazioni umane. Peraltro, nella Preistoria, gli effetti e l’uso strumentale delle sostanze psicoattive hanno fornito un motivo ulteriore per adottare e mantenere la coltivazione, attività determinante per l’avvento delle comunità umane più grandi e politicamente organizzate. In termini evoluzionistici tutto questo insieme di fenomeni rappresenta l’emergere di una nuova nicchia biologica modellata dalla stessa azione dell’uomo: un nuovo paesaggio di fattori selettivi di tipo socio-culturale che a sua volta ha plasmato il corredo somatico, i processi neurofisiologici, i comportamenti umani e, circolarmente, l’evoluzione delle civiltà umane. Nel corso della storia poi l’evoluzione delle sostanze psicotrope promossa dal progresso tecnico e scientifico soprattutto dall’Ottocento in poi potrebbe quindi aver resto per gli individui via via più facile, fine ed efficiente la deliberata sintonizzazione reciproca degli stati dell’umore e dei comportamenti, lo sviluppo dell’autocontrollo sociale, ciò che Smail chiama Autotropia. Ovviamente è stato questo uso strumentale e regolato delle sostanze psicoattive l’unico schema di consumo moralmente e normativamente accettato.

Come accade anche in tutti gli adattamenti biologici, che sono sempre compromessi tra nuove funzionalità e nuove debolezze, anche questo tipo di “adattamento” e i suoi benefici sociali e produttivi hanno un costo che pagano alcuni sfortunati individui. Il costo è nel rischio di sviluppare un rapporto problematico con la sostanza per gli individui che hanno una vulnerabilità biologica verso la sostanza o una suscettibilità acquisita in virtù di una storia personale di traumi, ferite, pressioni sociali al consumo sregolato. Quando il rischio inevitabilmente si verifica in alcuni di questi individui, il loro funzionamento produttivo e sociale risulta compromesso. A lungo nella storia questi individui sono stati tollerati e accettati, evidentemente ritenuti il giusto prezzo da corrispondere ai benefici dell’uso strumentale all’utocontrollo sociale delle sostanze psicoattive. Ma con le trasformazioni sociali e culturali prodotte dalla rivoluzione industriale e dall’avvento della produzione e del consumo di massa, questi individui sono diventati un problema e una minaccia per la comunità. Così, come raccontiamo in un precedente post, questi individui sono stati considerati prima viziosi e poi malati: le due categorie della devianza (prima morale e poi biomedica) al centro della definizione dell’idea di dipendenza: una condizione che prima di quel periodo storico non esisteva, non era concettualizzata. 

Etienne de la Boétie, uno dei primi e più importanti filosofi libertari, scriveva nel Discorso sulla servitù volontaria (Discours de la servitude volontaire o Contr’un) del 1576: “Il teatro, i giochi, le farse, gli spettacoli, i gladiatori, le bestie curiose, le medaglie, i dipinti e altre droghe di questa specie erano per i popoli antichi l’allettamento della servitù, il prezzo per la loro libertà e lo strumento della tirannia”[1]. La tirannia delle società moderne, sosteneva de la Boétie, fatta di governi di pochi ai quali, senza costrizioni o violenze e per libera scelta, gli individui cedono la loro originaria libertà, anche per il tramite e il compenso delle sostanze psicoattive.

 

Stefano Canali

 

Riferimenti bibliografici

Canali, S. (2014) Darwin e le droghe. La prospettiva evoluzionistica e l’uso di sostanze. Italian Journal of Addiction – Medicina delle Dipendenze, 2014, vol. 4, p. 46-55

Leach, H. M. (2003). Human domestication reconsidered. Current Anthropology, 44(3), 349-368.

Muller, C. P., & Schumann, G. (2011). Drugs as instruments: A new framework for nonaddictive psychoactive drug use. Behavioral and Brain Sciences, 34, 293–310.

Nesse, R. M. (2007). Runaway social selection for displays of partner value and altruism.
Biological Theory 2(2) 2007, 1–13.

Smail, D. L. (2007). On deep history and the brain. Oakland: University of California Press.

[1]  “Le théâtre, les jeux, les farces, les spectacles, les gladiateurs, les bêtes curieuses, les médailles, les tableaux et autres drogues de cette espèce étaient pour les peuples anciens les appâts de la servitude, le prix de leur liberté ravie, les outils de la tyrannie.” Discorso sulla servitù volontaria (Discours de la servitude volontaire o Contr’un), 1576

 

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