Prendere una decisione? È questione di…connessioni!

By | 29 marzo 2018

L’approccio che ognuno di noi ha nei confronti di un comportamento rischioso- come può essere l’assunzione di una sostanza psicotropa- è dettato in larga parte dagli intricati circuiti cerebrali che governano i cosiddetti processi decisionali. È quindi importante, nello studio delle dipendenze (che altro non sono se non l’esasperazione di questi comportamenti rischiosi, e la reiterazione prolungata di una scelta) capire quali siano i fattori che contribuiscono a prendere una decisione piuttosto che un altra. 

Un gruppo di ricerca del Beckman Institute for Advanced Science and Technology (Illinois) ha recentemente tentato di fare luce sulle differenze individuali che possono influenzare i processi decisionali: in uno studio, pubblicato sulla rivista Human Brain Mapping, i ricercatori hanno registrato i risultati ottenuti da oltre 300 volontari in una batteria di test neuropsicologici specificatamente progettata per la valutazione delle diverse componenti che caratterizzano il processo decisionale (dalla percezione del rischio all’influenza che la descrizione della decisione da prendere, e di altri elementi contingenti, ha sulla scelta definitiva). Hanno poi confrontato i risultati ottenuti con l’analisi delle connessioni anatomico-funzionali del cervello dei partecipanti, “fotografate” attraverso una sessione di risonanza magnetica funzionale a riposo (resting state). Il gruppo di ricerca non si è concentrato sull’analisi di regioni specifiche, ma ha bensì analizzato l’intero connettoma cerebrale, ossia l’insieme di connessioni funzionali esistente tra le diverse aree cerebrali. Le regioni coinvolte non si limitano infatti al lobo frontale (sede principale delle funzioni esecutive), ma si estendono anche alla corteccia temporale e parietale (coinvolte in memoria e attenzione), così come al lobo occipitale (che processa informazioni visive e spaziali). 

“Da letteratura sappiamo che il cervello è organizzato in network di connessione intrinsechi- spiega uno degli autori dello studio- che giocano un ruolo centrale in specifiche sfaccettature dell’intelligenza. Per esempio, il network fronto-parietale regola le funzioni esecutive, quello ventrale l’attenzione, e quello limbico le regolazioni di natura emozionale e sociale”. Il nuovo studio indica che differenze individuali nella connettività cerebrale si riflettono nei modi in cui certi network intrinsechi sono attivati: per esempio, l’influenza della descrizione di un problema (condita da particolari inutili e fuorvianti) sulla decisione presa è associata al network ventrale dell’attenzione. I ricercatori hanno ipotizzato che questo network dirige l’attenzione su aspetti essenziali del problema, in modo da attenuare l’effetto dei fattori “disturbanti”. Le sue variazioni individuali, quindi, predispongono verso una scelta piuttosto che un altra. Gli altri risultati dello studio sono consultabili direttamente dal sito della rivista. 

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