I principi attivi dell’oppio e i suoi derivati semisintetici

By | 12 aprile 2016

Le indagini sulla chimica dell’oppio cominciavano agli inizi dell’Ottocento. Nel 1804, Armand Séquin isolava per la prima volta il costituente fondamentale di tale droga, chiamandolo morfina, in onore a Morfeo, dio greco del sonno e dei sogni. Un anno più tardi Wilhelm Setürner, un giovane speziale tedesco di soli vent’anni metteva a punto un efficace metodo di isolamento del principale alcaloide dell’oppio che era quindi al contempo un procedimento economico per la produzione della morfina. Mescolava l’oppio all’ammoniaca, ottenendo cristalli e passava tali grani in acido solforico e alcool, isolando così, infine, sotto la forma di una fine polvere bianca, la morfina.

Negli anni successivi la ricerca chimica identificava ed isolava gli altri maggiori alcaloidi dell’oppio. Nel 1832, Robiquet scopriva la codeina, una sostanza che trovava immediato utilizzo come analgesico e come farmaco antitosse soprattutto in ambito pediatrico. Nel 1848, Merck isolava un altro importante alcaloide dell’oppio, la papaverina, una sostanza che, oltre alla cura per la tosse, venne poi somministrata, in modo del tutto empirico, nelle terapie per l’ischemia e nelle demenze senili.

Le droghe in forma pura e la siringa ipodermica: una terribile rivoluzione nell’uso delle sostanze psicoattive

L’estrazione delle sostanze psicoattive in forma pura segnava un mutamento radicale nel rapporto tra l’uomo e le droghe. Fino a quando i farmaci psicotropi si presentavano sotto forma di estratti vegetali, l’unica via di assunzione e di somministrazione era quella orale. Gli estratti vegetali contenevano, mescolate ad altre sostanze, quantità relativamente modeste dei principi psicoattivi e tali quantità, inoltre, attraverso il canale alimentare dovevano subire ulteriori processi di riduzione e alterazione che ne attenuavano ulteriormente l’efficacia.

Impiegate in forma pura, invece, le sostanze psicotrope possono esplicare appieno la loro attività farmacologica sul cervello ed inoltre offrono il vantaggio di poter essere assunte, con metodi come l’inalazione e l’iniezione endovenosa, direttamente nel circolo sanguigno. L’iniezione endovenosa fu resa tecnicamente possibile in quegli stessi anni, quando nel 1853 Alxander Wood inventava la sirigna ipodermica. L’ago ipodermico permetteva finalmente di praticare una terapia andidolorifica a base di morfina facile, veloce ed estremamente efficace. Ma purtroppo rendeva altrettanto facile, veloce e deleteria l’autosomministrazione per uso voluttuario e l’instaurarsi della dipendenza dal nuovo farmaco derivato dall’oppio.

La disponibilità di tali agenti in forma pura, inoltre, significava facilità, rapidità ed economicità nella lavorazione di farmaci psicotropi, ne permetteva la produzione meccanizzata, a livello industriale, determinando quindi un incremento delle quantità presenti sul mercato e un abbassamento del loro prezzo.

Immagine: Wellcome Library, London, Hypodermic syringe used by Alexander Wood, Photograph 1932. Creative Commons

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