Non riesco a vivere né con te né senza di te. L’amore come dipendenza?

By | 1 dicembre 2017

Nel corso dei secoli l’amore è stato spesso descritto come una passione straziante, un legame ambivalente, allo stesso tempo oppressivo ed esaltante. Ovidio scriveva “Ego nec sine te nec tecum vivere possum”, Non posso vivere con o senza di te, (Amores III, xi, 39); espressione che è stata letteralmente ripresa nella celebre canzone “With or without you” dalla band irlandese U2. Nel film Brokeback Mountain, il regista Ang Lee rappresenta questa dolorosa compresenza di sentimenti contrastanti, questa forma di dipendenza, facendo dire al personaggio interpretato dall’attore Jake Gyllenhaal: “Vorrei sapere come lasciarti”.

 

L’ambivalenza e la rischiosità dell’amore

Gustav Klimt, Il bacio, 1908

“Ho bisogno di te”, “dipendo da te”, “non posso stare senza te” sono tra le frasi più ricorrenti nelle fasi più intense dei rapporti affettivi. Queste espressioni raccontano ciò che tutti noi abbiamo provato almeno una volta nella nostra vita. Dicono dell’irresistibilità del legame che ci lega alla persona amata, della necessità della sua vicinanza, del dolore che ci dà la sua lontananza o ancora peggio il suo abbandono. L’amore è il sentimento che più vivifica, appaga, rende felici, ma proprio per questo può essere anche una della condizioni più pericolose che sperimentiamo nel corso della nostra vita.

Quando i nostri sentimenti vengono ricambiati, ci sentiamoci euforici, possiamo arrivare a vivere l’estasi, il picco assoluto delle felicità che ci è dato incontrare nell’esistenza umana. Nell’innamoramento vengono liberate energie psichiche e fisiche che non sapevamo di avere. Diventiamo impulsivi e incapaci di arginare la passione, di regolarne l’espressione. Ci sentiamo capaci di fare ogni cosa, di affrontare scelte e conseguenze rischiose che normalmente riteniamo irrazionali e inaccettabili. Per questo, talora, la spinta dell’amore arriva al punto di condurci alla rovina personale (Earp, Wudarczyk, Sandberg e Savulescu 2013) [1]. Chi è innamorato può diventare distratto, inaffidabile, può finire per trascurare il lavoro, gli impegni professionali, può rompere un precedente legame affettivo, l’unità della famiglia, abbandonare i figli, giocarsi i propri beni, il patrimonio personale. Nel peggiore dei casi, l’amore può perfino essere mortale. Nel 2011, oltre il 10% degli omicidi negli Stati Uniti sono stati commessi dall’amante della vittima (FBI 2011) [2]. Quando le relazioni arrivano a una fine indesiderata, si provano sentimenti di dolore e perdita. Si sperimenta un lutto grave, ci si ritira, ci si isola, si può andare incontro a una depressione grave, si può arrivare al suicidio (Mearns 1991) [3].

Questi fenomeni, compresi l’oscillazione tra estasi e disperazione, desiderio inappagabile, pensieri e comportamenti estremi e a volte dannosi, bisogno e astinenze, somigliano alle manifestazioni comportamentali tipicamente associate alle tossicodipendenze o alle dipendenze comportamentali come il gioco d’azzardo patologico. Tra le molte e forti similitudini tra questi due insiemi di stati e processi comportamentali sembra tuttavia restare un elemento discriminante, sembra. Quasi tutti aspirano ad innamorarsi almeno una volta nella vita. Al contrario, nessuno desidera consapevolmente diventare dipendente dall’eroina, dalle sigarette o dalle slot machine. A un primo sguardo quindi potrebbe sembrare assurdo suggerire un paragone tra persone innamorate e persone con una dipendenza propriamente detta. Ma siamo certi che si tratti di un paragone iperbolico o di una infondata licenza poetica?

 

Amore e dipendenza: un comune substrato cerebrale?

La risposta alla precedente domanda è “forse no”. A tal proposito numerose sono le somiglianze superficiali tra uso di sostanze che creano dipendenza e attaccamenti interpersonali basati sull’amore e sul sesso, dall’euforia, all’estasi, alla brama, a risposte fisiologiche irregolari e schemi ossessivi di pensiero, che hanno condotto un certo numero di teorici scientifici a sostenere che entrambi i tipi di fenomeno possano fondarsi su simili o anche identici substrati psicologici e neurobiologici (Insel 2003; Fisher, Brown, Aron, Strong e Mashek 2010; Burkett and Young 2012) [4-6].

Nello scorso decennio si è assistito ad un esponenziale aumento degli studi pubblicati sulla neurobiologia e neurochimica dell’amore (Savulescu e Sandberg 2008; Earp, Sandberg e Savulescu 2012) [7, 8]. Presi insieme, questi studi suggeriscono che il soggettivo stato di “essere innamorati” è correlato a un insieme piuttosto specifico di processi e stati fisiologici periferici e nel sistema nervoso centrale.

L’innamoramento sembra accompagnato da un certo schema di attivazioni mediate da neurotrasmettitori e messaggeri neuroendocrini come la dopamina, l’ossitocina, la vasopressina, la serotonina che reclutano regioni cerebrali note per svolgere un ruolo nello sviluppo della fiducia, nell’attaccamento, nella mediazione del piacere, dei segnali di ricompensa e della motivazione (Esch e Stefano 2005) [9].

Per quanto riguarda la dopamina, i comportamenti sessuali e l’uso di sostanze provocano attività neurochimiche molto simili, concentrate nel circuito della ricompensa cerebrale. Sesso, orgasmo e tutte le droghe di abuso conosciute stimolano il rilascio di dopamina nel nucleo accumbens, il perno del sistema della ricompensa cerebrale (Burkett and Young 2012; Kirsch et al., 2006; Di Chiara et al., 2004) [10-12]. In effetti, il ruolo della dopamina si estende ben oltre la dipendenza ed è collegato a una vasta gamma di altri processi associati all’apprendimento della ricompensa, tra cui mangiare, bere, avere rapporti sessuali e amare (Burkett e Young 2012) [10]. Alcuni studiosi hanno suggerito che queste analogie funzionali possono speigare alcune delle similitudini tra l’esperienza soggettiva dell’amore o dei comportamenti sessuali con quella degli effetti delle sostanze d’abuso (Blum, Wernel, et al., 2012; Bartels e Zeki 2000) [13, 14].

Anche studi di neuroimmagine indicano la sovrapponibilità nelle attivazioni cerebrali tra innamoramento e dipendenza da sostanze. In uno di queste ricerche, ad esempio, i partecipanti osservavano foto dei loro partner intercalate alle immagini di altri volti sconosciuti durante una risonanza magnetica funzionale che misurava la variazione delle attivazione delle diverse aree cerebrali in risposta alle foto viste. I risultati dimostrano che in corrispondenza di sentimenti di amore e affetto positivo auto-riferiti dai soggetti, vi è anche una forte attivazione a livello cerebrale nelle regioni del circuito della ricompensa quando i soggetti osservano le foto dei loro partner (Aron et al 2005; Bartels e Zeki 2000; Fisher et al., 2006) [15, 13, 16].

Le ricerche sembrano dimostrare quindi il sistema della ricompensa e particolarmente le funzioni della dopamina, costituiscono il bersaglio comune in tutte le dipendenze e nella condizione dell’innamoramento (Blum, Chen, et al., 2012) [17] (Frascella et al., 2010) [18].

La natura specifica del parallelismo neurobiologico tra amore e dipendenze è stata tuttavia descritta spesso in modo incoerente e poco esaustivo in molta letteratura. Si possono annoverare due principali approcci per concettualizzare la relazione tra l’amore e la dipendenza. Il primo approccio si basa solo su forme estreme di amore e comportamenti legati all’amore come potenziali istanze di dipendenza. La ricerca in questo filone si concentra su compulsioni sessuali, pedofilia, relazioni abusive o intossicanti, codipendenze affettive, attaccamenti anormali e patologica tolleranza verso gli affetti e i vissuti negativi (Carnes 2005; Reynaud et al., 2010) [19, 20].

Il secondo filone ha una visione più ampia e paragona chimicamente e comportamentalmente alla dipendenza anche le passioni romantiche “normali” (Fisher et al., 2010; Burkett e Young, 2012) [5, 6]. Gli studi appartenenti a questo filone sottolineano la comunanza tra l’esperienza di qualcuno sotto l’influenza di sostanze e quella abbastanza ordinaria di un individuo innamorato nella quale vi è un’attenzione selettiva e focalizzata verso un individuo preferito, oscillazioni dell’umore, bramosia, ossessione, costrizione, distorsione della realtà, dipendenza emotiva, cambiamenti di personalità, assunzione di rischi e perdita di autocontrollo. Burkett e Young [6] arrivano al punto di sostenere che anche l’istinto di attaccamento sociale di base, componente di base anche dell’amore, possa essere inteso come una forma di dipendenza comportamentale “per cui il soggetto diventa dipendente da un altro individuo, in quanto esso stesso e gli stimoli ad esso associati, diventano predittori di ricompensa”.  I paralleli evidenziati, fra i meccanismi sottostanti la dipendenza da sostanze e la dipendenza d’amore sono un’ipotesi interessante e innovativa, in quanto oltre a fare luce sui meccanismi sottostanti un fenomeno che viene quotidianamente affrontato in ogni ambito della vita, hanno importanti implicazioni terapeutiche laddove l’amore non è più un vissuto positivo, ma si tramuta in qualcosa di patologico che compromette il funzionamento quotidiano dell’individuo.  In effetti, un certo numero di teorici della dipendenza hanno sostenuto che i fenomeni legati all’amore, altrimenti innocui, possono essere additivi se assumono i connotati di un amore distruttivo, definito come “estremo” o “disadattivo” da Fisher (2004) [21], e “poco saggio” o ” disperato ” da Peele e Brodsky (1975) [22]. Un modo per iniziare a capire i comportamenti legati all’amore di questo tipo è usare la struttura della dipendenza da sostanze e sulla base di tali nozioni provare a ipotizzare un trattamento comportamentale o farmacologico, o ancor meglio misto (Sussman 2010; Timmereck 1990) [23, 24]. La dipendenza da amore, si riferisce in genere all’ossessione per determinate attività come sesso, intimità fisica, attenzione, o semplicemente presenza fisica della persona amata e necessità di momentanei, ma continuativi momenti di intenso piacere per alleviare schemi di pensiero ossessivo rivolti all’oggetto pulsionale. Il soggetto è afflitto dal desiderio, dal vissuto del craving, sperimenta astinenza se l’amato è lontano o ha rotto il legame. In molti casi c’è la consapevolezza delle conseguenze negative del legame affettivo ma l’incapacità di romperlo, di farne a meno, come nelle tossicodipendenze. Come nelle tossicodipendenze si può riuscire a separarsi e poi tornare indietro, in una lunga penosa oscillazione analoga al tormentoso ciclo di astinenza e ricadute. Questo tipo di comportamento può minacciare la sicurezza (mentale o fisica) dell’individuo (o di un altro) o comportare gravi costi sociali o economici, esattamente come una dipendenza patologica (Sussman 2010) [23].

Allora forse è possibile che una migliore comprensione dei processi di attaccamento e dell’amore, delle loro basi neurobiologiche, arrivino a dare indicazioni per descrivere in modo più preciso e perspicuo le dipendenze e curarle meglio. Ma allo stesso tempo, per affrontare in clinica e anche a livello preventivo, le dimensioni patologiche dei legami affettivi disturbanti potrebbe essere utile guardare alle ricerche sulle dipendenze e alle strategie di intervento con cui queste possono essere trattate.

Stefano Canali e Alessia Bassi

 

Riferimenti bibliografici

  1. Earp BD, Wudarczyk OA, Sandberg A, Savulescu J. If I could just stop loving you: Anti-love biotechnology and the ethics of a chemical breakup. American Journal of Bioethics. 2013; 13(11):3–17.
  2. Federal Bureau of Investigation. Uniform crime reports, expanded homicide data table 10. 2011.
  3. Mearns J. Coping with a breakup: negative mood regulation expectancies and depression following the end of a romantic relationship. Journal of Personality and Social Psychology. 1991; 60:327–334.
  4. Insel TR. Is social attachment an addictive disorder? Physiology & Behavior. 2003; 79(3):351–357.
  5. Fisher HE, Brown LL, Aron A, Strong G, Mashek D. Reward, addiction, and emotion regulation systems associated with rejection in love. Journal of Neurophysiology. 2010; 104(1):51–60.
  6. Burkett JP, Young LJ. The behavioral, anatomical and pharmacological parallels between social attachment, love and addiction. Psychopharmacology. 2012; 224(1):1–26.
  7. Savulescu J, Sandberg A. Neuroenhancement of love and marriage: the chemicals between us. Neuroethics. 2008; 1(1):31–44.
  8. Earp BD, Sandberg A, Savulescu J. Natural selection, childrearing, and the ethics of marriage (and divorce): building a case for the neuroenhancement of human relationships. Philosophy & Technology. 2012; 25(4):561–587.
  9. Esch T, Stefano GB. The neurobiology of love. Neuroendocrinology Letters. 2005; 26(3):175–192.
  10. Burkett JP, Young LJ. The behavioral, anatomical and pharmacological parallels between social attachment, love and addiction. Psychopharmacology. 2012; 224(1):1–26.
  11. Kirsch P, Reuter M, Mier D, Lonsdorf T, Stark R, Gallhofer B, Vaitl D, Hennig J. Imaging genesubstance interactions: the effect of the DRD2 TaqIA polymorphism and the dopamine agonist bromocriptine on the brain activation during the anticipation of reward. Neuroscience letters. 2006; 405(3):196–201.
  12. Di Chiara G, Bassareo V, Fenu S, De Luca MA, Spina L, Cadoni C, Acquas E, Carboni E, Valentini V, Lecca D. Dopamine and drug addiction: the nucleus accumbens shell connection. Neuropharmacology. 47(1):227–41.
  13. Blum K, Werner T, Carnes S, Carnes P, Bowirrat A, Giordano J, Berman MO, Gold M. Sex, drugs, and rock ‘n’ roll: hypothesizing common mesolimbic activation as a function of reward gene polymorphisms. Journal of Psychoactive Drugs. 2012; 44(1):38–55.
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  16. Fisher HE, Aron A, Brown LL. Romantic love: a mammalian brain system for mate choice. Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences. 2006; 361(1476):2173– 2186.
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  21. Fisher, HE. Why we love: the nature and chemistry of romantic love. Henry Holt; New York: 2004.
  22. Peele, S., Brodsky, A. Love and addiction. Taplinger; New York: 1975.
  23. Sussman S. Love addiction: definition, etiology, treatment. Sexual Addiction & Compulsivity: The Journal of Treatment & Prevention. 2010; 17(1):31–45.
  24. Timmreck TC. Overcoming the loss of a love: preventing love addiction and promoting positive emotional health. Psychological Reports. 1990; 66(2):515–528.

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