Neuroeconomia, sistemi cerebrali delle decisioni e dipendenze

By | 7 febbraio 2017

L’economia comportamentale e la neuroeconomia applicate alla comprensione dei comportamenti dell’abuso di sostanze hanno portato ad alcuni delle novità teoriche più interessanti nello studio sulle dipendenze degli ultimi venti anni.

L’economia comportamentale studia in modo sperimentale le variabili emotive, motivazionali e cognitive alla base delle scelte di tipo economico. Una delle questioni fondamentali che muove le indagini in economia comportamentale è la spiegazione del perché gli individui tendono ad assumere sistematicamente decisioni irrazionali, come ad esempio, nel caso dell’abuso di sostanze, decidere di assumere una sostanza a dispetto della consapevolezza dei costi molto elevati che questo comportamento può avere.

È stato Warren Bickel, tra i primi ad applicare l’economia comportamentale allo studio delle dipendenze[1]. Una decina di anni più tardi, questo approccio allo studio delle dipendenze è stato ulteriormente articolato dall’innesto della neuroeconomia[2]. Questo settore di ricerca interdisciplinare combina e integra l’economia comportamentale con le neuroscienze, in particolare gli studi sui correlati cerebrali dei processi decisionali. Nella neuroeconomia, le tecniche di visualizzazione del cervello come la risonanza magnetica funzionale, la tomografia ad emissione di positroni, o la magnetoecefalografia, sono usate per individuare le aree e i processi funzionali attivati durante compiti decisionali.

L’applicazione della neuroeconomia allo studio delle dipendenze ha dato un contributo sostanziale alla chiarificazione delle basi neurali di questa condizione in particolare attraverso 1) la descrizione del rapporto tra sistemi cerebrali dei comportamenti impulsivi e sistemi neurali delle funzioni esecutive; la ricerca sulle basi cerebrali delle cosiddette scelte intertemporali, cioè quel tipo di decisioni che assunte in un determinato momento hanno benefici e costi nel futuro. Nelle dipendenze le scelte intertemporali sono un processo paradigmatico, in quanto l’assunzione di una sostanza ora non possiede soltanto un effetto immediato ma influenza anche una serie di condizioni future, come sull’uso stesso della sostanza (che viene rinforzato e e tende ad aumentare) quelle mediche, quelle relazionali, quelle economiche e così via.

Keith Hearing exhibition at Brooklyn Museum in NYC. www.flickr.com/photos/pandemia/6889171456

Le prime applicazioni della neuroeconomia allo studio delle dipendenze si sono soffermate sulle funzioni e sui rapporti delle aree del cervello in competizione nei processi decisionali per tentare di comprendere il carattere apparentemente sub ottimale, irrazionale, delle scelte dei soggetti dipendenti[3]. Lo sviluppo di queste ricerca ha portato Antoine Bechara a declinare dettagliatamente l’ipotesi dei sistemi decisionali in competizione nell’ambito dei modelli di spiegazione delle dipendenze[4]. Secondo Bechara è la problematica interazione tra due sistemi decisionali cerebrali a dar conto dell’abuso delle sostanze e delle dipendenze. Il primo sistema, detto impulsivo, più profondo, veloce e primitivo, includerebbe l’amigdala, il nucleo accumbens, il pallido ventrale e le vie e le strutture correlate. Il secondo sistema in competizione sarebbe invece quello riflessivo, più lento, affaticabile e corticale e rappresentato sostanzialmente dalla corteccia prefrontale.

Il sistema impulsivo è l’apparato complesso che integra le afferenze sensoriali e somatiche, ne codifica emotivamente il valore motivazionale, la salienza, in relazione ai bisogni biologici e rispetto alle potenziali ricompense o punizioni, cioè ai rinforzi positivi o negativi, e dà eventualmente inizio alla risposta fisiologica e motoria strumentale.

Il sistema riflessivo sarebbe invece coinvolto nella mediazione delle funzioni esecutive, come la capacità di pianificare un comportamento in vista di un obiettivo, il monitoraggio del comportamento in itinere rispetto all’obiettivo prefissato, il controllo e l’eventuale riaggiustamento del comportamento e tutto ciò in funzione di elementi appresi come le esperienze passate, le norme sociali, ovvero anche gli esiti previsti[5]. Il sistema riflessivo serve in sostanza a modulare la tendenza all’espressione impulsiva della risposta comportamentale rispetto a uno stimolo, a elaborare le risposte più adatte e capaci di massimizzare i rinforzi positivi, le ricompense, e minimizzare i rinforzi negativi. È noto che le lesioni alla corteccia prefrontale producono alterazioni più o meno severe nei processi decisionali, nell’autocontrollo e in generale nelle funzioni esecutive, con conseguenze negative sulla salute, sulle relazioni affettive, sociali, sull’efficienza e l’efficacia complessiva dei comportamenti.

Un originale e ancor più recente contributo della neuroeconomia alla comprensione delle dipendenze è l’idea di considerare questa condizione come una patologia del rinforzo. Una prima formulazione di questo modello interpretativo è stata avanzata nel 2002 da Antoine Bechara e collaboratori. Secondo questa ipotesi la dipendenza potrebbe derivare dallo sbilanciamento del peso dei due sistemi decisionali, verso quello impulsivo o viceversa verso quello riflessivo, tale da portare rispettivamente a una ipersensibilità della ricompensa immediata associata alla sostanza o a una miopia per il futuro e le conseguenze negative legate al consumo[6]. Negli anni successivi è stato accertato che generalmente i soggetti con dipendenza soffrono una disfunzione combinata di questi due sistemi presentano ciò una elevata valutazione delle ricompense prossime e tendono a svalutare in modo più accentuato le ricompense future[7]. Preferiscono cioè il rinforzo positivo che associano alla sostanza o al comportamento da cui dipendono e non riescono a percepire, scontano eccessivamente, la salienza motivazionale verso l’astinenza. Valore motivazionale che dovrebbe derivare da una più funzionale valutazione delle conseguenze negative sul futuro del consumo e di quelle positive dell’astinenza.

Questa prospettiva apre un ventaglio nuovo di approcci terapeutici, soprattutto ai training di tipo cognitivo e motivazionale tesi a intervenire sul tipo particolare di sbilanciamento sui sistemi decisionali che il singolo soggetto può presentare. Le strategie comportamentali possono essere assai numerose, così come quelle farmacologiche e neurotecnologie in grado di modulare le funzioni dei due sistemi cerebrali delle decisioni, potenziare quello riflessivo e inibire quello impulsivo. Non c’è qui lo spazio per descriverle. Vorremmo tuttavia soffermarci su un paio di interventi di tipo cognitivo in grado di intervenire sulla miopia verso il futuro e migliorare la valutazione dei rinforzi distanti nel tempo con esercizi che rafforzino la memoria di lavoro (dedicheremo un post specifico all’argomento), o con training per il pensiero episodico del futuro. Quest’ultimo consiste nella deliberata descrizione vivida, nella visualizzazione più dettagliata possibile di specifici e plausibili eventi positivi futuri associati all’astinenza. Diversi studi hanno dimostrato che questo intervento è in grado di ampliare significativamente la finestra temporale delle motivazioni e quindi potenziare la salienza incentivante delle ricompense future. Ad esempio il pensiero episodico del futuro riduce l’assunzione di cibo in soggetti obesi[8] e diminuisce lo sconto temporale e il consumo di alcol negli alcolisti[9], il consumo di sigarette nei tabagisti[10].

Stefano Canali

Riferimenti bibliografici

[1] Bickel WK, Degrandpre RJ, Higgins ST, Hughes JR. Behavioral economics of drug self-administration. I.Functional equivalence of response requirement and drug dose. Life Sci. 1990;47:1501–10.

[2] Glimcher P. Decisions, uncertainty, and the brain: the science of neuroeconomics. Cambridge, Mass: MIT Press; 2003

[3] Jentsch JD, Taylor JR. Impulsivity resulting from frontostriatal dysfunction in drug abuse: implications for the control of behavior by reward-related stimuli. Psychopharmacology (Berl). 1999 Oct;146(4):373-90.

[4] Bechara A. Decision making, impulse control and loss of willpower to resist drugs: a neurocognitive perspective. Nat Neurosci. 2005 Nov; 8(11):1458-63.

[5] Diamond A. Executive Functions. Annu Rev Psychol. 2013; 64: 135–168.

[6] Bechara A, Dolan S, Hindes A. Decision-making and addiction (part II): myopia for the future or hypersensitivity to reward? Neuropsychologia. 2002;40(10):1690-705.

[7] Bickel W, Jarmolowicz D, MacKillop J. The behavioral economics of reinforcement pathologies: novel approaches to addictive disorders. APA Addiction Syndrome Handbook. 22012. p. 333–63; Bickel WK, Johnson MW, Koffarnus MN, Mackillop J, Murphy JG. The behavioral economics of substance use disorders: reinforcement pathologies and their repair. Annu Rev Clin Psychol. 2014;10:641–77.

[8] Dassen FC, Jansen A, Nederkoorn C, Houben K. Focus on the future: episodic future thinking reduces discount rate and snacking. Appetite. 2016;96:327–32; Daniel TO, Stanton CM, Epstein LH. Thefuture is now: reducing impulsivity and energy intake using episodic future thinking. Psychol Sci. 2013;24(11):2339–42; Schacter DL, Benoit RG, De Brigard F, Szpunar KK. Episodic future thinking and episodic counterfactual thinking: intersections between memory and decisions. Neurobiol Learn Mem. 2015;117:14–21; O’Neill J, Daniel TO, Epstein LH. Episodic future thinking reduces eating in a food court. Eat Behav. 2016;20:9–13.

[9] Snider SE, LaConte SM, Bickel WK. Episodic future thinking: expansion of the temporal window in alcohol dependents. Alcoholism: clinical and experimental research. 2016;1–9; Bulley A, Gullo MJ. The influence of episodic foresight on delay discounting and demand for alcohol. Addict Behav. 2017 Mar;66:1-6.

[10] Stein JS, Wilson AG, Koffarnus MN, Daniel TO, Epstein LH, Bickel WK. Unstuck in time: episodic future thinking reduces delay discounting and cigarette smoking. Psychopharmacology (Berl). 2016 Oct;233(21-22):3771-3778; Chiou WB, Wu WH. Episodic Future Thinking Involving the Nonsmoking Self Can Induce Lower Discounting and Cigarette Consumption. J Stud Alcohol Drugs. 2017 Jan;78(1):106-112.

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