La fallacia del giocatore e altri inganni. Distorsioni cognitive nel gioco d’azzardo

By | 24 novembre 2017

Secondo una delle recenti interpretazioni delle dimensioni del gioco d’azzardo esisterebbero dei tratti cognitivi specifici, oltre a distintivi fattori di rishcio neurobiologici e di personalità che abbiamo illustrato in un altro post. A livello cognitivo si potrebbe così operare una distinzione tra chi gioca in modo adeguato (tipicamente per un periodo di tempo breve, con perdite accettabili e ‘previste’), e coloro che invece manifestano nel gioco perdita del controllo del comportamento volontario, disagio emotivo, compulsione e dipendenza, tra chi insomma finisce per sviluppare il disturbo da gioco d’azzardo. Una delle differenze principali tra queste due categorie di giocatori risiederebbe nella quantità e nella rilevanza delle distorsioni cognitive che affliggono il pensiero dei giocatori durante il gioco d’azzardo stesso.

Martial Raysse, Life is So Complex, 1966, mixed technique Musée de Grenoble

Gioco d’azzardo e distorsioni cognitive

I soggetti per i quali trova applicazione la categoria diagnostica di disturbo da gioco d’azzardo sembrano possedere molte più credenze distorte sul gioco d’azzardo di quante ne abbiano quelli che scommettono occasionalmente. Spesso sopravvalutano le loro possibilità di vincita (Ladoucer & Walker, 1996)[1], confondono il gioco d’azzardo con un gioco di abilità (Thompson & al., 1998)[2], tendono a credere di avere il controllo sull’andamento delle sorti del gioco e credono di poter acquisire le capacità necessarie a poter vincere la volta successiva. Tutto questo fa sì che si sentano legittimati a continuare a scommettere.

 

Il protocollo “pensare ad alta voce”

La gran parte delle evidenze a sostegno di questa concettualizzazione cognitiva del disturbo da gioco d’azzardo vengono dal del cosiddetto “thinking-aloud-protocol”, cioè pensare ad alta voce. Si tratta di un protocollo di ricerca che consiste nel chiedere ai partecipanti di riferire ad alta voce tutti i pensieri che affiorano in mente mentre eseguono una serie di compiti specifici. Ciò offre agli osservatori uno spaccato dei processi cognitivi dei soggetti e permette ai partecipanti stessi di rendere espliciti molti meccanismi mentali, facendoli emergere alla consapevolezza durante l’esecuzione del compito o in un secondo momento. Le sessioni di test infatti sono spesso video-registrate: questo permette ad osservatori e partecipanti di ripercorrere passo dopo passo i comportamenti messi in atto.  Si può quindi scegliere, a seconda dei casi, se chiedere ai partecipanti di verbalizzare contemporaneamente all’esecuzione del compito o successivamente, mentre riguardano il video insieme agli osservatori. Vi sono vantaggi e svantaggi in entrambi gli approcci, ma si può generalizzare facendo presente che un protocollo contemporaneo risulta più completo, mentre uno retrospettivo ha il pregio di interferire meno con le prestazioni durante l’attività (Kuusela & Paul, 2000 )[3]

 

I meccanismi psicologici alla base delle distorsioni cognitive

A livello psicologico e cognitivo è importante capire come si sviluppano convinzioni errate, le distorsioni cognitive sia nei giocatori occasionali che in quelli problematici. Sembra che ci siano almeno due meccanismi principali che concorrono a creare tali distorsioni. Da una parte l’essere umano è per sua natura carente nella capacità di elaborare previsioni probabilistiche e nel giudicare gli eventi casuali (Gigerenzer, 2002)[4]. Dall’altra parte sono le caratteristiche stesse del gioco d’azzardo che favoriscono, direttamente e indirettamente, il crearsi di queste false convinzioni.  Ad esempio, il fatto che il gioco generi sequenze totalmente casuali (basti pensare ai risultati di una serie di lanci di monete o di dadi) porta spesso i giocatori a individuare all’interno di esse delle “tendenze” o “leggi” (Carlson & Shu, 2007[5]). È l’errore tipico di chi pensa che i numeri “ritardatari” abbiano più probabilità di venire estratti rispetto agli altri, mentre un numero appena uscito ha le stesse probabilità di uscire alla nuova estrazione che hanno tutti gli altri numeri. Inoltre i soggetti tendono a preferire (e quindi a considerare più probabili) sequenze equilibrate e alternate di testa/croce o di numeri diversificati, piuttosto che lunghe serie di eventi statistici simili (che, peraltro, hanno le stesse probabilità di verificarsi). Ad esempio, uno studio che ha visto coinvolti studenti universitari impegnati in una lotteria scolastica (Hardoon & al., 2001)[6], ha dimostrato che essi, potendo scegliere, erano portati a preferire biglietti contenenti sequenze casuali di numeri, piuttosto che biglietti contenenti serie di numeri consecutivi (es. dal 14-15-16-17…), gruppi di multipli (es. 20-30-40), o numeri riconducibili a modelli di successione (es. 16-21-26-31-36-41-…).

 

La fallacia del giocatore

L’alterata elaborazione degli eventi casuali può anche dare origine alla cosiddetta “Gambler’s Fallacy”, la fallacia del giocatore, in cui il giocatore si convince che la via vincita sia ‘dovuta’ dopo una serie di sconfitte.  Da uno studio di Cohen sui giocatori di roulette (1972, citato in Ladoucer & Walker 1996)[7] si evince come fossero nettamente più propensi a scommettere sul nero se il risultato precedente era rosso (75%), piuttosto che a perseverare nel puntare sul medesimo colore (50%)

Tutte queste difficoltà che i giocatori incontrano nell’elaborazione degli eventi stocastici, casuali, sono accompagnate da ulteriori criticità, denominate “strutturali” (Griffiths 1993)[8], che risiedono nelle caratteristiche fisiche delle macchine preposte al gioco d’azzardo e che promuovono la creazione e il mantenimento delle distorsioni cognitive. Un semplice esempio di queste difficoltà strutturali ci viene mostrato da Wagenaar in una ricerca del 1988[9]: le vincite alle slot machine, abitualmente accompagnate da una serie di luci lampeggianti e rumori forti, iperstimolano sensorialmente il giocatore.  Questo genera una “disponibilità euristica” per cui il soggetto è portato a ricordare più facilmente le vincite (proprio perché associate al ricordo dei colori e delle musiche) che le perdite. Alterando la memoria dei risultati passati, questa semplice caratteristica fisica delle slot machine spesso influenza la decisione di continuare a giocare.  

 

Controllo personale e quasi vincite

Ci sono altre due caratteristiche strutturali che sembrano manipolare, in modo particolarmente profondo, le percezioni del giocatore in merito alle possibilità di vincere: il “controllo personale” e l’effetto della “quasi-vincita”.
Il controllo personale si riferisce al livello di coinvolgimento del giocatore nell’organizzazione della propria scommessa. Nel gioco d’azzardo il soggetto ha la stessa probabilità di vincere se decide da solo quanto e come scommettere, o se un agente esterno lo fa al suo posto. Ad esempio, in una lotteria, i numeri preferiti hanno la stessa probabilità di vincere di quelli casuali. Tuttavia è stato accuratamente osservato che i giocatori si sentono più fiduciosi nella vittoria se hanno avuto la possibilità di organizzare da soli la propria scommessa. In uno studio sperimentale condotto da Lager (1975)[10] i soggetti venivano invitati a comprare un biglietto della lotteria e a rivenderlo ad altri subito dopo. Quelli che inizialmente avevano avuto la possibilità di scegliere il numero del biglietto richiedevano in media più denaro (9$) di quelli ai quali il biglietto era stato assegnato arbitrariamente. In un esperimento di follow-up, i soggetti che avevano scelto il loro ‘numero fortunato’ erano più propensi a rifiutare uno scambio con un secondo biglietto, con un numero casuale, tratto da una lotteria con maggiori possibilità di vincita. Questo dimostra come la percezione, o meglio, l’illusione di controllo incrementi la fiducia nelle possibilità di vincere, al punto da indurre i giocatori a rifiutare una reale opportunità di aumentare le loro probabilità di riuscirci.

L’effetto “quasi-vincita”, invece, si verifica ogni qualvolta un risultato sfiora il risultato sperato, ci si avvicina o gli somiglia. Si verifica accidentalmente in tutte le forme di gioco d’azzardo: una payline delle slot machine che mostra due ciliegie intere con una terza appena visibile, un numero immediatamente precedente o successivo al numero estratto, due cavalli che si fronteggiano fino all’ultimo metro di pista nelle scommesse degli ippodromi computerizzati. La conseguenza di queste quasi-vittorie è che il giocatore finisca per sentirsi “costantemente quasi-vincente e non costantemente in perdita” (Griffiths, 1991)[11] e in questo modo venga mantenuta alta la motivazione al gioco. D’altra parte, come riferivamo in un precedente post, le “quasi vincite” attivano il sistema della ricompensa cerebrale, cioè l’insieme di vie e strutture del cervello che mediano il piacere e la motivazione a ripetere un comportamento gratificante: i processi alla base della costruzione di tutte le dipendenze.

La centralità delle distorsioni cognitive nel gioco d’azzardo rende la correzione di tali distorsioni cognitive una componente essenziale per il trattamento del disturbo da Gioco d’Azzardo, e questo è stata più volte dimostrato sperimentalmente (in ultimis Fortune & Goodie, 2011)[12].

Gli approcci di derivazione cognitivo-comportamentale hanno dimostrato di essere utili nell’individuare e nel gestire queste false credenze, riducendo così il desiderio di giocare e prevenendo in parte le ricadute. In molti casi oggetti di studio, è stato utilizzato il metodo della Ristrutturazione Cognitiva, spesso sfruttando il protocollo pensare ad alta voce con cui si è ottenuta buona parte delle conoscenze sulle distorsioni cognitive che alimentano il gioco d’azzardo.

 

Un corso ECM su Scienze cognitive, neuroscienze e disturbo da gioco d’azzardo

Le scienze cognitive e le neuroscienze possono per queste ragioni dare un formidabile contributo alla comprensione del gioco d’azzardo e alla messa a punto di strategie di trattamento razionali e più efficaci. Se ne parlerà in un corso ECM, ma aperto anche a chi non ha bisogno di crediti e in questo caso gratuito, che si terrà a Pistoia il 13 e il 14 dicembre prossimi presso il polo universitario Uniser. Il corso è organizzato dalla sezione regionale toscana della Società Italiana Tossicodipendenze, dal Laboratorio Interdisciplinare della Scuola Internazionali di Studi Superiori Avanzati – SISSA – di Trieste. Tutte le informazioni sul programma e le modalità di iscrizione sono reperibili a questo link.

Giulia Virtù e Stefano Canali

 

Riferimenti bibliografici

[1]Ladouceur R., Walker M. 1996 A cognitive perspective on gambling. In Trends in cognitive and behavioural therapies (ed. Salkovskis P. M.), pp. 89–120. Chichester, UK: Wiley.Google Scholar

[2] Thompson S. C., Armstrong W., Thomas C. 1998 Illusions of control, underestimations, and accuracy: a control heuristic explanation. Psychol. Bull. 123, 143–161. (doi:10.1037/0033-2909.123.2.143)CrossRefPubMedWeb of ScienceGoogle Scholar

[3] Kuusela, H., & Paul, P. (2000). “A comparison of concurrent and retrospective verbal protocol analysis”. American Journal of Psychology. University of Illinois Press. 113 (3): 387–404. doi:10.2307/1423365. JSTOR 1423365. PMID 10997234.

[4] Gigerenzer G. 2002 Reckoning with risk: learning to live with uncertainty. London, UK: Penguin.Google Scholar

[5] Carlson K. A., Shu S. B. 2007 The rule of three: how the third event signals the emergence of a streak. Organ. Behav. Hum. Decis. Process. 104, 113–121. (doi:10.1016/j.obhdp.2007.03.004) CrossRefWeb of ScienceGoogle Scholar

[6] Hardoon K. K., Baboushkin H. R., Derevensky J. L., Gupta R. 2001 Underlying cognitions in the selection of lottery tickets. J. Clin. Psychol. 57, 749–763. (doi:10.1002/jclp.1047)CrossRefPubMedWeb of ScienceGoogle Scholar

[7] Ladouceur R., Walker M. 1996 A cognitive perspective on gambling. In Trends in cognitive and behavioural therapies (ed. Salkovskis P. M.), pp. 89–120. Chichester, UK: Wiley.Google Scholar

[8] Griffiths M. 1993 Fruit machine gambling: the importance of structural characteristics. J. Gambl. Stud. 9, 101–120. (doi:10.1007/BF01014863)CrossRefGoogle Scholar

[9] Wagenaar W. 1988 Paradoxes of gambling behaviour. London, UK: Lawrence Erlbaum Associates.Google Scholar

[10] Langer E. J. 1975 The illusion of control. J. Pers. Soc. Psychol. 32, 311–328.CrossRefWeb of ScienceGoogle Scholar

[11] Griffiths M. 1991 Psychobiology of the near-miss in fruit machine gambling. J. Psychol. 125, 347–357.PubMedWeb of ScienceGoogle Scholar

[12] Fortune, E. E., & Goodie, A. S. (2011 November 28). Cognitive Distortions as a Component and Treatment Focus of Pathological Gambling: A Review. Psychology of Addictive Behaviors. Advance online publication:10.1037/a0026422

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