Interventi brevi per l’alcol via Internet: funzionano, ma per poco

By | 19 luglio 2018

Sono molte le persone che fanno uso di sostanze psicotrope (alcol e nicotina in primis) senza tuttavia presentare comportamenti tipici dell’abuso e/o della dipendenza. Come fare allora a capire se un individuo è a rischio o meno di sviluppare dei comportamenti potenzialmente rischiosi, e discriminare così un uso consapevole e sicuro da un misuso?
Nel corso degli anni sono stati ideati, testati e validati degli strumenti specifici per accertare tale rischio: tra questi, uno tra i più utilizzati è l’AUDIT (Alcohol use disorders identification test), un questionario di autovalutazione composto da 10 elementi, elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1982. Una volta accertato un rischio di natura moderata (un rischio elevato, infatti, presuppone interventi più incisivi) si procede solitamente ad effettuare quello che viene definito, usando una terminologia anglosassone, come brief intervention: un breve trattamento di consulenza e supporto, volto a far riflettere la persona sui rischi legati all’assunzione di alcol, suggerendo al contempo alcuni espedienti/consigli per ridurla, o controllarla meglio. 

A volte, tuttavia, i contesti in cui vengono fatti compilare i questionari – e di conseguenza condotti gli interventi brevi – non sono ottimali; se pensiamo ad esempio al reparto di un ospedale, o allo studio di un medico, ci si rende presto conto di quali possano essere le problematiche più frequenti: mancanza di tempo da dedicare al paziente, locali troppo affollati, mancanza di privacy. 

Una valida alternativa, in grado di superare questi problemi, potrebbe essere allora rappresentata da interventi brevi effettuati in forma digitale, tramite il web. Un gruppo di ricerca di Losanna (Svizzera) ha testato, circa 4 anni fa, questa intuizione giungendo a risultati molto incoraggianti: i ricercatori hanno identificato dei giovani con comportamenti a rischio (punteggio dell’AUDIT uguale o maggiore di 8) e li hanno divisi in due gruppi. Il primo gruppo ha ricevuto brief intervention via internet, il secondo invece non ha ricevuto nulla (gruppo controllo). A distanza di 1 e 6 mesi si è visto che i primi, a differenza del gruppo controllo, mostravano un miglioramento in termini di frequenza e quantità del consumo medio di alcol. 

I confronti sono stati recentemente ripetuti (a distanza da 4 anni quindi dagli interventi) per verificarne l’effetto a lungo termine: in questo caso, però, non sono state rilevate differenze significative tra il gruppo sperimentale e il gruppo controllo. Se da un lato ciò può essere visto come una limitazione dell’intervento proposto, dall’altro questo dato conferma un aspetto fondamentale dell’approccio terapeutico delle dipendenze: che non si tratta di un percorso lineare e netto, ma di crescita e miglioramento costante, in cui anche i più moderni strumenti di aiuto non possono, e non devono, essere somministrati una tantum

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