Insegnare il piacere per prevenire l’uso di droghe

By | 6 luglio 2018

Paul Klee, Pallone Rosso, 1922, Guggenheim Museum, NY

L’adolescenza è un periodo critico della crescita perché correlato a delicate fasi del neurosviluppo. A fronte di un apparato cerebrale emotivo-impulsivo perfettamente funzionante e assai sensibile al piacere e alla gratificazione, vi è ancora una marcata immaturità delle strutture della corteccia prefrontale deputate al controllo degli impulsi, alla programmazione delle azioni, alla posticipazione della ricompensa: tutte quelle funzioni che vanno sotto il nome di autocontrollo [1, 2 per approfondimenti su questo tema di rimanda al post qui linkato]. Per queste ragioni, l’adolescente è più sensibile alle possibili fonti di ricompensa e meno capace di gestirle. La sensibilità verso la gratificazione immediata favorisce la propensione al rischio, il discontrollo degli impulsi e degli appetiti. Questi sono tratti comportamentali che hanno importanti conseguenze per la salute fisica e psicologica e sono correlati a incidenti, traumi, malattie sessualmente trasmissibili, obesità e anche uso problematico di sostanze psicoattive. Le droghe e le sostanze psicotrope legali, come alcol e tabacco, sono infatti capaci di attivare il sistema della ricompensa, innescare l’esperienza della gratificazione e rinforzare così l’apprendimento patologico dei comportamenti di ricerca e uso, cosa che costituisce l’essenza della dipendenza.

Diverse ricerche dimostrano che se l’adolescente è esposto ad attività piacevoli, in grado quindi di garantire rinforzi alternativi alle sostanze psicoattive, vi è minore probabilità che incorra in uso di sostanze saltuario e prolungato. Tali rinforzi alternativi possono essere rappresentati da attività culturali, musicali, sportive, sociali, di aggregazione, hobby, tutti quei comportamenti in grado di stimolare in modo il circuito cerebrale del piacere [3-11].

Se nella maggior parte dei casi, la pratica di attività in grado di attivare rinforzi alternativi non psicotropi sembra costituire un importante fattore protettivo, lo stesso discorso non è sempre praticabile per soggetti che presentano problemi di condotta. Per problemi di condotta non ci si riferisce a un disturbo di condotta per cui porre diagnosi ma intendiamo uno spettro di comportamenti che rientrano dal punto di vista qualitativo, ma non quantitativo nei criteri diagnostici del suddetto disturbo. Ne sono esempio il rubare oggetti di diverso valore in esercizi pubblici o privati, mentire, agire violentemente, infrangere deliberatamente le regole, etc. Soggetti che in adolescenza presentano un profilo sovrapponibile a quello appena descritto tendono ad avere minori risorse emotive attraverso cui beneficiare di rinforzi alternativi. Sono inoltre individui che hanno maggiore propensione all’uso di sostanze, oltre che presentare spesso comorbidità con disturbi psichiatrici quali depressione e disturbi d’ansia [12-23].

La direzionalità dell’associazione non è tuttavia chiara. I problemi di condotta favoriscono l’uso di sostanze, o è l’uso di sostanze, quindi il mancato interesse per rinforzi alternativi naturali e sociali, a favorire i problemi di condotta? Uno studio statunitense, condotto longitudinalmente nell’arco di 24 mesi in 10 scuole pubbliche di Los Angeles, si è posto l’obiettivo quello di sondare tale associazione, valutando anche l’impatto di rinforzi alternativi come fattori protettivi verso condotte a rischio relativo all’uso di sostanze.

 

La ricerca sulle correlazioni tra capacità di provare piacere, disturbi della condotta e uso di droghe

Khoddam et al. [24] hanno condotto una ricerca su circa 4000 studenti con vari strumenti: un questionario che misurava problemi di condotta negli ultimi sei mesi (furto, danni e distruzione di beni altrui, bugie, violenza fisica); uno sull’uso di sostanze negli ultimi 30 giorni (alcol, sigarette, cannabis), e un questionario che misurava la percezione soggettiva della piacevolezza dei rinforzi alternativi: la Pleasant Events Schedule (PES) adattata [25]. Nello studio sono state rilevate come fattori correlati le variabili demografiche (età, sesso, scolarità della famiglia, etnia); l’impulsività con l’UPPS-P [26]; l’eventuale presenza di disturbi d’ansia, disturbo da panico e depressione nei ragazzi con l’RCADS (è nota l’associazione tra questi disturbi e i problemi di condotta nei ragazzi). L’indagine prevedeva infine una domanda relativa all’uso di sostanze fra i pari (relativamente alle tre sostanze oggetto di studio: alcol, sigarette, marijuana), considerata l’influenza che l’apprendimento e le pressioni sociali hanno sull’uso della sostanze soprattutto nei ragazzi.

Il monitoraggio delle variabili è stato effettuato longitudinalmente sullo stesso gruppo nell’arco di 24 mesi, in 3 momenti diversi: 9th grade (14-15 anni), 10th grade (15-16 anni) e 11th grade (16-17 anni) dell’high school.

Lo studio indica che la presenza di problemi di condotta alla misurazione iniziale tende ad essere associata a una minore piacevolezza percepita e ingaggio nelle attività gratificanti alternative e a un più alto uso di cannabis, alcol e sigarette nell’arco dei due anni di studio. Questa relazione sembra essere indipendente dalle alte variabili demografiche, scolastiche e psicologiche rilevate.

Dal momento che in letteratura sono stati evidenziati promettenti risultati nella promozione di comportamenti che attivino rinforzi alternativi a quelli relativi all’uso di sostanze, diventa sempre più importante individuare strategie ed interventi tesi a favorire nei giovani lo sviluppo di attività salutari e che rafforzino le competenze personali e sociali [3, 5-8, 28-32].

Lo studio a questo proposito ha provato a determinare l’effetto moderatore delle attività rinforzanti alternative sull’uso delle sostanze. I dati indicano che una più elevata percezione soggettiva delle attività rinforzanti alternative e il loro numero riducono effettivamente l’uso di cannabis, alcol e sigarette (anche se per queste ultime due sostanze in misura minore).

 

Prevenire potenziando la capacità di provare piacere

Lo studio sembra quindi suggerire due raccomandazioni fondamentali.

1) sarebbe utile intercettare precocemente, già in fase preadolescenziale, i ragazzi che presentano la tendenza verso comportamenti problematici. Ciò al fine di strutturare interventi tesi a migliorarne le capacità di autocontrollo e gestione dell’impulsività. In questo modo verosimilmente non si riduce soltanto la vulnerabilità all’uso delle sostanze ma si potenziare anche le life-skills, le competenze funzionali determinanti per guadagnare salute in generale, fisica e psicologica.

2) Occorrerebbe puntare alla creazione di programmi di prevenzione in grado di migliorare la capacità di provare piacere, assaporare la gratificazione associata a comportamenti e stimoli naturali e sociali. Strategie come quelle suggerite dalla psicologia positiva o abilità e strumenti di consapevolezza come quelli conferiti dalla mindfulness potrebbero in questo senso risultare molto efficaci, come sembrano indicare “Psicoattivo” ed “Emozioni in Regola” ricerche/azioni realizzate e condotte dal nostro Laboratorio negli ultimi anni. Per chi desidera informazioni a questo proposito o chiedere la possibilità di attuare questi interventi può scriverci utilizzando questo link.

Stefano Canali e Alessia Bassi

 

Riferimenti bibliografici

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