Dipendenze ed evoluzione

By | 10 novembre 2016

Theodosius Dobzhansky (1900-1975), uno dei padri fondatori della moderna sintesi della teoria dell’evoluzione ha affermato che “Nulla ha senso in biologia se non alla luce dell’evoluzione”[1].

L’albero dell’evoluzione con cui Darwin schematizza nel 1837 l’idea della filogenesi nel taccuino “First Notebook on Transmutation of Species”

In effetti sembra impossibile fare un’affermazione più ovvia. Ogni peculiarità della vita, la strabiliante varietà delle sue forme, gli adattamenti, la speciazione, le estinzioni, i processi fisiologici a livello degli individui biologici è stato plasmato nei tre-quattro miliardi di anni dal percorso sempre più complesso e ramificato della filogenesi, dell’evoluzione. Anche ciò che accade a un singolo individuo che si ammala o che manifesta un comportamento problematico o patologico, come l’abuso di sostanze e le dipendenze, hanno origine e causa nella storia evolutiva che ha determinato la sua singola esistenza. Un percorso di vita singolare che è inscritto nei suoi geni, nei meccanismi adattativi, somatici e comportamentali, propri della nostra specie. Queste cause remote in ogni singola esistenza si combinano con le cause più prossime, quelle che operano nell’arco della vita, le condizioni materiali in cui viviamo, come interagiamo con l’ambiente, come ci alimentiamo, a quali stimoli siamo stati esposti o sottoposti, le nostre abitudini, i nostri stili di vita e quindi anche le norme e i valori della società in cui viviamo e così via. Da queste incalcolabili confluenze di materia, processi deterministici, accidentali aggiustamenti, strozzature, scarti, si distillano le nostre vulnerabilità, il grado di flessibilità delle nostre capacità di aggiustamento all’ambiente, la specificità del suo modo di reagire a certi stimoli rinforzandosi e soccombere ad altri sviluppando un disturbo, come ad esempio le dipendenze. 

Eppure le indagini sulle condizioni di interesse medico in generale, e sulle dipendenze, l’attività clinica e gli interventi di tipo sanitario sulla popolazione non sembrano contemplare il peso che questa storia ha sul modo e sul momento in cui un individuo finisce per avere un disturbo, sul perché manifesta certe suscettibilità verso certi agenti, come le sostanze psicoattive, che in altre individui non portano a processi patologici. Allo stesso modo le scienze mediche, la clinica e gli interventi sanitari non riconoscono il rilievo che la storia di una specie ha sul modo in cui una popolazione può diventare più esposta a certe dinamiche epidemiologiche, come ad esempio l’abbassamento dell’età di esordio di uso problematico delle sostanze cui assistiamo in questi anni.

D’altra parte la formazione del medico e del clinico delle dipendenze ha poco a che fare con la teoria dell’evoluzione e la medicina. Anche per ragioni pratiche, per una ovvia necessità Il medico, il clinico delle dipendenze sono costretti a misurarsi in acuto sulle cause prossime di un disturbo, per tentare di guarirlo o attenuarne i sintomi. Cause prossime e modo in cui operano all’interno dell’organismo per originare un disturbo, cioè eziologia e patogenesi; processi attraverso cui le alterazioni funzionali si traducono nei sintomi, nelle condizioni di cui soffre un individuo, cioè la fisiopatologia: a questi domini guarda il medico quando affronta una persona che chiede aiuto. Ma, sebbene questi domini siano comunque la manifestazione delle storia della nostra specie, di processi e strutture funzionali in perenne modificazione ed adattamento, insomma delle cause remote, l’evoluzione non trova nessun posto nelle concettualizzazioni mediche, nelle spiegazioni, nel ragionamento diagnostico, nelle decisioni terapeutiche o preventive. Ma in questo modo viene trascurata l’esistenza delle cause storiche, di una eziologia più profonda che ha agito prima dell’individuo, determinandone le debolezze somatiche e comportamentali, ma anche la specificità delle forze endogene di riaggiustamento. 

L’approccio evoluzionistico contribuirebbe così a spiegare perché gli uomini consumano e hanno da sempre usato le sostanze psicoattive, quali sono le origini, dunque le cause remote, della universale vulnerabilità della specie umana verso le sostanze in grado di modificare le funzioni del sistema nervoso.

L’esplorazione delle origini e delle cause evolutive dei comportamenti d’abuso è di cruciale importanza non solo ai fini di una migliore comprensione del fenomeno ma anche per il perfezionamento delle strategie di intervento, nel trattamento a livello individuale e nei programmi a livello socio-sanitario. Generalmente, infatti, il trattamento dei comportamenti d’abuso e delle dipendenze si concentrano sui meccanismi fisiopatologici e sui sintomi corrispondenti, nel tentativo di ripristinare gli ideali equilibri neurochimici, e i corrispondenti comportamenti, precedenti l’abuso. Ma per il modo unico in cui storia di specie si incarna nel singolo individuo, anche la storia del modo in cui reagisce alle cure, o recupera un equilibrio funzionale è unico e iripetibile e rappresenta comunque un nuovo riadattamento, una discontinuità nella norma espressa in passato. Le cure inoltre tendono a essere somministrate secondo protocolli standardizzati e quindi relativamente capaci di confrontarsi con la variabilità individuale, con la singolarità dei tratti somatici, dei comportamenti e degli adattamenti individuali: una caratteristica primaria dei fenomeni biologici e intorno alla quale Darwin ha costruito la dottrina dell’evoluzione biologica.

Le strategie di intervento a livello sociale invece si esauriscono sostanzialmente nel contrasto e nella repressione del consumo. L’approccio evoluzionistico dimostra, tuttavia, che nei fenomeni d’abuso e nelle dipendenze non sono soltanto in gioco determinanti fisiologici e farmacologici, ma fattori e vincoli storici e ambientali molto forti. La sottovalutazione o l’incapacità di considerare questi elementi potrebbe contribuire a spiegare le ragioni dello scarso successo delle cure ma soprattutto il sostanziale fallimento delle strategie di contrasto e repressione dei fenomeni d’abuso, visto che il consumo di sostanze è considerevolmente aumentato a dispetto dell’incremento delle risorse e dell’impegno nella prevenzione e nella cosiddetta lotta alle droghe.

[1] Theodosius Dobzhansky, “Nothing in Biology Makes Sense Except in the Light of Evolution”, American Biology Teacher, 1973, 35 (3): 125–129

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