Da Adam a Ecstasy. Storia della MDMA

By | 1 gennaio 2016

Ecstasy storia

L’Ecstasy (MDMA) venne sintetizzata nel 1912 nei laboratori dell’industria farmaceutica Merck. Il primo studio tossicologico di cui si abbia notizia venne effettuato molti anni più tardi, nel 1953. Condotta dall’Università del Michigan e finanziata dall’esercito americano, l’indagine sull’EA1475, questo il codice militare assegnato all’Ecstasy, sembra fosse anche finalizzata alla messa a punto di un “siero della verità” da utilizzare in operazioni belliche e dei servizi segreti militari.

Verso la fine degli anni Sessanta, Alexander Shulgin, consulente della DEA (Drug Enforcement Administration), riscopriva le proprietà psicoattive dell’MDMA. La particolarità dei suoi effetti portò verso la fine degli anni Settanta all’uso dell’MDMA nella psicoterapia. Adam (il nome con cui l’MDMA veniva chiamata nella comunità medica) veniva ritenuto un potente sussidio, capace di facilitare la comunicazione, l’empatia tra paziente e terapista, l’introspezione e la riduzione dell’ansia.

Dal chiuso del mercato d’élite, dove il consumo era controllato dal singolare valore mistico-terapeutico attribuito ad Adam, l’MDMA si diffondeva prima tra i circoli e i locali dove si sperimentava la nuova musica e cultura dance e in seguito veniva attratta nei meccanismi dell’economia delle sostanze ad uso voluttuario. Con ciò mutarono i sistemi e le finalità di commercializzazione, come testimonia il nuovo battesimo imposto dai distributori clandestini ad Adam: Ecstasy, un nome certamente più adatto ad una sostanza utile all’evasione, al divertimento, alla soddisfazione sensuale. Nel 1985, l’uso silenzioso e limitato di Adam si era trasformato in un fenomeno epidemico: l’MDMA era stata riformulata culturalmente, il vertiginoso incremento del suo consumo generava un forte allarme sociale. Lo stesso anno l’Ecstasy veniva messa al bando negli Stati Uniti e in Europa.


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