Correre per smettere di fumare. L’esercizio fisico nel trattamento delle dipendenze

By | 18 novembre 2017

Sono ormai numerosissimi gli studi di revisione sulla capacità dell’esercizio fisico di migliorare le funzioni esecutive, cognitive, per pervenire e alleviare ansia, depressione e diminuire l’impulsività[1]. In ragione di questi effetti l’esercizio fisico viene sempre più proposto come trattamento aggiuntivo per il disturbo da uso di sostanze e le dipendenze. In queste condizioni infatti si riscontra tipicamente un deficit relativo nelle funzioni esecutive, nel controllo cognitivo e volontario del comportamento. Allo stesso tempo i disturbi psichiatrici mitigati dall’esercizio fisico sono frequentemente associati al consumo sregolato di droghe, sostanze psicoattive e alla reiterazione di comportamenti  problematici, come il gioco d’azzardo patologico e altre dipendenze comportamentali.

 

Dipendenze e comorbilità psichiatrica

La concomitanza tra disturbi psichiatrici e dipendenze è così frequente e pure causalmente bidiredizionale da lasciar ipotizzare che la loro associazione sia in realtà l’espressione di un unico complesso patologico. L’uso di sostanze può esacerbare sintomi legati a disturbi psichiatrici mentre i disturbi psichiatrici possono al contrario innescare l’uso di sostanze [2]. Ad esempio, i sintomi di ansia sociale possono innescare il consumo di alcol a causa della sua capacità di questa sostanza di attenuare i sentimenti di disagio [3]. Purtroppo, la comorbidità psichiatrica nel disturbo da uso di sostanze è frequentemente associata a una maggiore compromissione del soggetto dipendente e a un suo inadeguato impegno nel trattamento [4]: fattori che possono condurre sia a insuccesso del trattamento che alle ricadute.

L’esercizio fisico è un trattamento efficace sia per la depressione maggiore che per alcuni disturbi d’ansia [5], che sono tra i disturbi più comunemente associati al disturbo da uso di sostanze [6]. Fatto non secondario, l’esercizio fisico non ha effetti collaterali comuni ai farmaci psichiatrici. E sono effetti che possono talora ostacolare, come nel caso degli ansiolitici, le funzioni cognitive ed esecutive che mediano certi aspetti del controllo volontario del comportamento e che sono cruciali nel percorso di riabilitazione.  Altri effetti collaterali, come taluni causati dagli antidepressivi SSRI sulla sfera della sessualità possono risultare difficili da sostenere per il carico che possono avere sulla dimensione del piacere, un aspetto cruciale nel sostegno alla motivazione al cambiamento.

 

Esercizio fisico come psicofarmaco

Robert Delaunay, Les Coureurs 1913

Al contrario, il “farmaco” dell’esercizio fisico sollecita l’attivazione del sistema della ricompensa, forzando il rilascio di dopamina, neurotrasmettitore bersaglio dell’azione di tutte le sostanze psicoattive d’abuso e dei comportamenti a potenziali d’abuso, come il gioco d’azzardo, il gaming, internet e le relazioni affettive. Il sistema della ricompensa è peraltro la struttura funzionale che media larga parte dei processi motivazionali e le salienze incentivanti delle motivazioni naturali e sociali che appaiono compromesse nei soggetti che vivono una condizione di dipendenza. L’esercizio fisico promuove inoltre la sintesi e il rilascio di mediatori nervosi, come gli oppioidi endogeni e gli endocannabinoidi, al centro dei processi di gratificazione, dell’esperienza del piacere nella sua dimensione propriamente edonica, non motivazionale.

L’esercizio fisico ancora incrementa l’irrorazione cerebrale e la formazione di sinapsi, di nuovi contatti neuroali in particolare nella corteccia frontale e nell’imppocampo, nelle aree che più concorrono al controllo volontario del comportamento e alla regolazione delle emozioni e dell’impulsività, quindi anche del controllo dell’uso di sostanze.

Studi sperimentali hanno dimostrato che l’esercizio fisico stimola la produzione di fattori di crescita sia a livello centrale che periferico. L’attività fisica costituisce una sorta di stress positivo che aumenta la produzione di fattori di crescita e riparazione dei tessuti come il BDNF e l’IGF1. Ad esempio, nel ratto la concentrazione nell’ippocampo del BDNF, uno dei fattori di crescita nervosa più importanti, è direttamente proporzionale alle distanze corse dall’animale in un periodo dato [7]. La neurogenesi indotta dall’esercizio fisico è stata osservata anche nell’uomo [8].

I fenomeni di neuroplasticità, di riparazione e ripristino delle funzioni cerebrali promossi dall’esercizio fisico hanno quindi come bersaglio le strutture che risultano compromesse nelle dipendenze e nei disturbi del comportamento associati alle dipendenze. Ne parliamo più diffusamente in un precedente post. Questi effetti neuroplastici dà conto delle basi biologiche degli effetti dell’esercizio nel trattamento dell’uso problematico di sostanze e nei disturbi psichiatrici.

 

Correre per smettere di fumare

Secondo i risultati di un monitoraggio finanziato dalla NIDA, “gli studenti delle scuole superiori che fanno regolare attività sportiva hanno minore probabilità di fumare sigarette o di abusare di marijuana, rispetto ai loro coetanei sedentari “(“Lower Rates of Cigarette and Marijuana Smoking Among Exercising Teens” [9].)

Svolgere un’attività sportiva in un contesto di gruppo, promuove la creazione di una rete sociale e migliora le risorse a disposizione dell’individuo nel fronteggiare situazioni di stress che possono favorire lo sviluppo di una dipendenza. Nello sport di gruppo vi è un rafforzamento reciproco della motivazione che può facilitare sia la fase di avviamento all’attività che quella di mantenimento della stessa, fino a renderla una sana abitudine parte della routine quotidiana. A tale proposito, risulta interessate uno studio svolto dalla University of British Columbia nel quale si conclude che partecipare attivamente ad un gruppo sportivo favorisce la possibilità di smettere di fumare [10]. “Ciò dimostra che l’attività fisica può essere un aiuto nella cessazione della dipendenza dal fumo e che un programma basato sul lavoro in gruppo potrebbe essere la chiave per favorire questo successo, in quanto riuscirci da soli è molto più difficile”, afferma Carly Priebe, autore della ricerca.

Lo studio prevede il coinvolgimento di 168 soggetti fumatori, selezionati in diverse regioni del Canada. Il gruppo così costituito viene invitato a svolgere un programma di allenamento alla corsa della durata di 10 settimane. Di questi, 72 partecipanti concludono il programma e 37 vengono sottoposti ad un test per verificare i livelli di monossido di carbonio al fine di saggiare la reale cessazione della dipendenza da sigarette. Il 91% dei partecipanti che hanno portato a termine il programma riferiscono un decremento consistente nel consumo di sigarette e ai follow-up (6 mesi dopo la fine del programma d’intervento) il numero di soggetti che hanno smesso di fumare risulta aumentato rispetto a quello registrato in fase conclusiva. L’intervento è strutturato come segue: sessioni settimanali che includono una parte di formazione teorica in classe sull’argomento corsa a cui si affianca il suggerimento di strategie per smettere di fumare; a seguito di questa parte maggiormente frontale, vi è la parte dedicata alla pratica sportiva, consistente in 5 km da percorrere correndo o camminando a seconda della prestanza fisica del soggetto. Per potenziare il livello di assistenza verso i partecipanti è stato messo a disposizione un numero di consulenza a cui fare riferimento in caso di dubbi, necessità di confronto o supporto al fine di favorire il senso di autoefficacia dei soggetti.

I ricercatori dell’UBC hanno formato i preparatori atletici del Running Room e della Canadian Cancer Society all’utilizzo di questionari pre e post training e alla somministrazione di uno strumento noto come Smokerlyzer utilizzato per misurare i livelli di monossido di carbonio nel respiro dei partecipanti. Ciò che si è potuto evincere è un significativo miglioramento delle funzioni cognitive dei partecipanti, registrabile attraverso le risposte ai questionari e un decremento altrettanto significativo nei livelli di monossido di carbonio (stimabile intorno ad un terzo in meno rispetto ai livelli pre-intervento). Dimostrando, dunque, che l’aumentata consapevolezza circa i rischi fumo relati, il padroneggiamento di strategie di fronteggiamento, il senso di appartenenza ad un gruppo e, più in generale, l’esercizio fisico, favoriscono il potenziamento cognitivo, uno stile di vita maggiormente orientato alla salute e una diminuzione del consumo di sigarette. Malgrado non tutti i soggetti siano riusciti a smettere di fumare, si è rilevata in generale una diminuzione del consumo che va considerata comunque un importante traguardo clinico.

Stefano Canali e Alessia Bassi

   

Riferimenti bibliografici

  1. Si vedano ad esempio: Verburgh L, Königs M, Scherder EJ, Oosterlaan J. Physical exercise and executive functions in preadolescent children, adolescents and young adults: a meta-analysis. Br J Sports Med. 2014 Jun;48(12):973-9; Smith PJ, Blumenthal JA, Hoffman BM, Cooper H, Strauman TA, Welsh-Bohmer K, Browndyke JN, Sherwood A. Aerobic exercise and neurocognitive performance: a meta-analytic review of randomized controlled trials. Psychosom Med. 2010 Apr;72(3):239-52; Guiney H, Machado L. Benefits of regular aerobic exercise for executive functioning in healthy populations. Psychon Bull Rev. 2013 Feb;20(1):73-86; Larun L, Nordheim LV, Ekeland E, Hagen KB, Heian F. Exercise in prevention and treatment of anxiety and depression among children and young people. Cochrane Database Syst Rev. 2006 Jul 19;(3); Cooney GM, Dwan K, Greig CA, Lawlor DA, Rimer J, Waugh FR, McMurdo M, Mead GE. Exercise for depression. Cochrane Database Syst Rev. 2013 Sep 12;(9); Norris R, Carroll D, Cochrane R The effects of physical activity and exercise training on psychological stress and well-being in an adolescent population. J Psychosom Res. 1992 Jan; 36(1):55-65.
  2. Mueser, K. T., Drake, R. E., & Wallach, M. A. (1998). Dual diagnosis: A review of etiological theories. Addictive Behaviors, 23(6), 717-734. doi: 10.1016/S0306-4603(98)00073-2
  3. Battista, S. R., Mackinnon, S. P., Sherry, S. B., Barrett, S. P., MacNevin, P. D., & Stewart, S. H. (2015). Does alcohol reduce social anxiety in daily life? A 22-day experience sampling study. Journal of Social and Clinical Psychology, 34(6), 508-528. doi: 10.1521/jscp.2015.34.6.508
  4. Weinstock, J., Alessi, S. M., & Petry, N. M. (2007). Regardless of psychiatric severity the addition of contingency management to standard treatment improves retention and drug use outcomes. Drug and Alcohol Dependence, 87, 288-296. doi: 10.1016/j.drugalcdep.2006.08.027 ; Greenfield, S. F., Weiss, R. D., Muenz, L. R., Vagge, L. M., Kelly, J. F., Bello, L. R., & Michael, J. (1998). The effect of depression on return to drinking: A prospective study. Archives of General Psychiatry, 55(3), 259-265. doi: 10.1001/archpsyc.55.3.259
  5. Babyak, M., Blumenthal, J. A., Herman, S., Khatri, P., Doraiswamy, M., Moore, K., . . . Krishnan, K. R. (2000). Exercise treatment for major depression: Maintenance of therapeutic benefit at 10 months. Psychosomatic Medicine, 62, 633-638; Broocks, A., Bandelow, B., Pekrun, G., George, A., Meyer, T., Bartmann, U., . . . Rüther, E. (1998). Comparison of aerobic exercise, clomipramine, and placebo in the treatment of panic disorder. American Journal of Psychiatry, 155(5), 603-609.
  6. Grant, B. F., Stinson, F. S., Dawson, D. A., Chou, S. P., Dufour, M. C., Compton, W., . . . Kaplan, K. (2004). Prevalence and co-occurrence of substance use disorders and independent mood and anxiety disorders. Archives of General Psychiatry, 61, 807-816.
  7. Cotman, Carl W. et al. Exercise: a behavioral intervention to enhance brain health and plasticity. Trends in Neurosciences , 2002, 25 , 6: 295 – 301.
  8. Pereira AC, Huddleston DE, Brickman AM, Sosunov AA, Hen R, McKhann GM, Sloan R, Gage FH, Brown TR, Small SA, An in vivo correlate of exercise-induced neurogenesis in the adult dentate gyrus. Proc Natl Acad Sci U S A. 2007 Mar 27; 104(13):5638-43.
  9. https://www.drugabuse.gov/news-events/nida-notes/2009/10/lower-rates-cigarette-marijuana-smoking-among-exercising-teens
  10. Carly S. Priebe, John Atkinson, Guy Faulkner, Run to Quit: An evaluation of a scalable physical activity-based smoking cessation intervention, In Mental Health and Physical Activity, 2017, 13:15-21, https://doi.org/10.1016/j.mhpa.2017.08.001.

 

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