Consumo controllato di sostanze?

By | 18 marzo 2017

Generalmente, anche nelle diverse aree di specializzazione della ricerca e della clinica delle dipendenze, si tende a qualificare come abuso ogni tipo di consumo di una sostanza psicoattiva. Sembrerebbe cioè invalsa, soprattutto a livello della percezione sociale, l’idea che sia impossibile un uso normale delle sostanze, vale a dire un consumo regolato, che non sfocia in una dipendenza patologica.

Al contrario, l’uso non compulsivo, controllato, delle sostanze psicoattive costituisce la gran parte dell’insieme delle pratiche umane di consumo di agenti psicotropi.

I dati mondiali sulla prevalenza dell’uso di sostanze e delle dipendenze

L’ultimo World Drug Report of the United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC), pubblicato nel 2014, stima che a livello mondiale circa 243 milioni di persone, o il 4,5%, ovvero ancora uno su 22 della popolazione mondiale tra I 15 e i 64 anni, ha usato almeno una sostanza psicotropa illecita. Le persone che hanno sviluppato dipendenza per sostanze illegali sono invece circa 27 milioni, all’incirca lo 0.5% della popolazione adulta, vale a dire una persona su 200, ciò significa che solo il 9% dei consumatori di sostanze psicotrope illecite lo fa in modo patologico.

Va considerato che la prevalenza dell’uso delle sostanze psicoattive indicata da UNODC esclude l’alcol e il tabacco, comunque agenti psicotropi, sebbene legali, in grado di indurre dipendenza. Ad esempio secondo il Global status report on alcohol and health pubblicato nel 2014 dall’Organizzazione Mondiale della Salute beve abitualmente il 38,3% della popolazione mondiale adulta, parliamo di oltre due miliardi di persone, più di una persona adulta su tre[1]. Mentre il 16% della popolazione sopra i 15 anni beve in modalità binge drinking, o, più tecnicamente, heavy episodic drinking: assume cioè 60 o più grammi di alcol in una singola occasione almeno una volta al mese[2]. Per chiarire l’idea della quantità, in un bicchiere da 125 mL di vino da 12° ci sono 12 grammi d’alcol. Sappiamo però che rispetto a questa elevatissima prevalenza di bevitori, oltre un terzo della popolazione adulta, nel mondo si stimano solo circa 15,3 milioni di alcolisti, intorno allo 0,28% della popolazione oltre i 15 anni e cioè una persona su 353.

Per il tabacco a livello mondiale abbiamo quasi un miliardo di fumatori giornalieri, 967 milioni[3]. Significa che una persona adulta su sei fuma quotidianamente. La nicotina è tra le sostanze psicotrope a più alta capacità di indurre dipendenza. Questa proprietà neurofarmacologica unitamente alla facilità con cui può essere reperita e al fumo di tabacco come pratica socialmente accettata, fa si che circa il 75% dei consumatori di nicotina possano considerarsi dipendenti alla sostanza[4].

In generale tuttavia i dati dimostrano che esiste una grande variabilità nel consumo delle sostanze e una forte divaricazione tra il consumo occasionale o anche abituale e ciò che può essere definito dipendenza, con la relativa sequela di aspetti patologici a livello somatico e di comportamento.

 

Henri de Toulouse-Lautrec, Monsieur Boileau, 1893. Olio su tela, 60X85 cm.
The Cleveland Museum of Art

L’idea del consumo controllato

Questa idea della possibilità del consumo controllato ha iniziato a farsi largo con numerosi studi epidemiologici ed etnografici sin dagli inizi degli anni Settanta. Studioso della devianza, Howard Becker, è stato tra i primi a sostenere nel 1973, nel suo classico Outsider. Studies in the sociology of deviance, che è possibile usare marijuana in modo controllato, e che anzi è assai comune l’esperienza del consumo scandito da regole, condizioni, situazioni, tempi e dalla percezione stessa del controllo, della consapevolezza della relativa assenza di rischi. Dalla metà degli anni Settanta in poi numerose indagini hanno dimostrato che il consumo di eroina e cocaina non conduce generalmente a un uso disfunzionale o compulsivo (Robins et al., 1977, 1979; Blackwell, 1983; Zinberg, 1984; Hanson et al., 1985; Spotts e Shontz, 1980; Siegel, 1985; Erickson e Alexander, 1989; Cohen, 1989; Erickson et al., 1992, 1994; Cohen and Sas, 1993, 1995; Kaplan et al., 1992; Bieleman et al., 1993). Altre indagini invece hanno dimostrato conclusivamente che anche nel caso di consumi problematici è possibile per le persone liberarsene senza far ricorso a trattamenti, in modo autonomo. Come scrive Tom Decorte, la fallacia del farmacocentrismo e dell’ineluttabilità dell’uso problematico sembrano dimostrati dall’esistenza di processi di abbandono delle sostanze quali il “maturing out” (Winick, 1962; Anglin et al.1986; Prins, 1995), della “guarigione spontanea” (Waldorf and Biernacki,1982; Biernacki, 1986; Shaffer and Jones, 1989; Sobell et al., 1991; Christo, 1998), del”drifting out” (Matza, 1964; Henley and Adams, 1973; Brown et al., 1974; Blackwell, 1983), and ‘models of change’ (Cramer and Schippers, 1994). Processi che hanno a che fare con il ciclo della vita di un individuo, in particolare, con l’evoluzione del suo sviluppo, dall’adolescenza alla maturità, e con gli elementi sociali – come il lavoro, le responsabilità, le relazioni affettive, gli obiettivi formativi e materiali – che caratterizzano la maturazione: fattori che limitano e contrastano la ricerca e l’uso delle sostanze.

La dipendenza non dipende allora solo dalle droghe, ma procede dall’esperienza umana e articola il suo ciclo vitale parallelamente alle traiettorie dell’esistenza.

.Occorre allora dar conto di questo consumo controllato senza pregiudizi. Spiegare la presenza e l’universale persistenza di un comportamento che è associato a una vasta gamma di gravi rischi, personali e sociosanitari. Sarebbe peraltro anche assai utile spiegarne i meccanismi. La comprensione dei modi, dei vincoli e dei processi che mantengono l’uso controllato sarebbe fondamentale per chiarire le ragioni per cui taluni invece perdono il controllo ed entrano nel dominio dell’abuso e della compulsione.

Come scrive esemplarmente Norman Zinberg, uno dei primi a comprendere le dimensioni dell’uso controllato e a esplorarne le dinamiche:

“Al fine di capire come e perché certi individui perdono il controllo su una sostanza si dovrebbe prima chiarire la questione più importante di come e perché molti altri sono riusciti a raggiungere una forma di controllo e a mantenerla.”[5]

Stefano Canali

 

Riferimenti bibliografici e note

Anglin DM, Bonett DG, Brecht ML, Woodward JA. An empirical study of maturing out: conditional factors. International Journal of the Addictions. 1986;21:233–46.

Bieleman B, Diaz A, Merlo G, Kaplan CD, editors. Lines across Europe. Nature and Extent of Cocaine Use in Barcelona, Rotterdam and Turin. Amsterdam: Swets & Zeitlinger, 1993.

Biernacki P. Pathways from Heroin Addiction: Recovery Without Treatment. Philadelphia: Temple University Press, 1986.

Blackwell JS. Drifting, controlling and overcoming: opiate users who avoid becoming chronically dependent. Journal of Drug Issues 1983;13(2):219–35.

Brown JW, Glaser D, Ward E, Geis G. Turning off: cessation of marijuana use after college. Social Problems 1974;21(4):526–38.

Christo G. A review of reasons for using or not using drugs: commonalities between sociological and clinical perspectives. Drugs: Education Prevention and Policy 1998;5(1):59–72.

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Spotts JV, Shontz FC. Cocaine Users: a Representative Case Approach. New York: Free Press, 1980.

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Zinberg NE. Drug, Set and Setting: the Basis for Controlled Intoxicant Use. New Haven: Yale University Press, 1984.

[1]World Health Organization, Global status report on alcohol and health – 2014 ed, World Health Organization, Geneve, 2014, p. 33

[2] World Health Organization, Global status report on alcohol and health – 2014 ed, World Health Organization, Geneve, 2014, p. 34

[3] Ng M, Freeman MK, Fleming TD, Robinson M, Dwyer-Lindgren L, Thomson B, Wollum A, Sanman E, Wulf S, Lopez AD, Murray CJ, Gakidou E. Smoking prevalence and cigarette consumption in 187 countries, 1980-2012. JAMA. 2014, 8;311(2):183-92.

[4] K. Fagerstrom, The epidemiology of nicotine dependence, in Rushan Lu, Judith Mackay, Shiru Niu, Richard Peto (Eds), Tobacco: The Growing Epidemic, Springer-Verlag, London, 2000, p. 218

[5] “in order to understand how and why certain users had lost control I would have to tackle the all-important question of how and why many others had managed to achieve control and maintain it”. Norman Zinberg, Drug, set, and setting. The basis for controlled intoxicant use, Yale University Press, New Haven and London, p. vii.

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